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1949- 1999 cinquant'anni di San Vincenzo
a cura di Gianfranco Benedettini |
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La nostra autonomia
I primi fermenti autonomisti dei Sanvincenzini
nei confronti del Comune di Campiglia Marittima ebbero inizio
già negli
anni a cavallo tra l’800 ed il ‘900, e nel novembre
del 1926 fu costituito il Comitato Pro – San Vincenzo, di
cui fecero parte eminenti personalità cittadine come il maestro
Bianchi, il professor Benvenuti, Paolo Morghen, Narciso Vincitori,
Emilio Corti.
Uno dei punti strategici del Comitato fu il riconoscimento di San Vincenzo
come stazione di cura e soggiorno. Qualche
timido segnale apparse anche nel periodo fascista, quando fu definito il
nuovo confine del Comune di Campiglia con una traslazione
a Nord del confine stesso verso Castagneto Carducci, dal fosso
delle Rozze al fosso dei Cipressetti. Ma è solo al termine della
seconda guerra mondiale che i Sanvincenzini riproposero la questione,
questa volta con grande determinazione e convinzione.
Fu il Comitato di Liberazione Nazionale (CLN) ad esercitare pressioni
sulla Prefettura di Livorno, richiedendo il 9 gennaio 1945 (con
la guerra ancora
in corso ed il fronte di combattimento fermo sulla Linea Gotica), di “riprendere
in esame la questione della nostra autonomia comunale”.
L’azione sinergica tra CLN e forze politiche locali portò ad
un grosso fermento nell’opinione pubblica per il raggiungimento
dell’autonomia, riuscendo a coinvolgere centinaia di cittadini,
molti dei quali si presentarono il 3 febbraio 1946 con la cartella
delle tasse al Cinema Teatro Verdi a firmare una petizione davanti
al notaio Giannone di Piombino e contribuirono alle spese con
una sottoscrizione.
Le forze politiche di maggioranza (PCI
e PSI) portarono il dibattito nel Consiglio Comunale di Campiglia
Marittima, ed i toni e le argomentazioni
prodotte furono tali e talmente accesi che i sei rappresentanti
eletti nella frazione di San Vincenzo arriverono a dimettersi
in blocco, per far decadere la legittimità del Consiglio
Comunale stesso.
Nel frattempo al CLN di San Vincenzo,
che cessò la propria
attività il 10 luglio 1946, si sostituì il Comitato
Pro – San Vincenzo, che ebbe lo specifico compito di conseguire
l’autonomia comunale.
Del comitato facevano parte Osvaldo Mischi, che sarà il primo sindaco
di San Vincenzo, Amedeo Santini, il parroco Don Ivon Martelli, il maestro Guidobaldo
Sabatini e l’onorevole Leonetto Amadei, deputato socialista dell’Assemblea
Costituente. Importanti azioni di “pressione” in ambiti politici
romani furono effettuati proprio da Amadei e Don Martelli.
Il 3 giugno del 1949 il Presidente della Repubblica Luigi Einaudi
ed il Ministro dell’Interno Mario Scelba firmarono il decreto con il quale la frazione
di San Vincenzo fu costituita in comune autonomo. Il Prefetto nominò un
commissario prefettizio che assume le funzioni di capo dell’amministrazione
ed il nuovo segretario comunale dott. Giovanni Venanti. |
L'Onorevole Leonetto
Amadei e Don Ivon Martelli, due dei protagonisti della nascita
del Comune |
Note e curiosità
Gli uffici comunali erano collocati in via
Vittorio Emanuele II, al 1° e 2° piano, in quattro stanze
di propietà della signora Vittoria Benevenuti. A queste furono
aggiunte una stanza di proprietà di Tertulliano Pretoni,
già sede del Partito Repubblicano Italiano ed una di proprietà Fancelli.
Il numero telefonico era il 6325 della Società Telefonica Tirrena.
Il 30 maggio 1953 fu concesso il Gonfalone
e lo stemma |