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Manolo Morandini
Torre di San Vincenzo
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Dall’introduzione
Una continua dialettica tra il mare e la campagna. È la costante di San Vincenzo, piccola città di mare, nella quale un moderno visitatore difficilmente è portato a immaginare che il centro urbano sorga sulle rovine di un tessuto edilizio medievale preesistente e definitivamente cancellato. Un vero e proprio borgo costiero, progettato da Pisa nel corso del XIV secolo, per una terra di frontiera, affacciata sul mare e in un passo obbligato, dove le colline Metallifere serrano il percorso lungo la via, che mette in comunicazione la pianura del fiume Cecina con quella del Cornia. Un territorio strategico perciò, popolato sia per la vicinanza a Populonia, in epoca etrusca potentissima Lucumonia, che per la presenza di minerali e di estesi boschi, quindi fonderie, che ne fecero certamente una zona industriale. Fra il IX e il V secolo A.C., infatti, venne esercitata un'intensa attività mineraria e metallurgica, che oltre al commercio di esportazione, costituì una fonte notevole di ricchezza.
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I romani, conquistata la zona, fecero passare da San Vincenzo la consolare via Aurelia e con tutta probabilità vi costruirono un villaggio e un approdo, dei quali però non ci sono riscontri certi. Invece, è sicuro che nel IX secolo in località Sanctum Vincentium, esistesse un piccolo riparo per i pellegrini, probabilmente all'origine della fondazione dell'oratorio, poi trasformato in chiesa, di cui si hanno notizie a partire dal XIII secolo. E a seguito delle invasioni barbariche che i longobardi costruirono, sulla collina dominante il mare, il castello di Biserno che, con l'avvento degli imperatori germanici, passò in possesso dei conti della Ghcrardesca. Da qui ha inizio la storia documentata di San Vincenzo.
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