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1999 - Cinquant'anni di San
Vincenzo |
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Intervento del sindaco Carlo Roventini
I primi 50 anni
di vita del nostro Comune sono una ricorrenza da celebrare
con i doverosi riconoscimenti alle
donne e agli uomini che hanno fatto e che stanno facendo la nostra
storia nell' interesse di questa Comunità che ha saputo crearsi
un'identit à e
condizioni di vita di notevole livello qualitativo.
Nel grande processo della storia,
ancora molti dei presenti di oggi possono dire di avere assistito
ad un evento che a pochi
altri è dato vedere: la nascita di un Comune, del nostro
Comune di San Vincenzo, avvenuta il 3 giugno 1949.
I sanvincenzini concludono, così, un lungo cammino iniziato immediatamente
dopo l'Unità d'Italia, proseguito con decisione nel 1913 e nel 1926, interrotto
durante il regime fascista, ripreso, con successo, subito dopo la Liberazione.
Lo spirito autonomistico dei sanvincenzini viene così premiato. Uno spirito
autonomistico mai segnato da necessità di separatezza o da spocchioso
indipendentismo qualunquista, ma da una necessaria esigenza di poter essere protagonisti
del proprio futuro e confrontarsi, dopo il Ventennio, con quella voglia di "democrazia
partecipata" necessaria per una vera ricostruzione, unico e vero obiettivo
dei nostri predecessori. |
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San Vincenzo è molto cambiata,
non è più "un villaggio di pescatori e contadini",
anche se ancora di loro sentiamo la presenza e abbiamo l'orgoglio
di essere figli e nipoti. E neppure è un paese vissuto prevalentemente
da operai. Negli anni sono arrivate anche molte altre persone nate
e cresciute lontano da qui, ma che hanno trovato il modo di crearsi
soddisfacenti condizioni di vita e arricchito la società sanvincenzina.
Sono cambiate le condizioni economiche, sociali, culturali, che ovviamente
sono coerenti e conseguenti anche a fenomeni che vanno ben oltre i
confini comunali. Alla necessità di autonomia di ieri oggi
si contrappone la necessità di stare insieme.
Per ogni singola realtà comunale di entità medio-piccola è infatti
impensabile oggi affrontare la competizione internazionale da sola con i propri
esigui mezzi. Da anni in Europa si verificano associazioni, unioni, patti fra
Comuni per accedere insieme al mercato degli investimenti. Tutte queste scelte
di integrazione sono basate sul principio secondo il quale più si uniscono
le risorse e le competenze, più si è forti sul mercato e meglio
si riesce a garantire ai cittadini diritti e servizi, qualità della vita
e uguaglianza. |
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Soltanto unendosi e coordinandosi i piccoli e medi Comuni possono
bilanciare lo strapotere delle aree metropolitane. Anche l'economia
del nostro territorio per opportunità è ormai da
tempo uscita dai confini dei singoli Comuni per fondersi nel sistema
economico locale della VaI di Cornia.
La diversificazione dell'economia che abbiamo scelto come risposta alla crisi
della monocoltura industriale si basa su questo presupposto. |
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| Nei prossimi anni solo restando uniti possiamo
sperare di essere competitivi sui mercati internazionali degli
investimenti, che sono terreno decisivo per assicurare uno sviluppo
alla
Val di Cornia. |
A San Vincenzo si può guardare con fiducia
e ottimismo al futuro, in virtù di quanto è stato
fatto anche in passato.
Fin dal lontano 1951, nell' antico Municipio i consiglieri comunali, eletti dalla
comunità sanvincenzina, affrontano una questione sempre respinta: il problema
dell' autonomia, impegnandosi in una battaglia che si ritrasmette nelle sezioni
dei Partiti più rappresentativi: comunisti, democristiani e socialisti.
Il gioco politico- amministrativo degli anni successivi si basa sulla alleanza
della Sinistra assegnando alla DC il ruolo di opposizione. I comunisti potrebbero
fare da soli fin dall'inizio, ma prevale in loro la politica delle alleanze e,
in nome di essa, cedono per ben tre volte la massima carica cittadina ai socialisti.
Ciò non si verifica in nessun altro Comune della Provincia di Livorno
ed è un fatto che deve essere tenuto in debito conto quando si analizza
quanto è accaduto in questo Comune.
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San Vincenzo, nei suoi cinquanta anni di
storia, è caratterizzata
da quattro momenti di fondo.
Il primo, legato al nome di Osvaldo Mischi,
va dal 1951 al 1964, tutto proteso a far crescere la consapevolezza
della avvenuta autonomia che si identifica nel Palazzo simbolo del
potere antico, quello degli Alliata. Da casa dei Conti-padroni a
casa del Comune del popolo: qui sta tutto intero il senso del mutamento
epocale avvenuto.
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Il secondo, legato al nome di
Lido Giorni, va dal 1965 al 1980, durante il quale prende corpo
la "San
Vincenzo nuova" basata sulla pubblicizzazione della fascia
costiera, la creazione del Parco di Rimigliano, la ristrutturazione
del centro urbano, lo spostamento più a monte dell'Aurelia
e la costruzione del Porto.
Il terzo, legato al nome di Giovanni
Fratini, che nei sette anni di mandato, ha continuato l'azione
precedente conseguendo ottimi risultati che lo hanno portato,
successivamente, ad occupare alti incarichi di livello regionale.
Il quarto, legato al nome di Loriano
Mencarelli, giunge alle soglie degli anni Novanta durante
i quali si realizza la "San Vincenzo più bella" che,
alla luce di quanto è avvenuto, non è un semplice
slogan, ma realtà concreta. |
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Insieme a questi Sindaci debbono essere ricordati pure Domenico
Poli e Franco Bezzini che, pur nel breve periodo del loro incarico,
hanno apportato lineamenti e idee originali, comunque mai stravolgendo
l'assunto principale già detto.
Il resto è storia recente, dagli anni '90 in poi sarà compito di
altri farne resoconti e storia. Comunque il dibattito all'interno del Consiglio
Comunale ha sempre avuto ben presenti i momenti ricordati. San Vincenzo come
noi la vediamo, è stata costruita negli ultimi trenta anni; il suo volto
si è trasformato tanto da risultare quasi irriconoscibile da quel lontano
1949. |
Essa è divenuta una delle più importanti
città turistiche della fascia costiera, dopo aver bruciato
le tappe di un divenire straordinariamente rapido di urbanizzazione
e di secolarizzazione. In questi cinquanta anni, San Vincenzo ha
assistito al più profondo rivolgimento sociale, economico
e culturale della sua storia. Il Consiglio Comunale ne è stato
testimone e vero protagonista di questa grande trasformazione.
Esso ha saputo essere all'altezza della situazione non solo cittadina.
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Le grandi lotte civili e sociali che hanno percorso il Paese,
hanno avuto una loro eco in questo consesso; così per
la ricostruzione e la rapida espansione; per gli anni più drammatici
vissuti dalla Repubblica; le crisi politiche, la nascita del
movimento studentesco, il terrorismo, la crisi economica con
i suoi pesanti effetti sulla vita e l'azione dei Comuni. |
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Poi, gli anni Ottanta e il nuovo benessere
ma, anche, le mancate riforme, il crescere della criminalità,
la crisi delle istituzioni e gli effetti deleteri nel rapporto
fra cittadini e potere.
Tutto questo ha trovato un riflesso puntuale
e, per certi aspetti, sorprendente nel Consiglio che appare specchio
fedele di quanto è avvenuto e avviene in Italia, tutto proteso
nel dimostrare un'idea fondata sulla "buona amministrazione" .
Uno degli ultimi atti decisi dal Consiglio, è stato
l'acquisto della Torre: monumento
simbolo della città.
Essa richiama la battaglia, eternata
dal Vasari, risalente al 1 7 agosto 1505. Il fatto d'armi così lontano
nel tempo è realmente avvenuto e ci permette di non fare
la fatica di reinventarci artificiosamente un passato che, insieme
al mare, ci offre là memoria dei luoghi e della potenza dei
simboli.
Riappropriarsi di quella eredità antica
coniugandola con una vocazione progettuale moderna, nel dimostrare
di saper interpretare il territorio senza sconvolgerlo può essere,
in ordine di tempo, l'ultimo messaggio che nasce dalla comunità per
ribadire la propria identità culturale e sociale. |
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