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La battaglia di San Vincenzo

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La battaglia di San Vincenzo
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DANIELE GOVI
La Battaglia
di San Vincenzo


Inaugurazione del Palazzo della Cultura

San Vincenzo - Dicembre 1990











Presentazione di Claudio Casini

"Quando Bartolomeo detto d'Alviano
Con la sua compagnia partì dal Regno (...)
Entrare in Pisa avea fatto disegno. (...)
Tal ch'l disegno suo non ebbe loco:
Che' giunto dalla torre a San Vincente,
Per la Vertù del nostro Giacomino,
Fu prosternata e rotta la sua gente".

(N. Machiavelli, dal XIX del Decennale II)



"Trafitto di stelle
e maturo di musica
dove porti, silenzio,
il tuo dolore extraumano,
dolore di prigioniero
della ragnatela melodica,
la tua sacra sorgente
cieca ormai per sempre ?

Torbide di pensiero
le tue onde oggi trascinano
la cenere sonora
e il dolore del passato.
Gli echi delle grida
che svanirono per sempre.
Il tuono remoto
del mare, mummificato".

(F.G. Lorca, Elegia del silenzio, 1920)


Sono trascorsi tre anni da quando Daniele Govi accettò l'incarico di dipingere un episodio storico avvenuto a San Vincenzo per la nuova Sala consiliare dell' Amministrazione Comunale, ricavata nel settecentesco edificio adibito, dopo un attento restauro, a Biblioteca pubblica.
Già nel 1984 Govi pensava alla realizzazione di una grande tavola raffigurante la cosiddetta "Rotta dei Pisani a Torre San Vincenzo", uno scontro bellico avvenuto nel primo ‘500 tra Fiorentini e Pisani, di cui la memoria locale ha perso il ricordo: per questo motivo la scelta del soggetto per l'opera richiesta non poteva essere più adatta per richiamare l'attenzione su quell'evento storico che segnò la breve stagione di libertà della rinascente repubblica pisana.
Lo storico fiorentino Francesco Guicciardini ci descrive lo svolgimento di quella battaglia nei minimi particolari.
Il 17 agosto 1505 trecento "uomini d'arme" e cinquecento fanti "venturieri" pisani alcomando di Bartolomeo d'Alviano vennero attaccati dalle truppe fiorentine condotte da Ercole Bentivoglio nelle vicinanze della Torre di San Vincenzo. Esistono altre fonti sulla battaglia, manoscritte e a stampa, talvolta tra di loro discordanti; anche Niccolò Machiavelli ci ha lasciato interessanti documenti nelle sue Carte e il passo tratto dal Decennale II, riportato in apertura del presente saggio come esergo.

Poiché la storiografia fiorentina celebrò la vittoria come "opportunità" per "far la impresa de Pisa", come scrisse Ercole Bentivoglio ai Dieci di Balia nel giorno stesso della battaglia, Giorgio Vasari, più di cinquanta anni dopo, inserì l'episodio nel ciclo mediceo affrescato nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio a Firenze, riproponendo nel gruppo centrale con i due cavalieri affrontati la perduta Battaglia d'Anghiari di Leonardo, forse situata sulla stessa parete. Una riproduzione Alinari dell'opera vasariana, virata a seppia, si trovava nella ex-Sala consiliare del Municipio di San Vincenzo. La ricostruzione dell' avvenimento per mano del noto artista e biografo non è tuttavia fedele alla fonte storica: sul fondo compaiono sì i sei falconetti e in primo piano il combattimento " co' cavalli leggeri per la via marina, con le genti d'armi per la strada maestra e con la fanteria dal lato di sopra per il bosco" (Guicciardini), ma la rappresentazione topografica della battaglia non è esatta, sebbene fosse stato inviato in loco il giovane pittore Battista Naldini per eseguire degli schizzi che ancora oggi si conservano sparsi tra Firenze, Lille, Siena, Monaco e Dresda. Sulla base dei Ragionamenti dello stesso Vasari, Giovanni Galgani, nel suo libro Duemila anni di storia in Maremma: da Biserno a San Vincenzo (1973), spiega che "per far piacere al Granduca e a Firenze l'artista ritenne opportuno collegare l'evento ad una località ben più celebre come era Populonia" a dispetto della scarsa fama della Torre di San Vincenzo: per questo motivo nell' affresco il luogo dello scontro sembra spostato nei pressi della Torraccia per la vicinanza del promontorio e del borgo di Populonia.

Un così illustre precedente pittorico poteva creare non poche difficoltà a Daniele Govi al momento di trasferire sulla tavola l'idea maturata nel corso di tre anni di studi e riflessioni: facile era, per esempio, cadere nella tentazione di richiamarsi alla composizione e alla celebrazione vasariana, proponendo così una rilettura dell' opera cinquecentesca, come documenta, in real tà, uno dei primi bozzetti dell'artista realizzato a carboncino, che pur resta un saggio di indiscussa abilità nel comporre l'anatomia umana.
Da qui Govi passerà a mutare i connotati iconografici e iconologici tradizionali sul tema: infatti allo scontro dei due eserciti e alla vittoria di quello fiorentino, egli sostituirà immagini simboliche mirate a denunciare universalmente gli orrori della guerra fratricida.
I primi disegni a carboncino e le relative riduzioni su tela, che testimoniano questa nuova impaginazione del soggetto, prevedevano un' opera finale di 15 metri di lunghezza, quanto la parete di fondo della nuova Sala Consiliare. Tale progetto non ha visto, tuttavia, la sua piena realizzazione, per le esigenze funzionali imposte dall'uso specifico della sala. Così Govi è giunto a concepire tre grandi tavole (la centrale di metri 2,50x2,OO e le estreme di metri 2,OOx2,80) a guisa di un trittico, rinunciando all'inserimento di alcuni gruppi di personaggi presenti negli studi e nei bozzetti per il precedente ambizioso progetto.
Le tavole realizzate sono unite idealmente dalla balaustra continua del loggiato in primo piano, delimitato alle estremità da due lese ne con capitello corinzio, e dal paesaggio marino sullo sfondo che muta a secondo delle emozioni. L'uomo con le sue passioni, l'animale-memoria, la statua-simbolo, la donna-Melanconia, animano, insieme ad altre allegorie, lo scenario che il giovane di spalle, con la sua testa rivolta verso chi guarda, pare presentarci nel silenzio del suo volto turbato per la tragedia che l'Umani tà sta consumando al di là della balaustra, nell' infuocato viluppo di corpi maschili quasi sospesi tra terra e acqua, ansimanti nei loro agili muscoli contratti a contrasto con il cielo squarciato da lumi che segnano il passaggio ora dalla notte all' aurora, ora dal crepuscolo alla notte.
Nei tratti somatici dei personaggi del gruppo centrale - la Battaglia vera e propria appaiono occhi di diverso taglio, pelli chiare e scure: non è qui, dunque, più rappresentato lo scontro storico tra Fiorentini e Pisani, bensì quello universale tra civiltà, culture e religioni diverse. Le prime vittime di tale sacrificio titanico giacciono riverse a destra, mentre la mano di un uomo che si affaccia dall' esterno della balaustra afferra l'implacabile sabbia dorata del Tempo racchiusa nel fragile vetro della Clessidra della Vita. In alto, sopra i corpi esanimi, si erge di spalle e con la testa china l'Uomo: sconfitto o vittorioso non ha importanza, perché comunque sia l'esito finale della lotta, l'Uomo sarà sempre perdente. Quasi come Adamo, quel corpo cerca forse un perdono divino dopo il peccato macchiato di sangue.
All' estrema destra, in penombra, appare la figura femminile nuda dal volto coperto: è Eva, genitrice dell'Umanità corrotta; è Melanconia, chiusa nella sua tragica esistenza; è la donna violentata per l'assetato desiderio di sangue che pervade l'animo dell'uomo, aspro sentiero che conduce alla Morte.
Sono questi i nostri grandi dolori, dolori interiori, muti. "Muta pietra sembra il malcapitato e per troppo dolore non si può dolere": così è descritto Orfeo nell'opera di Claudio Monteverdi quando apprende la morte dell' amata Euridice. Orfeo, comune mortale, poteva contare su un' arma più potente delle armi belliche: il suo canto accompagnato dal suono della cetra. La sua melodia riuscì ad ammansire gli dei infernali per riportare in vita la compagna a condizione di non guardarla fino a quando fosse giunto fuori dall' Ade. Ma all'imboccatura della caverna, non ri uscì a trattenersi e si voltò: di Euridice non rimase che un alone che presto venne inghiottito dalle tenebre. Ad Orfeo non restò che cantare la sua angoscia tanto da commuovere delle baccanti che di lì a poco lo uccisero. Orfeo è pertanto l'Uomo che, malgrado la sua intelligenza e le sue qualità, soccombe alle tentazioni e alla rottura dei patti col soprannaturale e muore oltre che nella materia anche nello spirito. "Restano i morti e ce ne saranno ancora per chissà quanto tempo, e quando forse tutto sarà finito si potrà giocare con la Morte come sta facendo il gatto a destra con un teschio umano" (Govi). L'altro felino, a sinistra, è invece immobile, con lo sguardo rivolto verso lo spettatore: dietro a quegli occhi vitrei c'è forse il richiamo alla memoria del dramma storico consumatosi nelle vicinanze della Torre di San Vincenzo. L'armigero, in primo piano e colto di spalle, impugna una lunga lancia, forse una di quelle che appaiono nel pannello centrale della lotta: raffigurato un attimo prima di quello scontro, come un veggente, sembra già conoscere l'esito finale del combattimento mirabilmente sintetizzato nella morsa violenta con cui il vincitore riesce a mettere in ginocchio la vittima in preda al terrore per la morte ormai segnata. All'uomo che soccombe non resta altro che gridare il proprio dolore; ma dietro a quell'urlo c'è anche la fine di un momento storico, quello della vana speranza di Pisa di rivivere il periodo della libertà repubblicana. Ma cosa rappresenta ill7 agosto 1505 per la storia dell'Umanità? Un ricordo, nulla più; un ricordo pietrificato: ecco l'urlo di dolore dell'uomo vinto materializzarsi nella muta maschera scolpita sul parapetto della balaustra; ecco una testa di cavallo a ricordo di quei nitriti e galoppi che accompagnarono i momenti della battaglia; ecco il gruppo michelangiolesco della Vittoria per" celebrare" la presa violenta e straziante che si è consumata nella spiaggia desolata. Gli urli, i dolori, le angosce, la vita hanno il loro termine: al loro posto spetta alla muta pietra - come l'Orfeo monteverdiano - il compito della "celebrazione" della sconfitta dell'Uomo contro l'Uomo.
Così si capisce il silenzio di quel volto turbato del giovane di spalle in primo piano: nel suo muto dolore ci ha accompagnato verso un mondo onirico di simboli della "Battaglia dell'Umanità" e sembra ripetere a se stesso i versi di Lorca: "Torbide di pensiero le tue onde oggi trascinano la cenere sonora e il dolore del passato".

La Battaglia di San Vincenzo non è l'unica opera di Daniele Govi di grandi dimensioni: nel 1984, durante il periodo del servizio militare, ha eseguito per la chiesa della Caserma "Guastalla" di Asti due pannelli con i SS. Martino e Secondo; a Grosseto, dove attualmente insegna presso il Liceo Artistico, ha presentato il grande cartone per il prossimo lavoro raffigurante la Santa Famiglia per l'omonima chiesa di recente costruzione.
L'attività pittorica di Daniele Govi conta anche un'intensa produzione di quadri di piccole e medie dimensioni, alcuni dei quali di proprietà dell' artista, altri conservati presso privati in Italia e all'estero. Paesaggi marini, ritratti e autori tratti costituiscono i soggetti preferiti dal pittore. A questi si deve aggiungere il ricco catalogo dei disegni che documentano la prima idea, i ripensamenti e la stesura finale delle opere su tela.
La predilezione del corpo umano nelle sue componenti anatomiche è dovuta essenzialmente all' indirizzo accademico dello studio della figura nuda dal vero, prerogativa della scuola fiorentina.
Citazioni di plastica classica, come la testa fidiaca del cavallo; di modelli michelangioleschi, come il gruppo della Vittoria e il mascherone scolpito che ricorda quelli che Silvio Cosini scolpì nella Sacrestia Nuova a Firenze; di elementi preraffaelliti e simbolistici vicino a Sartorio, come la donna nuda a destra, arricchiscono le forme che escono dalla mano dell'artista.
Come non leggervi immagini evocatrici di quelle del Buonarroti in quel viluppo di corpi che occupa il pannello centrale, nelle figure contrapposte che aprono e chiudono il cerchio della Tragedia umana rotta dall'incrocio delle due lunghe aste, oppure nei muscoli contratti dei due uomini di sinistra, vincitore e vinto? È pur vero che ad una lettura più approfondita nel gruppo di nudi che rappresenta la Battaglia sono presenti tre composizioni famose: una di Luca Signorelli, vale a dire nella figura nuda a sinistra con lancia che ricorda uno dei due demoni nella scena dei Dannati nella Cappella di San Brizio nel Duomo di Orvieto; una seconda nella lotta dei due uomini a destra, derivata da quella di Caino che uccide Abele del Tintoretto; infine, una terza, che rimanda nella sua struttura d'insieme, alla Zattera della Medusa di Géricaul t. NelI'opera di Govi tali citazioni appaiono unite spiritualmente attraverso la figura di Michelangelo e precisamente nello studio delle anatomie dei personaggi, nelle robuste impalcature plastiche, nei gesti drammatici, il tutto reso con pennellate nervose e con effetti chiaroscurali.
In una mirabile fusione, dunque, elementi desunti dal Signorelli, dal Tintoretto e da Géricault, compaiono nell'opera di Govi, la cui sintesi è rappresentata nella riproposta del gruppo michelangiolesco della Vittoria, in posizione contrapposta rispetto al gruppo con analogo soggetto, ma "vivo", al di là della balaustra.
Govi deve anche qualcosa ai valori luministici veneziani: dove il cielo si fa più chiaro ed è attraversato da soffici nuvole e le onde del mare sembrano placarsi fino a lasciare tracce di spuma bianca nell'ampio e piatto arenile, lì troviamo la tavolozza del giovane Tiziano; dove invece il cielo si fa cupo ed è squarciato da luci violente e le acque si gonfiano, lì sembra che sia intervenuta la mano di Tintoretto. Valori tonai i freddi si fondono con quelli caldi, anche nelle immagini simboliche. L'uomo vincitore a sinistra indossa una calzamaglia rossa; l'altro, il vinto, si copre con un drappo azzurro: il rosso e l'azzurro, tono alto e tono basso si uniscono qui mirabilmente come nello stemma del Comune di San Vincenzo.


Il saluto del Sindaco
Carlo Roventini

Nell'arco degli ultimi anni si è venuta profilando una concezione nuova, ed in buona misura originale, del concetto di bene culturale, che si discosta considerevolmente da quelle sino ad oggi usate e più comunemente conosciute.
Questo nuovo concetto che fa pernio sulla riscoperta e sul tentativo di valorizzazione di potenzialità che sono ancora in larga misura inespresse, o addirittura compresse sotto il peso di visioni arcaiche e tradizionaliste, ha permesso un avvicinamento all'arte ed un coinvolgimento nelle manifestazioni culturali di un maggior numero di persone, anche di coloro che tradizionalemente sino ad ora ne sono rimasti esclusi. Una concezione questa ben accettata anche dai grandi circuiti turistici e dai produttori di attrazioni culturali di più raPido ed immediato consumo e per masse di fruitori, talvolta anche frettolosi e poco attenti ma che comunque avanzano richieste in questa direzione in misura sempre più crescente ed in forme sempre meno usuali.
È in questa ottica che leggo il lavoro del pittore sanvincenzino Daniele Govi: la sua interpretazione, e la sua visione originale della "Battaglia di S. Vincenzo" ci fanno vedere sotto una luce nuova anche ciò che da sempre si presenta davanti ai nostri occhi, come ad esempio, il capolavoro del Vasari, che d'ora in avanti potrà anche essere letto e visto in un modo in gran parte inedito ma certo non meno affascinante per prendere spunto da una battaglia per lanciare un messaggio di PACE.
Quale maggiore aspirazione anche per un giovane artista se non quella di poter lanciare il proprio messaggio artistico e di metterlo a disposizione del maggior numero di persone!
Se questo messaggio di pace, come mi ausPico, potrà giungere come tale anche a gran parte dei nostri cittadini, credo che gli anni di lavoro spesi e l'impegno dedicato a quest' opera, abbiano trovato la più felice delle destinazioni.
Grazie Daniele a nome di tutti i cittadini di San Vincenzo e mio personale.

Il Sindaco di San Vincenzo Carlo Roventini


Saluto dell'Assessore alla Cultura
Giusi Mazza

“La Battaglia di San Vincenzo" di Daniele Govi è la dimostrazione di come un avvenimento storico, che sentiamo così lontano da tutti noi per il lungo tempo trascorso da quel 17 agosto 1505 possa essere rivisitato, elaborato e proposto da un uomo di oggi. Non siamo di fronte ad un'operazione di "dietrologia", che troverebbe comunque valida giustificazione nell' importanza di quella battaglia in quel determinato momento storico, ma in questo contesto la battaglia è assunta quale punto di partenza per una riflessione Più amPia che trova compiutezza nei tre dipinti concepiti nelle tre sequenze; passato, presente e futuro. Pensando all'opera di Daniele Govi, trovo che nell'elaborazione e nel lavoro da lui svolto in questi anni per arrivare a tale risultato, l'artista si è fatto carico e interprete, con la capacità e la sensibilità che gli riconosciamo, di quella coscienza civile che è ben radicata e diffusa nella nostra cittadina. Osservando questi tre diPinti credo che possiamo ben provare la stessa vergogna che lui prova per la sopraffazione dell' uomo su un altro uomo.
Sono questi i motivi che hanno spinto l'amministrazione comunale a collocare il lavoro nell'aula consiliare, spazio sovrano di libertà e democrazia, come impegno di rilevanza politica chiara e forte.
L'invito che rivolgo a tutta la cittadinanza è di condividere e sostenere il desiderio di pace espresso da Daniele Govi nel suo dipinto e dall' amministrazione comunale che qui l' ha voluto, partecipando attivamente alla vita democratica della nostra cittadina e diventando soggetti protagonisti di un progetto di pace universale.


Saluto del Presidente della Cassa Risparmi di Volterra
Gianfranco Cappelletti Franchi

Banca Italia ha accolto recentemente la richiesta della nostra Cassa di aprire uno sportello a S. Vincenzo che ci auguriamo avere la buona sorte potervi provvedere a breve termine.
Siamo grati al Sindaco Sig. Carlo Roventini di averci offerto l'opportunità di legare il nome del nostro Istituto alla presentazione de "la Battaglia di S. Vincenzo" del pittore sanvincenzino Daniele Covi e quindi sin da ora di farsi conoscere alla città.
La presentazione di un istituto bancario che porta il nome di una Città, nobile e stupenda, di grande prestigio storico e strettamente legata ad antica tradizione culturale che si tramanda di generazione in generazione sin dalla notte dei tempi. O per meglio dire di una "Cassa" che si è fatta carico - quale segno distintivo - di riflettere non solo le immagini del passato, ma di sostenere, incoraggiare e favorire i maestri d'arte del nostro tempo che annodano - con atto di fede - il Loro lavoro ad eccezionali matrici culturali, convinta sia - come ci è stato insegnato - che "non c'è da puntare un soldo sul futuro di un popolo che non ha nessun rispetto del proprio passato" sia che una società priva di evoluzione culturale non può che comparire apatica e futile.
Al comune di S. Vincenzo quindi la nostra cordiale adesione alla meritoria iniziativa protesa anche ad "avvicinare e coinvolgere all'arte un maggior numero di persone", al giovane ed efficacemente ardito artista Daniele Covi le nostre felicitazioni per la sorprendente "evocazione" de "la Battaglia di S. Vincenzo" e l'augurio di mantenere sempre, as segnatamente quale esteta, uno stato di straordinaria vitalità giovanile disvelandola costantemente nelle sue opere future.

Volterra 19 - Il - 1990


Nota biografica di Daniele Govi

Daniele Govi nasce il 22 giugno 1960 a Piombino. Gli anni dell'infanzia e della prima adolescenza li trascorre nella vicina San Vincenzo. Dal 1974 al 1983 si trasferisce a Firenze: qui si iscrive al Liceo Artistico e frequenta inizialmente il corso di pittura dell' Accademia di Belle Arti tenuto dal professore Goffredo Trovarelli e dal suo assistente Carmelo Puzzola e poi la Scuola libera del Nudo dell' Accademia. Dal 1987 ha una cattedra di Figura disegnata presso il Liceo Artistico "P. Aldi" di Grosseto e dal 1989 insegna nudo dal vero al Centro d'Arti Visive di Piombino.
L'attività artistica ha inizio nel 1979, anno in cui il nome compare, su invito dell' Accademia Fiorentina, tra i partecipanti al Premio Lubiam di Sabbioneta (Mantova), il cui concorso è .
riservato ai giovani accademici d'Italia. Nel 1983 dipinge per la Cappella della Caserma "Guastalla" di Asti due grandi tele (metri 3x3) raffiguranti i Santi Martino e Secondo. Nel 1984 inizia il primo progetto per La Battaglia di San Vincenzo e fino al 1987 si sussseguono studi e bozzetti fino all'opera finale concepita come un trittico.
Nel 1989 ha l'incarico di dipingere ad affresco nella chiesa della Santa Famiglia di Grosseto una parete (metri 4x3) raffigurante l'omonima scena evangelica, di cui è pronto un grande studio preparatorio a sanguigna in attesa della realizzazione che avrà inizio nel 1991. Dal 1983 continua la sua attività di decoratore di case private e di locali pubblici (Caffé Manfredi a San Vincenzo). Le sue opere di piccole e medie dimensioni, soprattutto ritratti, sono conservate presso collezioni pubbliche e private, sia italiane che straniere.

Ricordiamo qui le date più significative della sua attività:

1978 1979 1979 1981 1983 1984 1985 1986 1986 1987 1988 1989 1990 1990

Personale alla Biblioteca Comunale di San Vincenzo
Personale al Castello di Sassetta (Livorno)
Premio Lubiam a Sabbioneta (Mantova)
Collettiva al Palazzo Comunale di Empoli
Personale alla Biblioteca Comunale di San Vincenzo
Collettiva al Castello di Piombino
Collettiva al Centro di Arti Visive a Piombino
Collettiva al Centro di Arti Visive a Piombino
Personale al Circolo Culturale Acciaierie a Piombino Collettiva "San Vincenzo ritrovata" alla Biblioteca Comunale Collettiva "Eterno Femminino" alla Sala Cellini a San Vincenzo Personale al Caffé Manfredi a San Vincenzo
Collettiva al Castello di Sassetta
Personale su "La Battaglia di San Vincenzo"

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