Ma quelle vissute da Lido, da San Vincenzo e dall'Italia
non sono state fasi facili e semplici, sono stati anche momenti difficili,
che hanno segnato uno sviluppo non sempre lineare, anzi talvolta
travagliato, con luci ed ombre, con passaggi talora drammatici.
Nelle sue pagine Lido ha dedicato molto spazio e attenzione, soprattutto
parlando dei suoi anni di formazione, alla questione della riforma
agraria, per cui sono state fatte tante lotte, mettendo ben in evidenza
le conseguenze della sua mancata attuazione: l'abbandono della terra,
il depauperamento dell'agricoltura, la rovina delle case coloniche
e il degrado dell'ambiente in generale, con i conseguenti difficili
problemi dell'urbanizzazione. È una parte importante della storia
italiana e della storia di San
Vincenzo che si va ad aggiungere a quell'altra parte di storia di questo
paese che è costituita dalle vicende della più grande
industria presente sul territorio, la Solvay di San Carlo, e di tutti
quei lavoratori le cui sorti sono state legate per decenni alla escavazione
del calcare dal Monte Calvi.
Quando Lido divenne segretario della sezione del PCI di San Vincenzo
(a questo proposito mi corre l'obbligo di rettificare una data: Federigo
Tognarini fu segretario dal 1944 e non dal 1945, come ha scritto Lido),
quindi consigliere comunale e infine, nel 1965, sindaco, ancora la
realtà di San Vincenzo era fortemente caratterizzata dalla compresenza
di queste due anime, quella operaia, legata alla Solvay, e quella contadina,
legata alle grandi aziende agrarie nobiliari e mezzadrili presenti
nelle quasi totalità delle campagne sanvincenzine.
Ma proprio allora si trattava di imboccare strade nuove per dare una
prospettiva ed
un futuro al paese. Ed occorre dire che, nonostante i rischi elevatissimi
che si correvano quando erano in atto spinte e trasformazioni cosi
radicali come il passaggio da una economia agricola-industriale ad
una prevalentemente imperniata sul terziario, e specificatamente sul
turismo, San Vincenzo è riuscita a mantenere a lungo intatti
alcuni tratti, anche urbanistici, oltre che sociali, di paese nato
praticamente negli ultimi anni del XIX secolo, senza essere troppo
violentato da architetture spesso invasive, talvolta perfino devastanti.
Nella biografia di Lido è disegnata anche la parabola di un
processo di acquisizione, che immagino sia stato assai faticoso, di
una cultura che ha permesso, ma a prezzo di non poca costanza, applicazione
e buona volontà, di governare una macchina complessa e difficile
come l'amministrazione comunale di un paese. Ma, come dice Lido stesso
con grande intelligenza ed onestà, alla base di questo processo
e condizione insostituibile perché questo processo potesse compiersi
felicemente, vi era la spinta della popolazione, la fiducia da cui
l'opera degli amministratori era circondata, vi era l'eredità di
tante battaglie combattute per la costruzione prima, per la difesa
dopo, della democrazia nel paese. Non dimentichiamo che a San Vincenzo
il processo di defascistizzazione e quello di radicamento di una coscienza
democratica non fu facile. Il paese, anche se aveva visto alcune luminose
presenze di antifascisti, anche se aveva dato un apporto non trascurabile
alla lotta di liberazione dal nazifuscismo (significativi anche i racconti
a questo proposito di Lido, che ci da' una testimonianza che è quella
di un ragazzo che assiste, anche se ancora in fase di maturazione politica,
ad avvenimenti che saranno decisivi per le sorti dell'Italia e del
mondo), aveva però avuto un'alta densità di adesione
al regime fascista e soprattutto non aveva visto un fenomeno di distacco
e di rifiuto di alcuni dei fondamenti ideologici e sociali del fascismo
da parte di alcuni strati, soprattutto medio-alti, della popolazione.
Gli anni' 40 furono sicuramente decisivi da questo punto di vista e
fu allora che furono poste le basi per il successivo sviluppo democratico,
con le grandi battaglie per dare all'Italia un assetto repubblicano,
per porre le fondamenta di una repubblica basata su principi che facevano
giustizia di ogni cordone ombelicale con il passato regime, sanciti
dalla carta costituzionale.
A questo punto vorrei offrire la mia personale testimonianza, provare
ad esprimere ciò che della figura di Lido è rimasto sedimentato
nella mia memoria. Molte sono le immagini che si affollano alla mia
mente se rivado agli anni della mia infanzia trascorsa, tra il 1944
ed il 1958, a San Vincenzo. Ricordo Lido come un giovane che frequentava
assiduamente le sedi del PCI e della Casa del Popolo, allora collocate
nella Villa Morghen, nel centro del paese. Dovevano essere anni di
particolare intensità, segnati da entusiasmi forti e da passioni
travolgenti (le immagini e le sensazioni che ho conservato, sono riuscito
poi ad interpretarle e ricollocarle solo in anni successivi). Ricordo
però molto bene alcune giornate in cui folle e moltitudini erano
in attesa dei risultati elettorali (fu allora, tra il 1946 ed il 1948,
che fu cacciata la monarchia e fu scelta la Repubblica, si adottò la
Costituzione, si elessero le prime giunte comunali, non più nominate
dall'alto, le donne poterono esercitare il diritto di voto); ricordo
grandi manifestazioni di popolo e gli altoparlanti che diffondevano
le note dell' Inno dei lavoratori, dell' Internazionale e di Bandiera
rossa, i cartelli che parlavano di libertà, di Costituzione,
di diritti dei lavoratori, di partigiani unico onore d'Italia di Pace
(ma gran parte di tutto questo l'ho compreso anni dopo, rivedendo le
fotografie). Ricordo anche, e molto bene nonostante l'età infantile,
le giornate dell'attentato all'On. Palmiro Togliatti, le manifestazioni
popolari, gli spari della colonna dei carabinieri, giunti a San Vincenzo
nel corso di una spedizione in tutta la provincia livornese, gli arresti...
San Vincenzo anche in quegli anni era una località non marginale:
da qui passavano e si fermavano, e talvolta venivano appositamente,
personaggi del calibro di Ruggero Grieco, Velio Spano, Giancarlo Pajetta,
Ilio Barontini, Laura Diaz, Remo Scappini. Lido, per quel che mi ricordo,
era considerato un giovane di notevole intelligenza e di grande serietà:
un'ottima promessa per il futuro. Lo ricordo poi anche come persona
impegnata nel movimento cooperativo. Se non mi inganno, credo di aver
ricevuto proprio dalle sue mani, o comunque lui presente alla cerimonia,
nei primi anni cinquanta, un premio che la cooperativa aveva destinato
al miglior tema sulla pace. Mi pare che fosse il 1953 o 1954. Dopo,
salvo qualche episodico contatto, le vicende della vita mi hanno portalo
un po' lontano da San Vincenzo e da Piombino dove, dopo il 1958, la
mia famiglia si era trasferita.
Nei primi anni '70, appena laureato, lavoravo come funzionario, responsabile
delle attività culturali presso il Comune di Fiesole, dove ebbi
la fortuna di lavorare fianco a fianco con un sindaco eccezionale come
Adriano Latini, e con due straordinari personaggi come Fernando Farulli,
pittore, e Piero Farulli, musicista. Fernando era l'assessore alla
cultura con cui collaboravo. Fu verso il 1972 o 1973 che Fernando ed
io proponemmo di allacciare rapporti con il Comune di San Vincenzo,
a cui chiedemmo di ospitare gli anziani fiesolani durante l'estate
e con cui proponemmo di avviare uno scambio di iniziative artistiche
e culturali (come è noto, l'Estate fiesolana. di cui allora
ero coordinatore generale, produceva una autentica messe di eventi
musicali, teatrali e cinematografici; inoltre Fernando Farulli, come
pittore, era solito lavorare intensamente proprio in questo territorio).
Fu allora che ebbi nuovamente contatto con Lido nella sua veste di
sindaco e mi feci !'idea di avere a che fare con un esponente di una
nuova classe di amministratori, capaci e sensibili ai bisogni dei cittadini,
in grado di interpretare le nuove necessità della società e
di gestire i processi di rinnovamento e di modernizzazione anche in
realtà di dimensioni limitate come San Vincenzo, ma ricca di
fermenti e di potenzialità. In quello stesso periodo ci incontrammo
nuovamente in un'altra grande occasione: quando Pietro Ingrao fu eletto
Presidente della Camera dei Deputati, primo comunista eletto a quell'alta
carica, uno dei primi atti per il superamento della democrazia bloccata
e ingessata in Italia. Ci ritrovammo tutti nella pineta di Rimigliano.
Fu una grande festa: per me fu festa tre volte grande. Primo perché Pietro
Ingrao veniva a Piombino per celebrare l'anniversario della battaglia
del 10 settembre 1943 di cui mio padre è stato, con tanti altri
e con tutta la popolazione piombinese, un protagonista ed a cui ho
dedicato tanta parte del mio lavoro e del mio impegno anche di studioso.
Secondo perché il Comune di Fiesole, che ormai avevo lasciato
per andare a lavorare all'Università, volle essere presente
con il gonfalone e con una rappresentanza ufficiale. Terzo perché una
parte importante della manifestazione si svolgeva nel comune di San
Vincenzo, che è il paese della mia infanzia e adolescenza, e
all'interno del Parco di Rimigliano. che ho sempre considerato come
una delle realtà più importanti di tutto il territorio
e non solo. Del resto anche alla realizzazione di questo parco mi sentivo
molto legato poiché era il frutto senz'altro dell'iniziativa
e dell'impegno del comune di San Vincenzo e di Lido Giomi in particolare,
ma aveva avuto il sostegno è il consenso anche di tanti altri
soggetti tra cui, molto modestamente, vorrei collocar mi anch'io che
a quel tempo ero consigliere comunale a Piombino e mi ero particolarmente
impegnato nella difesa dell'ambiente e del territorio, a cominciare
dal Promontorio di Populonia per finire con la centrale ENEL.
Mi pare giusto terminare qui, anche se moltissime altre sono state
le occasioni di incontro con Lido (ad esempio quando era assessore
della Provincia di Livorno), sottolineando però !'importanza
di memorie come queste che, andando ad aggiungersi alle pubblicazioni
che negli ultimi anni hanno visto la luce, contribuiscono con grande
forza e con particolare efficacia a costruire una memoria storica locale
ed una coscienza civica collettiva.
Congratulazioni Lido per il tuo brillante e significativo cammino come
uomo e come politico, come cittadino impegnato e ricco di senso civico
e di spirito di servizio per la collettività, e grazie per questo
ulteriore contributo che hai voluto regalare a tutti i tuoi concittadini
e non solo ad essi.
Ivan Tognarini
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