Come sappiamo, San Vincenzo divenne
Comune autonomo proprio nel 1949 distaccandosi da Campiglia Marittima.
Il lavoro di Silvestri è strutturato sul modello classico delle
tesi di laurea. Oltretutto è ben scritto, la sua lettura è piacevole.
Ne viene fuori una immagine fotografica della nostra terra scattata
cinquanta anni fa, che può essere confrontata con l'immagine
di oggi.
Da essa si ricavano molti spunti. Uno dei più interessanti riguarda
la natura fisica delle mutazioni che si possono vedere nella mappa
della urbanizzazione, con lo sviluppo edilizio che ha investito le
nostre cittadine; stesso discorso per l'uso del suolo che dà luogo
ad una figura territoriale assai diversa da quella del 1950 e ancora
soggetta a grandi mutamenti.
Semmai, si può notare come le trasformazioni abbiano suscitato
dibattiti e polemiche fra i cittadini, consapevoli di quanto avveniva
riuscendo, talvolta, a coglierne le tracce e a condizionarle. Questo
ultimo aspetto si sta attenuando quasi che, la vita quotidiana, corresse
senza attrito su di un piano orizzontale, liscio, statico, separato
dalle passioni e dalle contese degli uomini.
La tesi non contiene notizie inedite sulla nostra storia. Basta vedere
la bibliografia usata dall' autore per rendercene conto. D'altra parte
non abbondano neppure oggi lavori di informazione e di divulgazione
che aiutino a conoscere la zona. Figuriamoci nel 1950! .
Il maestro Giovanni Galgani, ventidue anni dopo, ha scritto un bellissimo
volume sulla storia di San Vincenzo riportando, nella sua bibliografia,
i medesimi autori citati da Silvestri e pochi altri di più.
Oggi, il numero dei libri che parlano di noi è molto aumentato
ma, ad esempio, è ancora raro che i docenti universitari affidino,
ai loro studenti, ricerche e tesi di laurea sul nostro territorio.
Invece, suscitano interesse e assumono un certo rilievo le tavole statistiche
riportate da Silvestri, che ci danno un'idea della serietà e
dell'approfondimento del suo lavoro.
Cosa non facile in quel periodo.
La guerra era terminata da soli cinque anni, l'Italia non aveva ancora
ben chiaro quale fosse il suo futuro, la cultura contadina condizionava
tutto e tutti, mentre il giovane Silvestri intendeva" bruciare
le tappe" per garantirsi l'avvenire. Lo fece con determinazione
mediante una scelta di vita che l'ha accompagnato fino alla morte avvenuta
il 20 maggio 1997.
Egli è stato professore nella scuola, ha educato intere generazioni
di giovani ed è ricordato con affetto e simpatia. Abbiamo avuto
modo di sentirlo direttamente dalle persone che lo hanno conosciuto.
A lui si deve la stesura del "cenno storico" che accompagna
la richiesta dello stemma e del gonfalone del Comune di San Vincenzo,
stilato il 31 maggio 1952. Questo atto sancisce la sua competenza e
lo inserisce, a pieno titolo, nella memoria cittadina.
Inoltre, egli è fra i promotori delle Giornate del Turismo,
dei due Concorsi giornalistici su San Vincenzo (1962/1963) e delle
mostre fotografiche relative, esposte nella prestigiosa cornice del
Kimera, un locale che doveva segnare profondamente le notti sanvincenzine,
una Bussola nostrana, sulla quale molto si contava per il lancio turistico,
specialmente dopo l'avvento del Club Mediterranée, che aveva
contribuito non poco a dare un senso europeo al turismo, fino ad allora
poco più che provinciale, con caratteristiche di "massa" giunte
fmo ai nostri giorlll.
La sua tesi si dipana in cinque capitoli.
In essa troviamo la conferma di quanto sostenuto, negli anni successivi,
da coloro che si sono cimentati a studiare gli aspetti più importanti
dei due Comuni e della zona interessata.
Viene sottolineata l'importanza della bonifica integrale con il prosciugamento
del lago di Rimigliano, il miglioramento della igiene pubblica, la
realizzazione delle infrastrutture onde permettere l'insediamento della
popolazione. Da quel momento nasce Venturina e cresce San Vincenzo,
due "fenomeni" urbani che, ben presto, scalzeranno la madre
comune, Campiglia M., confinandola nel suo ruolo di testimonianza dell'
antico potere.
La pianura "redenta" diviene il punto di arrivo e di partenza
per migliaia di persone.
La strada Aurelia, la ferrovia, la fiorente agricoltura, il mare e
la spiaggia, costituiscono i prerequisiti dello sviluppo che è giunto
fino a noi.
La struttura portante dell' economia del tempo, legata al binomio agricoltura -
proprietà terriera perde consistenza, di decennio in decennio,
indirizzandosi su prodotti di qualità e agriturismo, assurti
a simbolo dello syiluppo locale, che possono alimentare imprese e lavoro
se accompagnati da un adeguato sistema di servizi e di opportunità sociali
per tutti.
Anche allora, e per molti anni successivi, prevalgono le attività industriali
legate alle fabbriche di Piombino, allo sfruttamento del calcare di
San Carlo e alle miniere di Campiglia M.
Oggi, la monocultura industriale è stata affiancata da un processo
di diversificazione che, pur non avendo ancora una precisa connotazione,
guarda al turismo, al terziario, alla piccola e media industria insediata
nelle rispettive aree predisposte dai due Comuni.
Una economia in divenire che, però, ha mutato profondamente
la fotografia del 1950.
La popolazione è aumentata di 5.200 persone pari al 72% in più anche
se, da un ventennio, segna una stabilizzazione nel numero che contrasta
con il notevole aumento delle abitazioni e, aspetto molto più preoccupante,
un invecchiamento che richiede servizi di qualità oggi del tutto
insufficiente.
Chissà se il professor Silvestri che, pure, ha vissuto di persona
i cambiamenti avvenuti, avrà avuto modo di ripensare alla sua
tesi!
Egli dedica molte pagine a Campiglia M. che suonano come un epitaffio.
Infatti, ne descrive il passato, fatto di luci e di ombre concludendo
che essa "è notevolmente decaduta".
Venturina viene descritta come un "florido centro agricolo" pronta
a sfruttare la sua centralità geografica che, unitamente alle
ottime condizioni economiche, le dischiude buone possibilità di
sviluppo.
San Vincenzo registra "un tenore medio della vita buono" proiettandosi
"a grandi passi" verso il turismo anche se deve procedere
al risanamento igienico del paese e al "riattamento del piccolo
porto ora inadatto" perfino per le piccole barche.
La tesi esamina anche le condizioni dei centri minori. Cafaggio è un "centro
agricolo" che, però, non ha possibilità di sviluppo
bloccato come è da Venturina.
Uguale per Caldana che, però, ha buone speranze nello sfruttamento
della ri sorsa termale. San Carlo con la "certezza delle escavazioni
della società Solvay", appare come un moderno
centro minerario quasi per dare continuità all'antico villaggio
minerario di San Silvestro, che sarà scoperto e valorizzato
trenta anni dopo.
Quel che è accaduto nei decenni successivi conferma la maggior
parte delle intuizioni del giovane laureando.
Campiglia M., pur decaduta, ha saputo resistere ai colpi della crisi
causata dal
la chiusura delle miniere e delle funzioni ospedaliere. L'ultimo dato
relativo alle presenze turistiche, registra un confortante aumento
del 38% che fa ben sperare per il futuro specialmente se quel flusso
riesce a legarsi sempre più alla valorizzazione del paese e
al Parco archeominerario di San Silvestro, per trovare uno sbocco nel
Centro - Storico da considerarsi sempre più "un complesso
monumentale unico".
Venturina è, dopo Piombino, il secondo centro abitato della
zona, non è più solo un "centro agricolo",
ha sperimentato con successo, dal 1972, il Polo fieristico, si attende
molto dal Parco termale.
San Vincenzo è divenuto il centro turistico per eccellenza della
zona, uno dei più frequentati della costa tirrenica, con un
attrezzato porto costruito sull'orlo della piattaforma costiera insieme
ad una serie numerosa e qualificata di strutture ricettive che permettono
di allungare la stagione balneare e si avvale, dal 1973, del Parco
di Rimigliano.
Gli altri centri ricordati da Silvestri seguono gli andamenti di quelli
più grandi.
Come si vede, la tesi di Silvestri rappresenta uno studio importante
per la migliore conoscenza del nostro passato e del divenire socio
- economico della zona che ci interessa.
Però, oggi, sarebbe impossibile stendere una tesi di laurea
seguendo quello schema.
Dal 1950 tutto è cambiato. Possiamo solo constatare che, fino
al 1970, il cambiamento è avvenuto a piccoli passi. I Comuni
mantenevano gelosamente le loro prerogative aprendosi, con molta fatica,
alle novità istituzionali.
La svolta decisiva è avvenuta il 2 marzo 1968 quando i cinque
Sindaci della VaI di Cornia si riunirono in un convegno dal quale nacque
il Comprensorio. Successivamente vengono adottati i cinque Piani della
costa livornese da parte dei Comuni di Bibbona, Castagneto C., Cecina,
San Vincenzo e Sassetta; viene disegnata la carta delle zone omogenee
(zona 33), modificata dalla zona 16 economica di programma; sono elaborati
i Piani regolatori coordinati della vallata; nasce l'Associazione Intercomunale;
si tiene la prima conferenza economica comprensoriale.
Nello stesso periodo nasce il Consorzio Socio - Sanitario e, successivamente,
l'Unità Sanitaria Locale.
La geografia istituzionale muta in modo rapido.
Spesso le forme di aggregazione danno l'impressione di ripetersi; ad
esse vengono affidati compiti sempre nuovi generando qualche smarrimento
nei cittadini ed anche fra gli stessi amministratori.
Il modo di intendere la autonomia comunale subisce scossoni decisivi,
impensabili al tempo in cui si sviluppa la tesi di Silvestri.
La Regione Toscana e la Provincia di Livorno ci mettono del loro nell'accellerare
il cambiamento; occorrerebbero diverse pagine per riportare tutte le
sigle che hanno accompagnato la selva di disposizioni, locali e nazionali,
emesse in questi decenni, spesso illustrate da frasi contorte, tali
da non facilitare la loro comprensione.
Al lettore ne offriamo un esempio: "L'obbiettivo è quello
di far ritrovare all'uomo il proprio equilibrio e una nuova spinta
equilibratrice della sua condizione sociale, delle tensioni di forze
equivalenti e prevalenti nel paesaggio inteso nella sua globalità".
Il professor Silvano Silvestri non avrebbe mai scritto così!
In questi cinquanta anni si è affermata la politica comprensoriale
che può essere riassunta negli ultimi due traguardi raggiunti.
Il primo si riferisce alla costituzione del Circondario, derivato dalla
volontà del Consiglio Provinciale, che ha delega su materie
importanti e che potrebbe e dovrebbe nascere attraverso il processo
democratico legato alle elezioni da parte del cittadino.
Chissà se, nel futuro, potremo vedere realizzata questa aspirazione!.
Il secondo è la decisione di formare l'Ufficio comprensoriale
di urbanistica affinché, lo sviluppo urbano di ciascun Comune,
si leghi ad una prospettiva territoriale unitaria che non tenga più conto
delle singole realtà.
Dunque, un lungo cammino è stato compiuto e, anche se è stato
accompagnato da qualche lentezza, si è affermato nella coscienza
civica dei cittadini. Nella VaI di Cornia si è assistito alla
nascita di un sindacato di categoria, quale è la Confesercenti,
grazie al suo distacco dal livello provinciale.
Anche il maggior sindacato operaio, la Cgil, ha tentato una via autonoma,
durata molti anni e rientrata solo di recente.
Perfino il maggiore partito politico della zona, oggi chiamato dei
Democratici di Sinistra, ha costituito una federazione autonoma scindendosi
da quella livornese. Sono fenomeni incredibili ai quali va aggiunta
la proposta di formare un Comune Unico fra i cinque della vallata.
Anche intorno a queste cose, si è parlato e si è lavorato
nella VaI di Cornia! Nello stesso tempo, grazie alle leggi di riforma
che regolano la vita degli Enti Locali, sono cresciute le prerogative
dei Sindaci e diminuite, ma sarebbe meglio dire svuotate, quelle dei
Consiglieri.
Questo ultimo fatto comporta un abbassamento del livello di democrazia
del consesso più importante esistente sui singoli territori:
il Consiglio Comunale. La zona cerca, ora, di proporre una immagine
coerente con le sue attrattive. Lo fa con buone ragioni, del resto,
dal momento che deve al turismo assai più di quanto comunemente
si creda.
Le tante Guide pubblicate, permettono di intravedere molti aspetti
del sottostante immaginario turistico; esse sono un buon esempio di
come il turismo contemporaneo sa inventare e raccontare luoghi in modo
sempre nuovo, senza preoccuparsi troppo dell' aderenza di queste immagini
alla concreta realtà storica e geografica.
E così, la zona sembra aver stabilmente conquistato e annesso
una immagine legata al mare, spiaggia, pineta, Parchi, Centri - Storici,
prodotti eno - gastronomici. Ora, si tratta di racchiudere il tutto
in una immagine complessiva capace, poi, di tramutarsi in un efficace
marchio di Comprensorio.
Qualche timido passo in questa direzione è stato fatto. Occorrerebbe
investire di più per superare l'architettura recente piuttosto
anonima e valorizzare i "monumenti" esistenti per superare
la disseminazione di residenze e di popolazione sul territorio giacché non
può bastare l'animazione della vita, che si vuoI conseguire
a tutti i costi, magari contraddicendo le certificazioni prestigiose
recentemente assegnate ad alcune nostre località.
Migliorare la qualità della vita dei residenti è anche
un' ottima politica turistica per trame a loro vantaggio le limitazioni
di spazio e di tempo in cui si muovono, per accellerare i tempi del
cambiamento, per ricavare una configurazione destinata a durare molto
al di là delle previsioni iniziali.
In fondo, l'uomo coltiva l'aspirazione ad una realtà fuori dal
mondo, perfetta, immutabile: il sacro, la vita dopo la morte.
Molti sono i meriti di questa tesi di laurea.
Abbiamo voluto pubblicarla sia per onorare la memoria del professor
Silvano Silvestri, sia perché mette a fuoco, con passione e
competenza, il destino di una terra che si preparava a diventare quella
che conosciamo, sia perché delinea le radici dei principali
cambiamenti del territorio avviando una prima elaborazione del nuovo
che, successivamente, sarebbe avvenuto.
Al termine di questa nostra iniziativa possiamo affermare che gli aggiornamenti
sono utili, che il futuro è in discussione ma che le origini
contano, eccome. Infatti, tutti i pezzi del passato, assunti nell'
orizzonte della storia, servono a completare la comprensione del presente
che stiamo vivendo.
31 marzo 2003
Gianfranco Benedettini