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dalla
prefazione di Gianfranco Benedettini
Non intendo scrivere un saggio critico su Giovanni
Galgani, ma parlerò di lui come chi vuoI mostrare i meriti
di un caro amico che non è più.
Allora rivedo un entusiasta affezionato al suo paese ed alla sua
terra: così mi è apparso fin dal principio, così è rimasto
per me fino al giorno che lo salutai per l'ultima volta sul letto
di morte. Ero stato a trovarlo all' ospedale qualche giorno prima.
Ora a casa sua. Era allo stremo, parlava a fatica, sembrava un' ombra.
Gli restavano da vivere poche ore. Eppure, mica parlava di sè e
della sua malattia: no, parlava di storia, di libri da fare, a cominciare
da "Immagini a confronto", al quale stavamo lavorando.
Ripensandoci oggi mi fa effetto: l'idea che Giovanni non abbia potuto
vedere il "suo" secondo libro, mi sembra un'idea assurda.
Mi sforzai di fare quel libro come avrebbe voluto lui.
Aveva imparato - non so da chi ma, forse, era una sua naturale inclinazione
-lo studio paziente ed oculato dei documenti, dell' ambiente storico
e la chiarezza del ragionamento, insomma l'informazione sicura.
Di più, possedeva il gusto dell' analisi sapiente, la cura
dell' espressione elegante. Oggi si può dire: aveva facilità e
felicità dello scritto. |
Era salito prestissimo sulla cattedra quale maestro
elementare, "il più giovane maestro della provincia":
lo scrive Mario Lorenzini il 16 aprile 1962. Eppure "sentiva" di
essere "vocato" per altre cose: la storia, prima di tutto.
Quando discutevo con lui di San Vincenzo e del territorio, avvertivo
più presto l'interesse per la storia che rendeva attraente
gli argomenti in campo e le stesse discussioni "erudite".
Non era un filologo ma ricercava la parola giusta e la sua giusta
collocazione in una frase.
I suoi articoli migliori furono concepiti come illustrazione di momenti
storici o presentazione di figure caratteristiche, sempre svolti con
eleganza agile, con varietà di aspetti e di aneddoti scelti
per felice valore dimostrativo. Così accadeva anche nelle nostre
discussioni ove, non sempre, eravamo concordi ma il suo buon gusto
lo portava al rispetto - reciproco, del resto - delle altrui ragioni,
pur nella naturalezza del vivace parlare.
Riusciva efficacissimo nel tratteggiare un carattere, un ambiente storico
per metterlo in relazione con altri, creando un quadro animato della
società o della vita di ciò che stava studiando o narrando.
Basta leggere questi articoli oppure quelli non riportati, posso dirlo con sufficiente
ragione, perché li ho riletti in sede di preparazione di questo lavoro.
Nei "pezzi" emerge la sua conoscenza sicura e profonda di ciò che
scrive ed essi
offrono il succo di quanto egli veniva preparando per la stampa del "suo" libro:
così lo storico e il maestro si aiutavano a vicenda. Giovanni Galgani
sviluppava gli articoli su San Vincenzo e i sanvincenzini in maggiore cornice
e, piano piano, diventavano pagine del suo capolavoro "Duemila anni di storia
in Maremma: da Biserno a San Vincenzo". Sì, perché il libro è il
naturale sviluppo delle cronache che egli fece apparire sul Giornale del Mattino
e su La Nazione. Il lettore attento se ne accorgerà. Ne sono sicuro. Il
tutto, però, deve essere preceduto da un piccolo sforzo: dimenticare per
un attimo il libro, o leggere prima questi articoli. Solo allora capirà quanto
sostengo.
Giovanni è stato fra i migliori cronisti dei giornali ove ha lavorato.
Glielo dicevamo anche quando era in vita. Rispondeva senza dare troppa importanza
ai nostri elogi sciogliendo, nell'ironia e nello scherzo, i residui passatisti
mediando la tradizione con l'attualità della cronaca.
Subentrò a Mario Augusto Lorenzini il quale annuncia il proprio "commiato" il
2 ottobre 1964. Entrambi erano maestri elementari e subito parve quasi che, fra
le loro cronache, non vi fosse interruzione. Giovanni rispettava il suo predecessore
ma, dopo un po’, lasciò libero sfogo al proprio istinto. Ebbe inizio,
così, un'avventura che è durata dieci anni al giornale La Nazione.
Un giorno mi confidò: può darsi che il cronista possa approfittare
della sua posizione privilegiata per fare politica e diventare, prima o poi,
consigliere comunale. Lorenzini, infatti, era consigliere comunale. Galgani non
lo fu mai.
Non lo fu perché amava fare la cronaca, raccontare le cose che vedeva,
nel modo più chiaro possibile.
La tirannia dello spazio mi ha costretto a togliere centinaia di articoli. Pensate:
per dieci anni, quasi ogni giorno, nella cronaca di San Vincenzo apparivano due,
tre "pezzi", a volte anche di più. Intere colonne, brevi annunci,
curiosità, divagazioni, asterischi: tutto serviva a fare cronaca, a far
conoscere la notizia, ad indagare. A questo punto mi assale un dubbio: e se avessi
pubblicato quelli che ho scartato? Chissà se ci sarà un' altra
occasione. Ormai la scelta è fatta. Solo aggiungo che non mi è stato
possibile svolgere una indagine più compiuta sulle cronache apparse sul
Giornale del Mattino dove Giovanni scrisse giovanissimo. Gli articoli che riportiamo
sono solo degli "spezzoni" della sua collaborazione anche se già indicativi
di ciò che egli scrisse in quegli anni.
Giovanni era cattolico, ma non lo faceva intendere. Era iscritto alla sezione
locale della Dc, ma non faceva trasparire questa sua preferenza. Chi rimaneva "colpito" dalla
sua cronaca lo "accusava" di essere "avversario" ma non perché ciò scaturisse
dai suoi articoli, ma solo perché, a San Vincenzo, si conosceva tutto
di tutti, figurarsi di un personaggio quale era Giovanni. Un moderato: sì,
Giovanni era un moderato, molto scettico, diffidente delle novità. Era
un tipo che cercava le polemiche e proprio per questo non le temeva convinto
com'era che, dalla polemica ben condotta, poteva uscire qualcosa di buono, e
lui, sapeva suscitarla, condurla e chiuderla. Rileggiamo il "pezzo" del
27 luglio 1969 ove "fa polemica" con un campigliese. Guardate come
si esprime nei confronti di Campiglia: la culla di tutti. Uguale per le "critiche" rivolte
verso il Comune, verso i partiti, specialmente il Pci che era maggioranza assoluta,
quasi ad ammonirlo perché non ne approfittasse: c'era sempre la "libera
stampa" a vigilare, criticare, pungolare. Insomma, dietro l'angolo c'era
lui, Giovanni Galgani. Oggi si scrive in modo diverso dal suo. Diverso, non meglio.
Ora la cronaca passa come acqua sul marmo, interessa solo per quel giorno in
attesa di essere cancellata da quella del giorno successivo. In buona misura
la sua cronaca può essere riletta anche oggi, con identico interesse.
In queste pagine ne abbiamo la prova. Bisogna tener conto che Giovanni scrive
in anni (fine cinquanta, sessanta, inizi settanta) quando niente, o quasi niente,
si conosce di San Vincenzo e del suo
territorio ed è qui che ha dato la prova più precisa
del suo ingegno.
Oggi che conosciamo la globalità del suo lavoro intellettuale,
possiamo affermare che egli ha sistemato una materia abbondantissima
e fino ad allora non bene vagliata.
Scorriamo la bibliografia che accompagna il suo libro e le citazioni
riportate in queste cronache. Il suo grande merito è quello
di essere stato il primo a fare una storia compiuta con precisione,
freschezza e versatilità. Di più, e di questo ne abbiamo
diretta testimonianza, con i suoi testi egli ha il merito di aver
suggerito ed aiutato molti altri lavori a cui non si sarebbe pensato
senza quella guida sicura. Sia che si tratti di studi locali o di
più ampio respiro.
A me è capitato di scrivere molto spesso su San Vincenzo e
sul comprensorio cui appartiene. Ebbene, ho dovuto rileggere i suoi
scritti, copiarli, citarli. In questo modo egli ha dato tanto a tanti.
Ricordo bene di quando mi chiedeva notizie su qualcosa che non gli
appariva chiaro. Lo faceva in modo molto garbato, con grande cortesia
assicurandomi una citazione. Mi schernivo perché il problema
non era la citazione bensì la risposta da dare ad una persona
che sapeva tutto della nostra storia.
In questo senso nacque fra noi una grande amicizia ed una reciproca
stima. Fu lui a volere che presentassi il "suo" libro a
San Vincenzo, il 2 febbraio 1974. Rimasi molto scosso e favorevolmente
colpito dalla sua proposta.
Era la prima volta che mi capitava e ne fui molto felice: non l'ho
ancora dimenticato.
Ciò che ci divideva - ed erano molte le cose sulle quali ci
si accapigliava - veniva superato da questo "comune sentire" che
prevaleva su tutto. Mi confidava: vorrei fare tante cose nella scuola,
avvicinare i ragazzi alla storia, ma "sento" che essi avvertono
noia. Continuava: debbo rendere piacevole quel che appare loro noioso
e operosa l'ora scolastica. Non so se sia riuscito nell'intento perché non
l'ho mai seguito nella scuola.
I colleghi non ricordano. Semplicemente, ne parlano bene come si
conviene ad
una persona che non c'è più.
Ora si dirà che tanti elogi gli vengono tributati perché Giovanni
Galgani non esiste più. Tutto vero. In genere si fa sempre così.
Non per noi, però, che l'abbiamo conosciuto davvero.
Non per me, però, che l'ho conosciuto davvero.
Quel che dico di lui è tutto vero, perché Giovanni è ancora
vivo nella mia mente e nel mio cuore, anche se poco è stato il tempo che
ci siamo frequentati. Sono di nuovo grato al Comune di San Vincenzo che ha voluto
prendere questa ulteriore iniziativa per ricordarlo ai suoi concittadini.
Giugno 1994
Gianfranco Benedettini |