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Atti del Convegno
San Vincenzo 22 novembre 1999
a cura dell'U.O. Comunicazione Esterna e Sviluppo Economico

il turismo
San Vincenzo e il suo futuro

50° Anniversario dell'istituzione del
Comune di San Vincenzo


Con il convegno sul turismo "San Vincenzo e il suo futuro" si è concluso il programma di iniziative per celebrare il 50° anniversario della nascita del Comune di San Vincenzo, staccatosi nel 1949 da quello di Campiglia Marittima.

L'appuntamento con il turismo ha voluto legare la storia recente di San Vincenzo al suo futuro di cittadina turistica, con la pretesa di allargarne l'orizzonte per uscire dai confini ristretti del territorio e per ricercare un confronto di esperienze e di contributi.

La prima parte del pomeriggio è stata dedicata a San Vincenzo, alla sua storia e alle sue esperienze di sviluppo turistico, ascoltando l'esperienza diretta di alcuni operatori turistici locali. Sono inoltre stati ricordati e premiati gli operatori "storici", la cui presenza nel settore turistico sanvincenzino ha rappresentato e continua a rappresentare qualcosa di molto importante.

A testimoniare il lavoro e l'impegno degli operatori per il futuro turistico di San Vincenzo sono stati assegnati i Marchi di Qualità Costa degli Etruschi ad alcuni alberghi.


Carlo Roventini, Sindaco

Buonasera a tutti, vorrei prima di tutto ringraziare il signor Prefetto che è sempre presente alle nostre iniziative, le forze dell’ordine, il Ministro che ci ha dato la propria adesione e dovrebbe arrivare intorno alle 18.30 per portare il suo rilevante contributo. Voglio ringraziare altresì tutti i partecipanti, in primo luogo la Provincia di Livorno, l’Agenzia di promozione Turistica, il Consorzio Promotour, le associazioni di categoria e corro naturalmente il rischio di dimenticarmi qualcuno, e tutti quelli che sono intervenuti a questa importante iniziativa.
Un appuntamento, diceva nella presentazione l’Assessore, che viene a concludere i festeggiamenti per il 50° anniversario della fondazione del nostro Comune.
Tenere a novembre un’iniziativa sul turismo a San Vincenzo potrebbe sembrare una verifica della passata stagione; noi non intendiamo far questo, non vogliamo verificare alcunché anche se tutto sommato è stata una buona stagione turistica.
Vogliamo parlare invece del turismo di domani, perché questo ci interessa, e guardare al futuro ponendoci alcune domande.
La prima, è se vogliamo comunque restare all’avanguardia rispetto alla questione turistica; la seconda, è se vogliamo mantenere alto il numero delle presenze turistiche, la terza domanda, se vogliamo incentivare il flusso turistico della nostra area; ebbene sì, a queste domande vogliamo rispondere sì, ed allora dobbiamo aver chiaro che tre questioni devono essere sempre all’ordine del giorno delle nostre iniziative. Devono essere sia l’assillo del pubblico che del privato, e sono: qualità, qualità e qualità.
Non vuole essere uno slogan. Primo, qualità per quanto riguarda il territorio e l’ambiente; secondo, qualità per le strutture ricettive e gli interventi; terzo, qualità per ciò che riguarda i servizi pubblici e privati. L’immagine turistica di questa zona è legata in gran parte al turismo sostenibile; occorre stare molto attenti, perché il futuro del turismo nella nostra zona lo si farà sempre di più attraverso i Piani Regolatori, i Piani di settore, gli interventi ambientali. Dobbiamo quindi stare molto attenti ai processi in atto per non superare la soglia critica, la soglia ottimale, altrimenti il rischio che corriamo è tornare indietro.
Ormai è dato comune, convinzione comune che San Vincenzo non abbia assolutamente bisogno di altre 10, 20 o 30.000 presenze nel mese di agosto, non servono, servono solamente ad incrinare il rapporto che esiste tra risorse e ambiente, tra risorse e spiaggia, tra risorse e viabilità e tra risorse e parcheggi.
Non possono stare nella nostra area dimensioni di questo tipo, al massimo della espansione estiva; quindi occorre regolare il tutto perché la stagione turistica venga allungata. Non deve essere più uno slogan, si può fare, è stato dimostrato, si può fare e l’esempio più lampante di questo lo stiamo dando, visto che la nostra stagione turistica ormai va da aprile ad ottobre e, quindi c’è un segnale positivo in questa direzione, occorre continuare su questa strada.
La qualità dell’ambiente può giocare un ruolo fondamentale nelle attività turistiche in una duplice direzione: la prima, è la migliore qualità dell’offerta ricettiva, una qualità segnata da un maggior spazio vivibile all’interno e all’esterno della struttura stessa, la seconda direzione è puntare alla conservazione, ma nello stesso tempo alla valorizzazione di ciò che sta nella parte più intatta del nostro territorio, e in questo può aiutarci una saggia politica dei parchi e delle aree protette, ma non solo, oggi le certificazioni di qualità sono, come dire, la conditio sin qua non per fare veramente quel salto che da tempo stiamo aspettando. Comincia ad esser vecchia già la Iso9000, l’autocertificazione di qualità sulla base della quale molte aziende turistiche si stanno e si sono orientate, comincia a cadere, a passare; oggi c’è bisogno e necessità non di autocertificazioni, ma di certificazioni; ci stiamo attrezzando per verificare la possibilità di iniziare la procedura per richiedere l’Iso14000, 14001, cioè una certificazione che viene data da terzi rispetto all’ambiente, rispetto alla qualità dei servizi che devono essere resi, questo è il nostro impegno, questo è il nostro obiettivo, vogliamo portarlo avanti perché siamo convinti che il futuro si gioca solamente in questa direzione.
Per la qualità delle strutture ricettive l’ampliamento previsto nel nostro Piano Regolatore Generale non è sicuramente sufficiente a risolvere il problema, può risolvere il problema della redditività, cosa ovviamente importante, può mettere la struttura ricettiva in condizione di ricevere un flusso turistico non prettamente estivo, altrettanto importante, ma di per sé l’ampliamento non vuol dire qualità, occorre usare le strutture per più tempo, utilizzandole per incrementare, anche per questo versante, la stagione turistica non guardando solo al mare, ma deve cominciare a guardare davvero a un territorio più ampio offrendo pacchetti turistici, primaverili e autunnali, rivolte ai parchi, alle strade del vino, alle città storiche e d’arte. Questa è qualità, e non avere più o meno posti letto all’interno della struttura stessa. Così come ad esempio è sugli interventi che la qualità può esprimersi al meglio, la certificazione di qualità negli interventi non è un optional, se mai lo fosse stato, è una necessità e questo lo sanno bene ad esempio i nostri albergatori che aderiscono al marchio di qualità che proprio oggi verrà assegnato. Una necessità perché si può aprire una fase molto positiva. Laddove ci sarà un marchio, ci sarà un turista sempre più garantito, questo è il futuro a livello promozionale, perché il futuro del turismo in Italia e quindi anche a San Vincenzo sarà in base alle certificazioni di qualità, su questo non ci sono più dubbi.
Per la qualità dei servizi pubblici e privati, l’aspetto più interessante che merita di essere messo in evidenza è la cresciuta diversificazione dei prodotti turistici, capace di attrarre ancora più visitatori nelle nostre zone. Mentre si assiste ad un assestamento delle presenze legate al balneare, si individuano invece forti incrementi nel turismo naturalistico, culturale, storico, sportivo ed enogastronomico.
Una esperienza importante, a mio modo di vedere, è stata fatta oggi nella visita agli agriturismi di San Vincenzo, e ritengo che l’obbiettivo principale da porci sia quello della crescita e della competitività nel mercato turistico internazionale, posto che la nostra area si colloca sul mercato con delle peculiarità tali da renderla unica, ma che nel contempo risulta penalizzata sul piano dei costi rispetto ad altre aree concorrenti.
Occorre focalizzare l’attenzione sulla creazione di una offerta qualitativamente appetibile, ricca di servizi qualificati, che influenzeranno sempre di più le scelte dei turisti e dei tour operator. Tutto ciò però implica una serie di servizi sia pubblici che privati di alta qualità che richiedono ineludibili investimenti da entrambe le parti.
E’ su questo versante che dovranno arrivare i maggiori contributi da parte del Ministro e di chi interviene oggi, perché la ricerca del finanziamento in direzione della qualità della erogazione del servizio non può più avvenire a secondo dell’ipoteca possibile, ma dell’idea possibile. Si vuole entrare o no in Europa? In Europa si entra anche per questo versante, non è più pensabile avere finanziamenti a seconda di ciò che è possibile ipotecare, oggi occorre fare un salto di qualità e andare al possibile finanziamento anche sull’idea, sul progetto, sul programma, non solo ed esclusivamente sul bene e quindi questo credo sia un momento importante della nostra discussione di oggi, perché il turista infatti ricerca in un’area come la nostra, vista come un sistema, ed il giudizio che si forma è sulla complessità delle offerte erogate e non solo ed esclusivamente sullo stabilimento balneare, sul mare, sulla piscina o la viabilità, quindi la qualità è già oggi, e lo sarà ancora di più, l’arma vincente per il futuro.
C’è una nuova legge regionale che riguarda il turismo, solamente su questa si potrebbe aprire un dibattito. Credo che sia migliorabile e non sia stato fatto il massimo che era possibile. Oggi però occorre applicarla, nelle funzioni che meglio si addicono alle nostre necessità. E’ migliorabile sicuramente perché vede poco, ad esempio, le possibilità della promozione e molto di più si ferma sulle possibili gestioni. Questo è un limite che credo debba essere superato, però oggi è quella, occorre evidentemente applicarla al meglio, nell’ambito delle necessità che anche noi abbiamo. Termino con una considerazione già fatta in modo molto più autorevole dal Ministro del Tesoro Amato al congresso ANCI di Catania. Credo che sia venuto il momento di cominciare a riflettere sulle domanda che i Comuni turistici da tempo stanno ponendo a livello nazionale e regionale: è giusto che le manutenzioni necessarie per l’uso massiccio delle strutture pubbliche e del territorio dei Comuni turistici siano solo a carico dei cittadini residenti? Ebbene a questa domanda la risposta deve essere chiara, ed è un no deciso e forte, non è giusto che siano solo ed esclusivamente i cittadini residenti a farsi carico di queste necessità. Considerato in tutte le nazioni europee turisticamente avanzate come la Francia, la Spagna, l’Inghilterra, l’Austria, ecc., esiste una sorta di tassa di soggiorno che il turista paga, credo che sia arrivato il momento, anzi da noi è tornato il momento, che questa proposta sia messa all’ordine del giorno per essere inserita in una legge quadro nazionale e/o regionale. È ovvio che questa entrata dovrà essere finalizzata ai recuperi ambientali, ai restauri di opere pubbliche, ma è anche altrettanto ovvio che la questione sia ineludibile, oggi si pone con forza e una risposta positiva mi auguro possa essere data anche in tempi brevi.
Vi ringrazio per essere stati ad ascoltare, parlare di turismo per quanto ci riguarda è sempre difficile, ma nello stesso tempo appassionante perché ci rendiamo perfettamente conto di parlare della questione economica della nostra area, della questione economica della Costa degli Etruschi, e soprattutto della questione economica di San Vincenzo. Proprio per dar spazio anche a quegli operatori, alle associazioni e alle aziende che sono venuti oggi a portare il loro contributo, finisco qui, e vi auguro, ci auguriamo buon lavoro. Grazie.


Andrea De Martino, Prefetto di Livorno

Non potevo lasciar trascorrere l’ultimo giorno dei festeggiamenti dedicati al 50° anniversario dell’istituzione dell’autonomia di San Vincenzo, senza onorare con la mia presenza questa fase storica dell’Amministrazione Comunale. Nella parola autonomia, parola che riconosciuta nella Costituzione della Repubblica Italiana ad ogni Comune italiano, si racchiude la forza ed il senso di incontri come quello di stasera, incontri nei quali i cittadini e gli Amministratori, scelti nel modo che la democrazia prevede, stabiliscono insieme le sorti e il futuro della collettività. Cosa c’è di più bello del vivere il percorso pubblico di una vita comunitaria con le intese che la democrazia consente? Un evento davvero significativo, particolare, che non poteva trascorrere senza almeno un momento di attenzione alla vita di San Vincenzo, da parte mia e da parte delle istituzioni che rappresento.
La normativa di questi anni è tutta protesa, specialmente nel settore delle riforme, a dare un senso sempre più vivo a questa parola; quando si parla di sussidiarietà si pensa proprio alla necessità di avvicinare sempre di più le decisioni pubbliche ai cittadini, e allontanarle dal centro, allontanarle dai Ministeri, per portarle nelle sedi più vicine, intanto per iniziare, ai Comuni. E’ lì che veramente si costruiscono le scelte, si pianifica il futuro, si sanno individuare le vocazioni ideali del territorio e si fa in modo che queste vocazioni si traducano in vantaggi, in benessere, in crescita. Questa sera il rapporto tra Amministrazione e cittadini è un rapporto speciale, è un rapporto tra Amministrazioni ed operatori del settore del turismo, direi che, come giustamente diceva il Sindaco, è un rapporto forte, stretto con il settore portante dell’economia di questo territorio. La chiave migliore, proprio per chiudere questo momento di commemorazione, è proprio quella di dedicare a questo ambito il massimo delle attenzioni possibili, proprio per dar senso reale e concreto al termine autonomia.
Su di voi ricadono le vere responsabilità degli anni 2000; avremo modo di vedere confermata un’analisi che prevede come l’economia mondiale sarà, nel prossimo secolo, condizionata da un fenomeno oramai riconosciuto in maniera unanime, la terziarizzazione dell’economia. L’economia mondiale si svilupperà in percentuale altissima sui servizi, sul turismo, sul trasporto e probabilmente gli altri campi dell’economia avranno a subire dei ridimensionamenti rispetto a quelli che sono stati i livelli di crescita del secolo che oramai stiamo per lasciare alle nostre spalle. Questo ha un significato particolare per la nostra provincia, con realtà che hanno una particolare specializzazione in questi campi. Voi nel settore del turismo, altre città della Provincia in altri settori, per Livorno possiamo immaginare il trasporto, i servizi.
Questa è una marcia in più, un valore aggiunto che, son convinto, se arricchito da competitività e da una sempre maggiore efficienza, potrà rappresentare un motivo forte per funzionare da detonatore, da catalizzatore di una crescita ancora più ampia; i riferimenti che ci dava il Sindaco sulle scelte da compiere sui possibili ulteriori passi da fare anche dinanzi alla più recente legge regionale, a mio modo di vedere, vanno dibattuti, fatti lievitare per portare poi a dei risultati che siano il frutto di una valutazione che arriva da una terra che vive e sperimenta realmente e responsabilmente i fatti dei quali si parlava, anno dopo anno, con non pochi successi.
Anche il primo semestre del ’99, anche le recenti statistiche dell’estate ’99 hanno visto la zona continentale della provincia rispetto a quella dell’arcipelago in una posizione di vantaggio in termini percentuali, ovviamente è un segnale forte rispetto ad una domanda sempre più agguerrita, più attenta, più bisognosa di un mercato valido.
Da parte del Prefetto avete l’assicurazione del sostegno totale, specialmente nei settori che più stanno a cuore a chi vive in questa zona: la sicurezza e l’ordine. Entrare in una città e trovarla ordinata nei suoi arredi urbani, nelle sue strade, nelle sue strutture è sicuramente un segno di benessere, che invoglia e spinge chiunque a ritornare in quel luogo per riposare, per godere, per divertirsi. E’ il primo biglietto da visita del luogo.
A questo occorre aggiungere un ordine della sostanza, l’ordine della sicurezza. Più volte nei mesi e negli anni passati, abbiamo dovuto guardare con particolare attenzione in questa zona tra Piombino e Cecina, frutto di incursioni da parte di bande che venivano dall’estero. Bande non stanziali, questa terra è sana, diciamocelo noi e facciamolo sapere a quanti vogliono venire a trascorrere le loro vacanze in questa zona. A queste incursioni le forze dell’ordine, mi piace dirlo testimoniandolo, sono qui presenti i responsabili della Polizia di Stato, dell’Arma dei Carabinieri, della Guardia di Finanza, hanno risposto punto per punto, azione su azione e sono riusciti a far indietreggiare questo attacco che avrebbe potuto proseguire, avrebbe potuto stabilizzarsi, cronicizzarsi, a danno sicuramente di chi ci abita e del cittadino, ma a danno anche del settore che voi state rappresentando così bene. E’ il frutto di un impegno che, a mio modo di vedere, non cessa e vuole affiancare quello dell’Amministrazione e dei cittadini. Ritengo che solo mettendo insieme pubblico e privati, in una logica, volta veramente a costruire gli anni 2000, quelli ai quali si è voluto guardare questa sera, in nome del turismo ed in nome dei 50 anni dell’autonomia che sono stati festeggiati quest’anno potranno portare quei risultati ai quali tutti guardiamo e che tutti auspichiamo. Buon lavoro.


Fabio Di Bonito, Assessore al turismo del Comune di San Vincenzo

Buonasera a tutti. Prima di entrare nel vivo dei nostri lavori, desidero esprimere il ringraziamento dell’Amministrazione Comunale di San Vincenzo e mio personale, a tutti i relatori che si avvicenderanno nell’intervento e ai graditi ospiti ed un cordiale benvenuto alle autorità presenti e a tutti i partecipanti. Come ha detto poc’anzi il Sindaco, il Ministro Letta sarà con noi non prima delle 18:30 in quanto i suoi innumerevoli impegni si sono protratti, comunque ci ha garantito la sua presenza, e il suo prezioso contributo non mancherà senz’altro ai lavori.
Esattamente 13 mesi fa, il 22 ottobre 1998 si è svolta a San Vincenzo la seconda Conferenza Provinciale sul turismo; noi oggi ci troviamo ancora una volta a San Vincenzo ed ancora una volta per ragionare tutti insieme su di un settore che rappresenta il momento o almeno uno dei momenti più importanti della nostra economia, la pretesa della Giunta Municipale ed in particolare dell’Assessorato al turismo non era e non vuole essere quella di riproporre una giornata di intensa riflessione e tecnicamente di così alto profilo come fu in occasione della Conferenza Provinciale dello scorso anno; oggi il nostro stare insieme trae lo spunto dalle celebrazioni commemorative del cinquantenario della istituzione del Comune, infatti, come ho detto anche in apertura, la manifestazione odierna è stata inserita a pieno titolo nel calendario ufficiale delle manifestazioni, però abbiamo voluto allargare il nostro orizzonte, uscire dai confini del nostro territorio, per ricercare un confronto di esperienze e di contributi rispetto a questo comparto che ripeto riteniamo di vitale importanza, sia dal punto di vista economico, sia dal punto di vista occupazionale. Oggi avremo il piacere di ascoltare molti interventi, in particolare di enti economici e finanziari quali la Fiditoscana, di promozione come l’APT e la Promotour, istituzionali quali la Provincia e il Governo, oltre alle associazioni di categoria. Il mio personale auspicio, ma spero di interpretare anche il pensiero di tutti voi, è quello di poter affermare, al termine di questa giornata, di aver potuto arricchire la propria esperienza e la propria consapevolezza, nei confronti di questo comparto economico e culturale così importante per la nostra terra qual è il turismo. È scontato sottolineare l’importanza di questo settore per la nostra economia; San Vincenzo vive principalmente sui proventi del turismo diretti e indiretti, solitamente questa è una stazione balneare, vi sono tracce dei bagni e del mare di San Vincenzo in alcuni scritti del ‘6-‘700, e le prime cronache dei bagnanti ospiti delle nostre spiagge sono citate nelle pagine di molti autori, ne voglio citare uno solo molto vicino alla nostra terra, Renato Fucini. Nel corso del tempo la domanda di turismo è molto cambiata: oggi è impensabile ritenere, per esempio, che le parole contenute in un numero unico dell’azienda autonoma di soggiorno e turismo di San Vincenzo nel ’71 e vergate dall’allora direttore del “Telegrafo”, Carlo Lulli, possano essere sufficienti a promuovere il nostro territorio e la nostra costa, diceva infatti Lulli: “Lì c’è San Vincenzo, socchiudi gli occhi e vedi nella folgorante luce di un sole estivo, acqua di mare turchino, cieli di caldo celeste, il verde riposante di ombrose pinete, villette solitarie che promettono quiete e serenità”. La tutela alla valorizzazione ambientale non sono di per sé stesse sufficienti a rispondere alle richieste dei nuovi flussi turistici; esse devono interagire con nuove e moderne scelte di natura economica e politica, innanzitutto un ruolo sempre più centrale sarà svolto e dovrà essere svolto dalle politiche di promozione turistica, un compito che in questi anni ha visto coinvolti molti soggetti istituzionali e non, nella nostra Provincia e in particolare nella Provincia continentale, la nostra APT ha lavorato con lungimiranza e con ottimi risultati, un ruolo che, mi sia permessa questa critica che ha citato anche il Sindaco nel suo intervento, vedo notevolmente indebolito dall’attuazione della nuova, ma vorrei dire ennesima, legge di riforma sull’organizzazione della promozione turistica, la legge regionale 54 nella quale sono contenute indicazioni che potenzialmente potrebbero indebolire la funzionalità delle attuali strutture di promozione; ritengo, anzi mi auguro, che un consapevole impegno della Provincia e di tutti i Comuni coinvolti possa “bypassare” in qualche maniera e in modo indolore questa trasformazione che lascia perplessi molti, se non tutti gli interessati. Altro nodo centrale, per l’allineamento dell’offerta di mercato nel settore turistico, è rappresentato dallo sforzo di programmazione territoriale con particolare riguardo alle scelte in materia di assetto del territorio, occorre pensare al potenziamento delle infrastrutture siano esse viarie e portuali, per esempio, al recupero e alla valorizzazione delle risorse storico e culturali, all’ampliamento e alla riqualificazione delle strutture ricettive. In quest’ultima direzione, l’impegno dell’Amministrazione Comunale di San Vincenzo si sta concretizzando nello strumento urbanistico di prossima approvazione nel quale uno degli obiettivi centrali è rappresentato dalla riqualificazione strutturale della ricettività nel pieno rispetto dell’ambiente in cui si trova, in una sola parola, sviluppo sostenibile del comparto turistico, quindi ambiente, promozione, programmazione territoriale, valorizzazione storico-culturale, l’attrattività di un territorio discende da questi fattori prima che dalla qualità dei servizi offerti, qualità che peraltro deve integrarsi in questo quadro di infrastrutture. Il capitolo relativo all’offerta dei servizi e alla qualità degli stessi offre un altro tipo di ragionamento, che in questa sede credo verrà affrontato compiutamente dai vari interventi, personalmente però, per quanto riguarda la qualità appunto, vorrei soffermare la vostra attenzione su due importanti iniziative: la prima riguarda il marchio di qualità Costa degli Etruschi per gli alberghi che rappresenta un’ulteriore certificazione dei servizi offerti all’interno delle strutture alberghiere e si somma, o meglio, si integra alla classica standardizzazione per stelle, oggi noi consegneremo questo marchio, a 5 strutture alberghiere di San Vincenzo che hanno superato le attente verifiche sugli standard dei servizi; verifiche basate su criteri particolareggiati e molto attuali, individuati da un’apposita commissione di esperti; questo marchio rappresenta e soprattutto certifica un livello dei servizi qualitativamente importante e significativo che va in contro a quelle che sono le nuove domande di turismo. L’altra iniziativa che per il momento non è decollata, ma che pur nella sua complessità tecnica potrà rappresentare l’ulteriore salto di qualità sotto l’aspetto dell’offerta dei servizi al turismo è il marchio per gli appartamenti privati destinati all’affitto estivo; anche in questo caso, i requisiti per il raggiungimento del marchio ci consentirebbero un ulteriore e importante innalzamento della qualità del servizio offerto al turista. La realizzazione di questo progetto ci permetterebbe anche di monitorare e controllare tutta una serie di dati sui flussi turistici che oggi ci sfuggono in quanto non vi sono strumenti burocratici e amministrativi che ci permettono di rilevare gli arrivi e le presenze al di fuori delle strutture turistiche ricettive, un tempo questo si poteva fare, qualcuno si ricorda , con la vecchia tassa di soggiorno. La realizzazione del progetto sul marchio di qualità per gli appartamenti-vacanze richiede, non solo uno sforzo organizzativo, ma anche numerose risorse economiche rappresentate ad esempio dagli incentivi ai proprietari di abitazioni destinate all’affitto per vacanze. Sul tema dei finanziamenti al turismo, spero che l’amico Giorgio Kutufà, Presidente della Fiditoscana, e anche il Ministro ci possano intrattenere, ma soprattutto indirizzare verso quei canali di finanziamento accessibili al comparto turistico sia a livello regionale, che a livello di politiche comunitarie. Questi potrebbero essere alcuni spunti alla riflessione odierna, credo però che molti altri importanti elementi emergeranno dai vari interventi della giornata. Da parte mia ho cercato di evitare una riflessione che come diceva il Sindaco in questo periodo dell’anno può emergere con facilità e riguarda l’analisi dei dati della stagione appena trascorsa. Ritengo che parlare del turismo futuro e delle prospettive di questo comparto non sia necessario farlo partendo dai dati del passato anche recente; noi tutti sappiamo quali potenzialità sono insite in questo territorio e in questo settore, ed è su queste potenzialità che dobbiamo lavorare per crescere e svilupparsi, siamo peraltro consapevoli che nelle ultime stagioni vi sono stati buoni risultati di crescita, ma vi sono stati anche dei segnali di controtendenza ed è su questi che dobbiamo trovare gli spunti positivi per continuare nel nostro lavoro di sviluppo turistico dell’intero territorio, ne cito solo alcuni di questi elementi di controtendenza: la crescita delle presenze straniere soprattutto provenienti dal Nord Europa, l’aumento, anche se minimo, del periodo di permanenza nelle strutture, l’aumento di richiesta di turismi cosiddetti alternativi, quali quello culturale, paesaggistico, ambientale, ma anche enogastronomico. La visita nelle strutture agrituristiche di oggi, ne è in qualche misura un segnale di interesse in questa direzione, e poi vi è purtroppo una constatazione negativa che continuiamo a fare e che è molto significativa per il nostro impegno futuro, la constatazione della perdurante brevità del periodo della stagione turistica. Questo credo che sia il terreno del nostro impegno futuro; all’inizio ho presentato questo incontro parlando del cinquantenario della nascita del Comune di San Vincenzo e ribadendo come questo nostro convegno si inserisca nel calendario ufficiale delle manifestazioni revocative, a questo proposito abbiamo deciso di dedicare la prima parte del pomeriggio a San Vincenzo, alla sua storia e alle sue esperienze di sviluppo turistico e lo faremo ascoltando, fra breve, la testimonianza diretta di alcuni importanti operatori. San Vincenzo continua a essere un paese dall’aspetto paesaggistico ed ambientale gradevole, come citava Lulli nel suo scritto, ,ma negli anni si è mosso e si arricchito di molte esperienze che avremo il piacere di ascoltare subito dopo, e sempre per ricordare che oggi festeggiamo i nostri primi 50 anni di vita comunale, la Giunta ha ritenuto giusto e opportuno farlo ricordando e premiando alcuni dei precursori del turismo Sanvincenzino ed alcuni importanti operatori in questa direzione. Io amo definirli operatori storici, la cui presenza nel settore turistico di San Vincenzo ha rappresentato e continua a rappresentare qualcosa di importante. Dopo questo momento, se vogliamo anche un po’ campanilista, ma importante e significativo, allargheremo i confini della discussione con gli interventi delle associazioni, degli Enti, delle istituzioni che hanno gentilmente accolto il nostro invito e che ringrazio ancora una volta per essere intervenuti.


Alessandro Lazzi, Amministratore di Riva degli Etruschi – Lazzi VI.TUR. Spa.

Vorrei intanto ringraziare dell’invito e delle belle cose che sono state dette finora e che abbiamo fatto insieme con il Comune di San Vincenzo, con il quale abbiamo avuto sempre un buon rapporto. Questo rapporto ha semplificato molto, in questi 40 anni della nostra attività che ricorreranno ormai l’anno prossimo, la possibilità di poter sviluppare e seguire il turismo nella sua evoluzione, come è avvenuto dai primi anni ’60 ad oggi. L’evoluzione del turismo ha avuto uno sviluppo abbastanza logico, così come le esigenze dello stesso utente, del cliente, che si sono manifestate e modificate nel corso degli anni. Basta pensare a quali erano le esigenze degli anni ’60, se non altro degli ambienti e degli spazi, e quelli degli anni 2000. Una modifica logica ed ovvia. E’ evidente che tutto questo viene semplificato da una serie di evoluzioni avvenute, dalla viabilità degli ultimi anni a una sempre maggiore attenzione all’ambiente, con considerazioni in merito ai parchi, piuttosto che a strutture che riprendono, rivalorizzano, tutte le nostre bellezze e che forse noi, da bravi italiani, diamo sempre per scontato, che però evidentemente lo straniero apprezza. Apprezza e questo non ce lo dobbiamo mai dimenticare; siamo abituati, io parlo da fiorentino, ad avere tutto a portata di mano e forse non apprezzarlo mai abbastanza.

Il nodo del problema è come allungare la stagione turistica, che diventa molto importante perché il mare e il caldo lo si va a cercare, o meglio si cerca di scappare dalla città probabilmente a luglio e agosto anche per una questione di ferie e anche per una questione di tempo legati agli impegni di lavoro. Sicuramente però le stagioni intermedie che vanno da aprile a giugno, da settembre ad ottobre sono legate ad altro tipo di motivazioni da parte del cliente, del consumatore. E’ importante che un cliente nel mese di aprile possa trovare e avere la possibilità di fare cose alternative, perché il tempo è bello, ma ovviamente non è possibile fare il bagno come a luglio e agosto e pertanto è importante trovare tutte queste alternative, ben proposte, come possono essere i paesi, la natura e le strutture stesse che si sono create, nei dintorni.
San Vincenzo in questo, a mio parere, è in una posizione strategica, perché con la viabilità attualmente disponibile in un paio d’ore possiamo raggiungere tutti i centri di maggior interesse culturale e parlo dai più piccoli ai più grandi, dalle grandi città ai piccoli centri, ai piccoli borghi, quindi, anche questa tendenza a rivalutare le antiche tradizioni, dalle manifestazioni storiche alle più recenti, come il palio che viene corso sul lungomare di San Vincenzo, è un notevole fattore di richiamo e di tradizione e contribuiscono e aiutano noi albergatori. Ovviamente noi dobbiamo fare il nostro, sicuramente attenzione alla qualità, attenzione al servizio, nel nostro caso attenzione a mantenere inalterato il patrimonio naturale. Questo vale anche sicuramente per altri alberghi.
Un albergo in centro città a San Vincenzo avrà altre tematiche e altre problematiche. Per noi è stato ed è molto importante mantenere questo aspetto naturale dell’origine, di come era negli anni ’60. Tutto il resto ovviamente deve derivare dallo sforzo comune, su cui secondo me sono stati fatti passi importanti. Grazie.


Augusto Ferrero, Costruzioni Ferrero Sas.

Parlare di turismo oggi, e portare novità col contributo dei nostri interventi è molto difficile perché, credo che il Sindaco Roventini e l’Assessore Di Bonito abbiano fatto un panorama per il futuro che è assolutamente condivisibile, anzi speriamo che venga opportunamente realizzato. Il mio ringraziamento per questo incontro va all’invito personale, che vuol dire legittimare la mia presenza a San Vincenzo, la mia cittadinanza Sanvincenzina per 40 anni di vita in questo Comune e in questa comunità e questo è un grazie veramente sentito che mi commuove e mi rende orgoglioso di questa partecipazione.
Vorrei solo dare due appunti.
L’economia di San Vincenzo l’ho conosciuta quando Via della Principessa era sterrata e i fagiani camminavano sulla strada, passavano forse 10 macchine al giorno; ho conosciuto quegli Amministratori che si chiamano Lido Giomi, Loriano Mencarelli, oggi il nostro Assessore, il nostro Sindaco Roventini, che hanno seguito questo percorso e la crescita di questo paese e parlarne volentieri perché questo paese, anche per i contrasti interni che ci sono stati, è cresciuto incredibilmente.
C’era la Via Aurelia che passava in mezzo alle case e non voglio essere romantico, ma le macchine che passavano attraverso le case sono state sostituite oggi da una piccola zona interessantissima che è diventato il punto d’incontro, non solo dei Sanvincenzini, ma di tutti i paesi intorno ed è apprezzatissima da tutti i turisti che vengono a San Vincenzo. Come operatore mi sento di parlare, non solo a titolo personale, delle battaglie che abbiamo condotto insieme a tanti amici che vedo qui in sala, che si sono dedicati al turismo. Mi riferisco a quegli albergatori che con noi hanno vissuto i contrasti, le battaglie con una Amministrazione che pur cercando di spingere il turismo si è sempre trovata in mezzo alle pastoie della burocrazia.
Oggi il Sindaco ha detto stiamo vedendo il nuovo Piano Regolatore, chi è qui con me, sa che 10 anni fa abbiamo chiesto le cose che il Piano Regolatore ha accolto dopo 10 anni. Se il turismo si muove di qualità, si muove anche in velocità, la gente non si muove più per accedere alle località turistiche su quattro ruote, ci va in aeroplano.
Abbiamo parlato troppo poco e questo mi sollecita a ricordarlo agli Amministratori, chi oggi vuol giocare a golf non ha altro che da scegliere nell’arco di 2000 Km, non più di 200 Km, perché quando una persona è seduta su un aereo fare 500 Km o farne 2500 è soltanto questione di perdere qualche mezzora in più o qualche ora in più, ma per andare dove vuole. Quello che diceva il Dottor Lazzi, noi abbiamo mare, coste splendide, boschi splendidi, è vero. Amo questa terra, dico che dobbiamo fare delle scelte, ma non delle scelte globali, delle scelte puntuali. Significa offrire San Vincenzo non di luglio e agosto, che siamo capaci a offrire perché è un bene che nessuno ci toglie, il sole del luglio e dell’agosto è una realtà, ma offriamo anche delle strutture di servizio, strutture di qualità, e solo il pubblico può aiutare il privato a offrirle. Ad esempio, noi siamo in una zona dove non esiste un campo da golf. Quanto movimento c’è intorno a un campo da golf fuori stagione? Perché noi dobbiamo premiare il fuori stagione, che è una realtà che manca. Noi possiamo offrire a San Vincenzo, a due ore di distanza da Firenze, Siena, Arezzo, delle cose bellissime, ma perché non c’accontentiamo dello splendido percorso dei borghi medievali e dell’Alta Maremma. Il Monferrato che è terra delle mie origini, il mio cognome lo denuncia, è riuscito in 10 anni a creare un percorso enogastronomico dei vini e delle colline del Monferrato che oggi a fine ottobre rende pieni tutti gli alberghi e gli alberghetti. Noi abbiamo una terra splendida, oltretutto abbiamo un vantaggio, un sole che non ci toglie nessuno, abbiamo borghi medievali di cui nessuno ha parlato, ma che sono splendidi. Io invito questa Amministrazione e quelle dei Comuni vicini ad impegnarsi nel rendere partecipe tutta la comunità italiana ed internazionale di un percorso limitato che caratterizza la nostra zona, perché se noi diciamo venite a San Vincenzo per andare a Siena o Firenze fuori stagione, uno va a dormire a Firenze e poi va a Siena, non parte sicuramente da San Vincenzo. Ma far conoscere i nostri borghi, Suvereto, Campiglia, Massa Marittima, Volterra, da San Vincenzo lo si può fare e questo vi assicuro può essere una delle prospettive migliori e più interessanti per caratterizzare e far conoscere San Vincenzo.
Un’ultima sollecitazione: è vero che la burocrazia dello Stato, dell’apparato, la burocrazia dei Piani Regolatori e la loro attuazione rende difficile certe decisioni, forse certe volte le rende impopolari, altre volte le rende responsabili e pericolose per certi amministratori, ma bisogna farle. Un albergo non può aspettare 10 anni, una struttura turistica non può aspettare 5 anni per adeguarsi alla richiesta del mercato turistico. Grazie e grazie agli Amministratori per le loro intenzioni.


Francesca Vierucci, Operatore del settore agriturismo.

Buonasera, io vorrei innanzitutto ringraziare il Comune perché ci ha invitato anche se come realtà che non siamo così forte e numerosa. Fa piacere che comunque abbiamo avuto questa considerazione, perché in Toscana l’agriturismo ha preso piede e conta di numerose attività che hanno un’importanza reale nel numero delle presenze del turismo. Vorrei parlare innanzitutto della mia esperienza, perché è un’attività che seguo da diversi anni, nata per passione come penso accada per la maggior parte di coloro che vanno a applicare questa forma di turismo, ed è dovuta proprio al legame che abbiamo con la natura, con la terra e l’agricoltura, ma anche con la facilità che noi di questo settore abbiamo nei rapporti molto vicini e umani con i clienti.
Probabilmente è questo il successo dell’agriturismo; infatti devo dire che c’è stato un grosso incremento negli ultimi anni e le presenze sono sempre maggiori, una richiesta sempre di qualità e per fortuna c’è una riqualificazione di questo settore che fino a pochi anni fa era un po’ declassato, troppo marginale. Adesso a San Vincenzo cominciano a sorgere diversi agriturismi, siamo 4 o 5 in questo settore, altri nuovi stanno arrivando e questo secondo me ha un’importanza a livello territoriale perché noto che il cliente dell’agriturismo è molto legato al territorio e ha una stagionalità molto più ampia, proprio per questa ricerca di ciò che è non solo il mare, ma l’aspetto storico, culturale, ambientale. I clienti dell’agriturismo arrivano e immediatamente si mettono in contatto con noi per avere tutte le notizie del territorio, abbiamo sempre bisogno di tanta documentazione da fornire, abbiamo bisogno di seguirli, fare itinerari, vogliono sapere dove sono le oasi, cosa offrono i borghi, dove andare a mangiare. E’ il turismo di una clientela che apporta un buon sostegno all’economia del territorio e questo è molto importante, perché contribuisce all’allungamento di questa benedetta stagione, che non si vada a risolvere nei due mesi di luglio e d’agosto.
Devo dire che sono state fatte tante cose, perché avere istituito ed organizzato tutti questi parchi, reso il territorio percorribile, è stato sicuramente un grosso vantaggio.
E’ molto facile per i clienti riuscire a visitare il territorio e devo dire che mentre negli anni passati, mi riferisco a quello che diceva l’ingegner Ferrero, arrivavano e cercavano spesso le grandi città d’arte, ora c’è una forte presenza ed una forte richiesta di documentazione, di conoscenza di tutto il circondario, e fa grande piacere anche a noi mandare questi clienti nei dintorni e sapere che quando tornano sono soddisfatti di quanto hanno visitato. Negli anni passati era molto più difficoltoso, sia per le spiagge, sia per i borghi e la tipicità delle cose offerte.
La fortuna dell’agriturismo deriva anche dalla socievolezza che si instaura fra noi e i clienti, ma pure fra noi operatori agrituristici. Infatti c’è un grosso legame fra di noi e questo è un forte aiuto, perché riusciamo a mantenere e soddisfare la forte richiesta della clientela che ci telefona o si presenta. Sicuramente se non trovano posto da noi, vanno dal nostro vicino, dal nostro collega dell’agriturismo accanto e questo è un grosso aiuto, sia per noi operatori agrituristici, sia per i clienti che vengono e trovano quest’aspetto molto familiare, molto amichevole di caldo che sicuramente è apprezzato dal cliente. La clientela di oggi non cerca più un’offerta standardizzata da parte delle varie strutture turistiche, cerca molto quello il contatto con il territorio e noi operatori, albergatori, commercianti, imprenditori agrituristici, sicuramente siamo quel tramite che riusciamo a dare questo contatto. La fortuna per gli agriturismi è dovuta anche al grosso ritorno di clienti che arrivano tramite il passaparola; questo dà una grossa qualità al tipo di cliente perché un buon filone di clientela soddisfatta rimanda gente di qualità, che cerca la stessa tipologia e che a sua riporta via con sé una bella immagine del nostro territorio. Mi auguro che questa unione fra noi imprenditori agrituristici, tra gli albergatori e fra tutte le varie attività turistiche, sia sempre maggiore perché è quello che fa andare via il cliente contento, perché parlare male a un cliente della struttura vicina o di un disservizio del paese è sicuramente una cosa terribile, perché nel momento che il cliente va via, ha una brutta immagine del territorio, anche se solo per una parte. E’ sempre una brutta pagina da mandare in giro, per questo mi auguro che fra noi operatori turistici di tutta San Vincenzo si crei questo legame e questa forte continuità, per dare qualità a tutta San Vincenzo. Grazie.


Fulvio Pierangelini, titolare del ristorante Gambero Rosso

Io dovrei raccontare la mia storia, molto semplice e al tempo stesso anomala in quanto mi sembra che la parola d’ordine di questo convegno sia la qualità; finalmente. Sono 20 anni che faccio questo e l’ho fatto con grandi sacrifici, l’ho fatto con un impegno assoluto, e qui vorrei fare una piccola annotazione, cioè il rapporto Amministrazione - privato è un problema, se volete storico-politico, per cui è doveroso un distinguo.
I commercianti sono quelli che comprano e rivendono, e tutto quello che è privato, per un certo tipo di Amministrazione era il commerciante. Io non sono mai stato un commerciante, la mia piuttosto è una bottega, una bottega rinascimentale se volete, e quindi ho portato avanti un discorso assolutamente fuori da ogni logica, perché la domanda ricorrente che mi fanno nel mondo è: perché a San Vincenzo? Perché amo San Vincenzo, mi piace il cielo, questo tramonto e, o forse perché sono stato così inopportuno da non fare un’analisi di mercato, uno studio per cui sicuramente tutti mi avrebbero detto ovunque, ma non a San Vincenzo. Non ci sono strade, non ci sono vie di comunicazione, non ci sono città, non ci sono commerci, le industrie sono decotte, vattene da un’altra parte se vuoi fare un discorso importante. No, io voglio stare a San Vincenzo; stare a San Vincenzo per me è stato molto importante. Non nel senso di aver sempre accettato passivamente tutto quello che mi veniva imposto, i rapporti sono sempre stati sereni, però credo che sia stato importante il mio essere a San Vincenzo in quanto se non altro ho stimolato un territorio intorno a me, che ha creato. Ho i miei allevatori che fanno dei prodotti stupendi per me, ho dei biologici che mi fanno quasi tutte le verdure per cui sono quasi autosufficiente, l’unica cosa che vorrei ricordare, visto che ho l’Amministrazione davanti è questo: la qualità, questo vorrei dirlo, molto spesso è avanguardia e l’avanguardia come tale non sempre è facile da capire, per cui chiaramente nei limiti delle leggi evidentemente ritengo che le Amministrazioni dovrebbero uscire dalle logiche rassicuranti e avere un po’ più di spregiudicatezza, o comunque di prendere una lungimiranza e capire che probabilmente alcune cose che vengono richieste non sono per un interesse privato, e questo la mia vita lo dimostra, ma qualcuno che ha un’idea avanzata e spera di essere aiutato o comunque di non essere limitato nel proprio intervento. Io vi ringrazio.


Marco D’Agliano, Presidente dell’Associazione Confcommercio San Vincenzo.

Innanzitutto ritengo doveroso ringraziare l’Amministrazione Comunale per questo invito e porto il saluto del Presidente Provinciale Piero Santini che non ha potuto partecipare a questo convegno. Parlare dopo un personaggio della natura di Fulvio Pierangelini diventa molto difficile perché miglior esempio dell’imprenditorialità di San Vincenzo non si poteva premiare e avere oggi qui presente.

All’inizio del Convegno abbiamo sentito volentieri il Sindaco parlare di qualità e poi ribadire questo concetto da parte dell’Assessore. Noi crediamo che sia importante sostenere queste iniziative, queste volontà; innanzitutto cercando di far confrontare la qualità dell’offerta sia privata che pubblica attraverso i servizi, riuscire a dare una professionalità e una preparazione ai gestori di ogni attività turistica e ricettiva con estensione al personale, riuscire a mettere in campo iniziative di largo richiamo e ripetute nel tempo per trasformare da un appuntamento sporadico in tradizioni, dato che una tradizione importante ormai l’abbiamo persa, era quella del Carnevale, era una tradizione che creava un’identità. Non l’abbiamo più questa identità, l’abbiamo messa alle spalle, stiamo lottando per averne altre, dobbiamo verificare se questa è la volontà del paese. Se questa è la volontà dobbiamo investire su queste tradizioni perché sono quelle che poi possono servire ad allungare la stagione turistica e a dare anche un’impronta al paese e a dare, come dicevo prima, un’identità, incentivare l’offerta turistica non solo attraverso altri alberghi, ma diversificando, importante è la realtà degli agriturismi. Noi della Confcommercio, come anno sociale 2000 abbiamo impegnato delle risorse economiche proprio per riuscire ad essere vicini a queste nuove, vecchie e comunque importanti attività. Ci conviene fare un’analisi per capire come mai il marchio di qualità delle seconde case a San Vincenzo non è riuscito a svilupparsi, sappiamo benissimo che questa è una realtà fondamentale: è una percentuale altissima dell’offerta ricettiva a San Vincenzo. Purtroppo non riusciamo, non siamo riusciti a mettere in campo un progetto che abbia veramente una validità per fare, trasformare estemporanei affitta appartamenti, affittacamere in personaggi di qualità, di professionalità come gli albergatori che oggi sono sul territorio. Il Sindaco parlava di Iso9000 come un qualcosa di vecchio, noi diciamo vecchio laddove ormai l’Iso9000 è diventato un marchio di qualità affermato, voluto fortemente dagli operatori, qui forse ancora non lo è e quindi sarebbe tanto importante riuscire a farlo metabolizzare dagli operatori, quelli per i quali il marchio di qualità effettivamente ha un senso; parlava poi il Sindaco dell’Iso14000, per noi è una gioia sentirlo perché ieri sulla stampa c’era un nostro articolo dove anche l’impegno sull’Iso9000 e l’Iso14000 è l’impegno del nostro prossimo anno sociale. Sicuramente tutti lo sapete, però vorrei solamente rifletterci meglio, vorrei dire quello che può portare la certificazione Iso14000. L’organizzazione, Ente Pubblico o impresa che intende adottare un sistema di gestione ambientale può farlo decidendo di aderire ad uno dei due sistemi riconosciuti che sono la norma comunitaria prevista dal regolamento Emas oppure quella internazionale mondiale della Iso14001. I vantaggi per l’organizzazione che adotta un sistema di gestione ambientale riconosciuto e pubblicamente divulgato sono: riduzione dei costi, miglioramento di immagine pubblica, integrazione con i sistemi di qualità e sicurezza, prevenzione di sanzioni economiche e penali, fiducia degli azionisti. La nostra Amministrazione emette i BOC, i buoni del Comune, quindi esistono degli azionisti, persone che investono. Significa riduzione dei rischi, riduzione dei premi assicurativi, rivalutazione del sito, corsie preferenziali per gli appalti pubblici, riconoscimento nel Mercato Europeo, facilitazione degli adempimenti agli obblighi di legge, autorizzazioni e concessioni, conformità legislativa sotto controllo e per la cittadina turistica, valore ambientale assoluto e certificato, strumento di garanzia per il turista con riconoscimento superiore a qualsiasi organizzazione nazionale o ambientalista, bandiera blu, goletta verde, ecc.
E’ evidente che se l’Amministrazione, veramente al di là dei buoni propositi oggi qui pronunciati, ci dimostra con impegni fattivi di seguire questo indirizzo, è normale che oggi noi abbiamo sentito per la prima volta usare un termine di certificazione che non è una parola fine a se stesso, non è una parola vuota, perché l’Iso14000 non la possiamo giocare come un marchio di qualità così, è una parola importante perché determina dei comportamenti che vanno a risolvere tutte le problematiche annesse all’ambiente.
Quando l’Amministrazione, e io sono certo che vorrà seguire questa strada, mi auguro fermamente che la segua, certificandosi in questo modo eviterà sicuramente i futuri problemi che purtroppo a volte San Vincenzo si è trovata di fronte, sia prima che durante che dopo la stagione turistica.
Concludendo, voglio aggiungere solamente questo: sappiamo tutti, e per tutti intendiamo ogni associazione rappresentativa del comparto, quanto sia importante affrontare il futuro, dotandosi di strumenti idonei per presentare l’immagine del nostro paese in maniera qualificata, la nostra associazione non ha mai rinunciato sia attraverso progetti che con interventi sulla stampa a stimolare, impegnandosi in prima persona, le due componenti fondamentali che possono dare valore alla parola turismo: l’Amministrazione da una parte e gli operatori dall’altra. Siamo consapevoli che in alcune occasioni, anche per raggiungere lo stesso obiettivo, è stato giocoforza percorrere strade differenti, che in alcune occasioni ogni associazione ha ignorato l’esistenza di progetti degli altri, ma non per questo si può dire che l’uno o l’altro progetto fosse tecnicamente inferiore. E’ vero che le strade non si sono spesso incontrate; che fare quindi per discutere e prepararsi veramente insieme ad affrontare il nuovo millennio? La Confcommercio lancia quest’idea che, ripeto, è supportare chiunque voglia certificarsi Iso9000, stimolando l’Amministrazione verso l’Iso14000, questo perché non si può chiudere il cerchio senza che l’Amministrazione compia questo importante passo che la porterà sicuramente ai vertici mondiali del turismo di alta qualità. La Confcommercio si impegna fin da adesso, sia a livello organizzativo che economico, per raggiungere quest’obiettivo insieme all’Amministrazione, agli operatori turistici, come gli albergatori, gli stabilimenti balneari, gli operatori commerciali, gli agriturismi, tutti sperando vivamente che si possa intraprendere una via comune di sviluppo che da anni noi andiamo chiamando patto per il turismo e che forse oggi a nostro avviso ha più che mai un senso dopo le parole del Sindaco, un senso per correre insieme distinti dai ruoli rappresentativi, ma uniti nell’individuazione unica dell’obbiettivo da raggiungere. Grazie.


Livio CRISTIANI, Presidente dell’Associazione Confesercenti San Vincenzo.

Anche la Confesercenti vuol ringraziare il Sindaco e la Giunta per questo invito e portare il proprio contributo. Non vi è dubbio che il futuro di San Vincenzo è legato al turismo, ed in questo siamo particolarmente facilitati dal fatto che non vi è presenza di industrie inquinanti, che negli anni le Amministrazioni precedenti sono state capaci, tutti insieme siamo stati forse capaci di evitare, di deturpare la natura. Alcuni errori sono stati fatti, ma non cose capitali come è successo da altre parti. Ciò nonostante parlare di turismo è comunque difficile perché si tratta di un argomento complesso che significa programmazione, promozione, studio, diversificazione delle risorse.
Argomento effettivamente difficile perché bisogna trovare il sistema diverso per integrarle, queste risorse, in modo che possano tutte insieme assumere un aspetto sinergico che è l’unico sistema per ottimizzare effettivamente i risultati. E queste cose abbiamo già iniziato a farle, tutti insieme, anche con i personaggi che credo più tardi interverranno a questo dibattito.
Occorre, anche se in modo schematico ma quanto più possibile approfonditamente, suddividere il nostro turismo in tre grandi settori: il primo è il settore turistico ricettivo, il secondo è quello delle seconde case, sulle quali si è soffermato anche il collega della unione commercianti, un settore importante che porta un grosso contributo e con tanti problemi, il terzo è tutto il resto del lavoro autonomo, costituito dal commercio, dall’agricoltura e dai suoi prodotti, e dai servizi.
La particolarità del nostro settore turistico-alberghiero, è che al di là dei grandi complessi, è costituito da un numero considerevole di alberghi, di strutture, di unità piuttosto piccole, con standard qualitativi anche abbastanza importanti perché non sfugge che a San Vincenzo i nostri alberghi sono per oltre il 90% nuovi o ristrutturati, con una buona offerta di servizi. Intendo dire quanto sia importante, sul tema degli standard, tutto ciò che riguarda un discorso d’accoglienza, e la capacità di trattenere e facilitare il soggiorno del cliente. Queste strutture, necessitano comunque a mio avviso di dilatare la loro capacità ricettiva. Questo è un argomento che è stato affrontato più volte, sentiti gli interventi precedenti, e riveste un aspetto fondamentale per la nostra associazione, profondamente impegnata in questo settore.
Il problema delle seconde case è più complesso. Si tratta intanto di un settore che porta un grosso contributo, soprattutto in certi periodi dell’anno, al numero degli arrivi e delle presenze; è sfortunatamente in mano, molto spesso, agli operatori improvvisati e questo rappresenta un problema non da poco. A nostro avviso è un settore che deve essere rivisto sul piano normativo e anche sul piano fiscale, perché il fatto che gli introiti di questo settore scontino la massima aliquota possibile in dichiarazione dei redditi, ne penalizza lo sviluppo e ne va anche della qualità dei servizi offerti. Gli sforzi fatti dall’Amministrazione Comunale di San Vincenzo cui è stato fatto riferimento più volte anche in questi interventi, non solo non hanno assortito il risultato sperato. Anche per questo motivo, so che è in corso un tentativo di questo genere anche nel Comune di Rosignano, ma è evidente che per quanto concerne l’incentivazione e lo sviluppo della qualità di questo settore, i Comuni non possono a mio avviso essere lasciati soli. Noi diciamo questo in modo particolare, perché crediamo che tutto ciò andrebbe anche nella direzione degli interessi dell’intero comparto commerciale e dell’intero mondo del lavoro autonomo, intendendovi compresi anche l’agricoltura e i suoi prodotti ed i servizi, che sono settori dei quali non sfugge l’importante aspetto sul piano economico ed occupazionale, non soltanto di occupazione giovanile.
In tutto questo nostro ragionamento non sfugge l’importanza di alcune opere pubbliche, per ciò che riguarda la crescita anche nel settore economico e turistico.
Un’importanza fondamentale la riveste il porto, forse più correttamente l’ampliamento del porto; la programmazione urbanistica, ed il momento per parlarne più diffusamente evidentemente non è questo, però il momento è felice perché siamo nel corso dell’approvazione di un piano regolatore generale, peraltro redatto in maniera estremamente nuova e moderna. In tutto questo rivestirà una grossa importanza la capacità che avremo tutti di reperire risorse economiche necessarie per portare in fondo questi nostri progetti, ed alcune di queste risorse passano anche attraverso le politiche comunitarie che saranno rappresentate più tardi dal Ministro Dottor Letta.
Gli rammenteremo, l’aspetto negativo che si profila con il discorso del pedaggio sulla superstrada, sulla nostra variante Aurelia. Sarebbe una vera iattura per la nostra economia turistica, perché potrebbe significare il ritorno nel centro urbano del traffico pesante. Se ciò avvenisse i danni per il nostro turismo sarebbero davvero incalcolabili.
Chiudo sottolineando l’importanza di questi convegni; gli interventi che ho sentito sono stati tutti importanti, gli interventi degli operatori, degli Amministratori e delle istituzioni, così come lo è stato il convegno della Provincia che è stato fatto qualche tempo fa, dal quale la nostra associazione ha tratto non pochi spunti. Ritengo, anzi sono certo, che alcuni spunti importanti li trarremo anche da questa manifestazione odierna. Al di là della simpatia che traiamo nel momento in cui vediamo festeggiare alcuni operatori del nostro paese, sono sicuramente le occasioni per fare il punto della situazione, per alcune riflessioni importanti e l’occasione anche per guardare avanti, per crescere e per migliorarci. Grazie.


Bruno PAFFI, Presidente dell’Associazione Albergatori di San Vincenzo.

E’ intanto doveroso un apprezzamento da parte della nostra associazione al fatto che il Comune abbia appositamente dedicato una giornata al tema su cui stiamo, diciamo pure, dibattendo e un ringraziamento anche agli ospiti intervenuti a testimonianza dell’importanza che viene riconosciuta al settore del turismo. La tentazione sarebbe quella di cogliere l’occasione per affrontare numerose problematiche di cui sentiamo la necessità che debbano trovare una soluzione. Per rimanere nei tempi cercherò di sintetizzare il più possibile sperando di fornire ugualmente un contributo fattivo al dibattito odierno.
Che San Vincenzo rappresenti una realtà nella nostra costa è un dato consolidato, ma che sia tutto oro quello che scaturisce dalle statistiche non è sempre vero. Dalla nostra esperienza lavorativa quotidiana, avvertiamo che il mercato è in movimento e sta cambiando. Il cliente è in evoluzione, è più preparato, più selettivo, le sue esigenze e i suoi bisogni sono cresciuti. Occorre perciò non mollare la guardia e agire in due direzioni: consolidare le posizioni raggiunte e trovare nuove nicchie di mercato per prolungare la stagione lavorativa.
Per raggiungere questi due obiettivi riteniamo che il nostro sistema debba muoversi in maniera coordinata in diverse direzioni: qualità è l’imperativo del futuro; il concetto deve essere inteso nella accezione più ampia, non solo qualità degli immobili, comfort delle camere, cucina curata, ottimo livello dei servizi, ma anche qualità nel soddisfare le aspettative del cliente, nel rispondere alle sue esigenze con flessibilità e tempestività. Ciò presuppone una maggiore professionalità, sia da parte dell’imprenditore che del personale dipendente. La formazione diventa sempre più importante per rispondere alla sollecitazioni del cliente e per competere sul mercato, specie se questa professionalità è innovativa. Il cliente è l’elemento fondamentale attorno a cui ruota tutto e la cultura dell’accoglienza integrata ad un ambiente accogliente, confortevole e funzionale può costituire un arma di indubbia efficacia per il futuro.
Qualità del privato, ma anche qualità del pubblico, infrastrutture e servizi messi in campo a disposizione dell’utente e del turista in particolare, non potranno prescindere da questo concetto di qualità. Le possibilità per operare in queste direzioni ci sono: l’operazione marchio di qualità ed il nuovo piano strutturale sono due opportunità da accogliere e da approfondire per migliorare quantitativamente e qualitativamente l’offerta al turista. Rimarremo comunque delle piccole entità e per competere con realtà ben diverse dalle nostre occorre puntare sulla specializzazione e sulla differenziazione dell’offerta al fine di incrementare ulteriormente le presenze allungando la stagione lavorativa. Anticipando un aspetto che riprenderò fra poco, occorre capire che sole e mare non saranno più sufficienti, che vivere di rendita sarà sempre più difficile. Bisognerà sviluppare maggiormente al nostro interno lo spirito associativo e all’esterno la collaborazione con le istituzioni per riuscire a formulare un’offerta complessiva ed integrata del territorio e delle sue risorse.
Il rapporto qualità prezzo diventerà sempre più l’arma che ogni turista possederà e non mancherà di usare. Questo vuol dire mettere in pratica la qualità globale di cui parlavo prima: l’abilità e la professionalità manageriale dell’operatore turistico nel gestire la propria struttura e le proprie risorse umane, la specializzazione dell’offerta e la qualità dei servizi pubblici, se forniti ad un giusto prezzo potranno costituire la risposta più valida alle attese del cliente. Non posso tralasciare il problema dei costi di gestione e la necessità di evidenziare che energia, acqua, costo del lavoro ecc. incidono molto e, a volte, in modo imprevisto come variabile fissa. Per una corretta determinazione del prezzo di vendita occorre anche certezza dei costi ed in questo sarà sempre più necessaria la collaborazione ed il dialogo con le istituzioni.
Indipendentemente da quelle che saranno le capacità individuali dei singoli nostri operatori, mi preme porre in evidenza un’altra considerazione che, insieme al concetto di qualità, potrà costituire un insostituibile fattore di crescita del nostro territorio: bisogna sviluppare maggiormente il prodotto turistico delle nostre zone. Intendo con il termine prodotto turistico parlare di un turismo coordinato che sappia coniugare al meglio le risorse presenti nel nostro territorio. Gli enti o istituzioni preposti alla gestione di ambiente, cultura, sport, enogastronomia ecc. dovranno sempre più convogliare le loro risorse nel processo di valorizzazione di un sistema integrato di offerta. Riteniamo che questa dovrà essere la strada percorribile per evitare la dispersione di risorse finanziarie, umane e culturali, con il rischio di vanificare gli sforzi dei singoli. Quest’azione coordinata pubblico privato potrà supplire alle carenze di alta stagione e stimolare la cattura di nuovi clienti in periodi di bassa stagione, mirando anche al cliente individuale, che rispetto ai gruppi organizzati è più trascurato.
Quest’azione coordinata necessiterà di un parallelo sforzo congiunto di vendita e di posizionamento strategico. L’individuazione del cliente potenziale è di fondamentale importanza, raggiungerlo diventa vitale, ma data anche la varietà di offerta possibile, è di difficile attuazione.
L’insegnamento che giunge da Francia, Austria e Germania, ci dice che una efficace azione congiunta tra pubblico e privato in tema di promozione marketing porta a risultati più che incoraggianti.
Qualità tecnica e professionale, sia privata che pubblica, offerta complessiva gestita in maniera specifica, la presa di coscienza di tutto questo, unitamente a strumenti tecnici e finanziari quali ad esempio il nuovo piano strutturale ed i nuovi aiuti economici della Comunità Europea, possono costituire elementi fondamentali per affrontare la sfida dei prossimi anni.
Seppur forzatamente sintetico, spero comunque di aver dato il nostro contributo di idee e che queste possano costituire un elemento di riflessione e di confronto globale nella redazione dei programmi futuri previsti per il nostro territorio e la nostra economia.
Grazie e saluto tutti.


Franco FRANCESCHINI, Segretario Comprensoriale della Filcalms CGIL.

La Filcalms rappresenta i lavoratori del settore del turismo, del commercio e dei servizi. Si deve ringraziare l’Amministrazione di San Vincenzo per le scelte che ha fatto negli ultimi anni, perché queste scelte hanno fatto sì che a San Vincenzo abbiano trovato risposta occupazionale molti giovani della Val di Cornia, anche se per ora questo avviene solamente per alcuni mesi dell’anno. A San Vincenzo d’estate si vedono impegnati tanti ragazzi e tante ragazze del comprensorio e non per una stagione molto breve, ma per una stagione che comincia a diventare interessante. Ricordo alcune scelte, partendo da quelle più semplici, e non sempre scontate: avere riadeguato le strutture alberghiere esistenti e aver permesso a queste di arrivare ad avere dimensioni tali da recepire gruppi, ha fatto sì che si sia incrementato il fatturato di queste aziende ed il periodo e la stagione di offerta turistica. In bassa stagione non si può pensare di avere i prezzi e gli stessi turisti che si hanno di luglio e di agosto; per dare un’offerta diversa ci vogliono le strutture adatte. Il comune ha saputo compiere scelte di qualità. Di questa parola, qualità, c’è un abuso negli ultimi tempi, perché tutti vogliono fare scelte di qualità, ma questo vuol dire realizzare strutture che fanno fatturato, che danno servizi completi al turista. Un campeggio che fa 2 miliardi di fatturato, può dare sì la qualità, ma avrà sempre un numero di dipendenti e avrà una ricaduta sul territorio limitata. Un’azienda che fattura 20 miliardi, ed a San Vincenzo ci sono, ha ricaduta nazionale e ha ricaduta sul territorio, ci lavorano tantissime persone.
Le ultime scelte fatte o programmate e che si sono difese con i denti, perché sono state anche attaccate, sono scelte importanti che vanno in questa direzione. Questo non vuole essere un elogio particolare, però quando le cose rappresentano la realtà vanno dette, ed a San Vincenzo si è fatto un salto di qualità nel vero senso della parola. Si è tentato di dare risposte cercando di aumentare il valore aggiunto delle aziende che lavorano in questo territorio; le nuove aziende sono nate in questa ottica, ma anche le aziende esistenti stanno andando in questa direzione.
Il sindacato ha buoni rapporti principalmente con le grandi aziende. Vediamo la stessa Lazzi e gli investimenti che ha fatto ultimamente, non li ha fatti solo per incrementare il numero di posti letto, ma ha cercato principalmente di aumentare la qualità dei servizi che offre ai propri ospiti. Queste sono scelte intelligenti, che hanno una prospettiva, perché è vero che Siena e le altre città d’arte sono vicine, ma il vostro cliente prima di tutto guarda ai servizi che trova nell’albergo o nel villaggio, poi tutto il resto, ed è un valore aggiunto.
Questo ha permesso di dare risposte importanti per i lavoratori dipendenti, che hanno guadagnato dalla qualità in tutele, perché più le strutture danno qualità e producono fatturato, più i lavoratori sono tutelati. Se ci sono appunti da fare, vanno fatti, ma voglio solo evidenziare alcuni aspetti, magari solo per titoli. Nelle piccole strutture, in particolare nei pubblici esercizi ed in altri settori, qualche passo avanti c’è ancora da farlo, anche per la tutela, perché gli incrementi del costo del personale negli ultimi anni, a differenza dei 4-5 anni passati, sono nettamente inferiori, anche grazie alle scelte intelligenti che il sindacato ha saputo fare in anni difficili di questo paese, quando forse in questo paese nessuno era in grado di governare, cercando di sconfiggere il nemico più importante che era l’inflazione. Questo ha fatto sì che oggi abbiamo un costo del personale che non ha più gli incrementi di una volta, le scelte del Governo vanno in una questa direzione, e quindi gli operatori sono oggi in condizione di poter guardare a questo settore con maggior attenzione, cercare di svilupparsi e di mantenere tutele.
Da parte nostra, anni fa abbiamo tentato di iniziare un rapporto anche con l’associazione albergatori di San Vincenzo, che a quell’epoca non era un’associazione molto unita. Vi è un gruppo storico e c’è il nuovo, le aziende più grandi. A questo convegno noto un’assenza che vorrei sottolineare, il Garden Club, che non è mai stato nominato da nessuno e che riteniamo una realtà da non sottovalutare. Forse non è sufficientemente amata a San Vincenzo perché è molto chiusa, ma da lavoro a 2-300 persone e non so quanto indotto riesca a creare. Immagino perché ha una realtà societaria molto complessa, cambia direttore molto spesso, non si sa mai chi è il padrone veramente oppure, quando si sa chi è padrone non si sa quando lo vende, ma non dimentichiamola, questa realtà, che effettivamente ha fatto sì che l’immagine di San Vincenzo nel mondo sia stata in un certo senso valorizzata. Io ritengo, e offro la disponibilità dell’organizzazione sindacale che rappresento, se coinvolta, a dare il contributo per trovare soluzioni anche a quelle domande che il Presidente degli albergatori poneva. Trovare le soluzioni per gestire i bisogni di flessibilità, ed in questo settore ci sono, anche con scelte negative. Il sindacato non è conflittuale, non sceglie di stare a fare la guardia quando non si paga un’ora di orario straordinario o si sta a fare qualcosa di strano. Naturalmente cerchiamo di tutelare al meglio i lavoratori dipendenti, ma per tutelarli bisogna creare anche le condizioni perché le aziende trovino il giusto equilibrio tra i costi ed il servizio che devono fare.


Paolo PACINI, Presidente dell’Agenzia di Promozione Turistica di Livorno.

Va ringraziata l’Amministrazione Comunale di San Vincenzo che, anche in questa occasione di festeggiamento dei 50 anni di autonomia del Comune, ha voluto cogliere la possibilità di approfondire e discutere del più importante comparto economico ed occupazionale di questa realtà. Questa giornata di approfondimento non è importante solo per quanto riguarda le linee, le prospettive ed il futuro di questo settore, ma anche per aver premiato e riconosciuto gli operatori, che attraverso i loro interventi hanno caratterizzato lo sviluppo di questo settore in momenti particolari.
Dico questo da amministratore pubblico, poiché sono cambiati i tempi, in termini di acquisizione di cultura turistica da parte del pubblico e del privato. Se il turismo anni fa veniva considerato come un settore marginale, un settore per pochi, e non c’era una grande attenzione del pubblico rispetto agli investimenti ed alle scommesse di questi operatori, oggi c’è una presa d’atto e un riconoscimento che deve essere esteso un po’ a tutta la realtà di questo territorio.
Oggi forse è più facile far turismo rispetto al passato, e quindi a tutti i ritardi che venivano dichiarati, in modo non polemico, dagli stessi operatori. Partiamo da un dato diverso, da una crescita culturale in questo territorio, e non dico solo di San Vincenzo, ma di tutta questa parte continentale della Provincia di Livorno, del nuovo modo di affrontare questo comparto sia a livello imprenditoriale che pubblico. Un comparto difficile ma determinante la prospettiva dello sviluppo, non solo economico, ma anche occupazionale. Il Prefetto ricordava che le strategie e le linee future saranno quelle di uno sviluppo economico attraverso la terziarizzazione, ma io credo che in modo particolare rispetto a tutti i settori, il turismo sia quello che abbia più possibilità occupazionale poiché è un settore di servizi, che non si fanno con l’automatizzazione, ma con il rapporto diretto e quindi con le risorse umane.
Sarà quindi un settore che avrà bisogno innanzitutto di una nuova formazione per le nuove generazioni, per cui già da oggi diventa elemento fondamentale investire per la riqualificazione delle attuali professionalità. Del riconoscimento di queste nuove professionalità se ne parla già nelle nuove normative regionali nell’ambito turistico.
Siamo in un settore che in questi ultimi anni ha fatto un salto di qualità e di quantità, siamo una realtà, non dico toscana, ma nazionale, dove il turismo è cresciuto in termini di presenze. Nel giro di 4 anni c’è stata una crescita superiore al 40% delle presenze turistiche, questo è un dato di fatto sul quale ritornerò, perché non solo la quantità è sinonimo di economia, ma sicuramente è un elemento di grande riflessione che sta a premiare gli sforzi di un nuovo modo di lavorare tra pubblico e privato che comincia a dare i suoi frutti. Al di là delle presenze e di questa crescita che ci caratterizza non solo nell’ambito toscano, basta ricordare che la parte continentale con l’Isola d’Elba oggi è diventata la seconda realtà toscana in termini di presenze e di movimento turistico dopo Firenze. Con questo dato importante, se noi potessimo quantificare il sommerso relativo alla ricettività degli appartamenti non censiti dai rilevamenti ufficiali, questa Provincia diventerebbe la prima Provincia a livello toscano in termini di presenze e quindi di importanza turistica. Ritengo che questo debba essere un nuovo elemento di riflessione.
L’altro elemento di riflessione che volevo sottoporvi è quello relativo alla verifica del peso che il comparto turistico ha a livello economico su questo territorio. Il 15% del PIL della Provincia di Livorno non è altro che il turismo. Questo vuol dire che per realtà come San Vincenzo, il 60% del PIL è dal turismo, per l’Elba l’80%; vuol dire che per realtà come Livorno o Piombino rappresenterà il 3%-2%. Questi sono dati significativi, perché un comparto che fino ad oggi veniva considerato come marginale, si scopre che in termini economici diretti ha un peso veramente notevole e supera di gran lunga altri settori. Queste sono le riflessioni che devono indurci a un cambiamento di rotta rispetto al passato. Non sono per le monoculture economiche perché nel tempo possono portare più danni rispetto al resto, ma sicuramente il turismo deve avere un’attenzione maggiore, da tutti i livelli. Alcuni ricordavano le leggi regionali; credo che il livello locale debba diventare un aspetto determinante, sul quale creare le condizioni per un futuro sereno ed in prospettiva veramente efficiente. In termini di strumenti, e qualcuno prima ne richiedeva di snelli, e mi riferisco a Piani Strutturali che possono essere elementi determinanti, con i quali gli Enti locali devono dare risposte rispetto ad esigenze e tendenze. Se queste situazioni e questi dati positivi da una parte caratterizzano le novità di questo territorio, senza disconoscere che è veramente importante al di là della quantità delle presenze, la distribuzione delle presenze, va detto che è cresciuta, oltre al turismo prettamente balneare dei 40 giorni, una presenza che mediamente si va già attestando intorno ai 6 mesi. Gli operatori ricordavano che da aprile gli ultimi turisti sono rimasti fino alla fine del mese di ottobre, anche di provenienza internazionale. Questo è un altro dato importante, perché di fatto di allunga positivamente la stagione. C’è però un dato significativo che non rispetta questi trend di crescita, non corrisponde, e su questo dovremo aprire alcune riflessioni. Non crescono i consumi, in termini di ritorno sul territorio, e questo sta a dimostrare alcuni elementi. Il turista che viene su questo territorio ridistribuisce poco, e la riflessione è sui prezzi, sulla qualità e sul tipo di turista che arriva su questo territorio, che forse sarà un turista con reddito modesto, con una capacità di spesa medio-bassa.
Pertanto dobbiamo riflettere per trovare soluzioni in questo senso perché abbiamo detto che il turismo non è un fenomeno solo degli operatori e degli albergatori, ma è un fenomeno trasversale, che interessa un indotto particolare, come quello del commercio, della ristorazione, di tutte le attività. Se il turista non spende o riesce a spendere solo all’interno della struttura ricettiva per pagarsi la vacanza, poi non riesce a distribuire sul territorio. Chiaramente è inutile che aumenti la quantità; questa è una preoccupazione forte che abbiamo. Uno degli obiettivi fondamentali sui quali dobbiamo lavorare è innanzitutto quello di un allungamento della stagione, ma non su un turismo di grande quantità, ma un turismo di qualità, con una capacità di spesa molto superiore rispetto a quella di oggi. Credo che ci siano tutte le condizioni per farlo, perché abbiamo le risorse, che questo territorio che abbia una potenzialità enorme rispetto ad altre realtà italiane, nazionali e internazionali.
Oggi ha le capacità imprenditoriali per poter individuare una strategia ed una logica che vada in questo senso, una capacità di attrazione superiore rispetto a un turista che domanda qualità. Dobbiamo muoverci in termini diversi e pertanto la logica del campanile che non paga più in questo settore, occorre far diventare competitivo questo territorio e non con la concorrenza tra Comune e Comune. C’è la necessità di far sistema fra tutti questi territori, dal mare all’entroterra. Puntare alla diversificazione, creare dei prodotti di qualità, ma diversificati rispetto al monoprodotto che caratterizza ancora questo territorio, perché quando si parla di costa, si parla di mare e basta.
Il collegamento tra mare e entroterra, qualcuno prima ricordava i borghi, il sistema dei parchi, il sistema delle strade del vino e del prodotto enogastronomico, è un prodotto in forte crescita di domanda cresce, specialmente la domanda di alta qualità e quindi quella che sceglie la bassa stagione, le stagioni morte per muoversi.
Questi sono gli elementi essenziali, passaggi fondamentali sui quali dobbiamo lavorare. Io vengo da un’esperienza, sto seguendola e studiandola in modo attento, quella delle Langhe. Vi assicuro che nei momenti di bassissima stagione da ora a Pasqua si fa il tutto esaurito, con un turismo che non è solo nazionale, con l’aver messo in sistema le cantine, i ristoranti, gli alberghi, i prodotti tipici. Alba ha il tartufo, ma noi abbiamo altre cose, perché i prodotti tipici sono anche su questo territorio. Occorre lavorare in questa logica e quindi uno dei primi passi dovrà essere quello di muoverci e definire i prodotti di qualità. Per prodotti intendo la qualità totale della struttura ricettiva, dei servizi, dei prodotti tipici. Riusciremo ad essere competitivi, perché non siamo messi male come dotazione di infrastrutture, nei confronti del turismo internazionale, basta pensare all’aeroporto. Serve la compartecipazione di tutti i soggetti, di tutti gli attori che ne sono convinti, per operare in questo senso.
Anch’io sono diventato Sindaco e sto già attuandomi in termini pratici, e come dimostra oggi il Comune di San Vincenzo, cerco di definire gli obiettivi con i soggetti interessati, ed insieme applicare e individuare strategie per raggiungere questi obiettivi.
Il passaggio determinante è la grande compartecipazione, dove ognuno fa la sua parte: si definisce una strategia, poi il privato fa la ristrutturazione dell’albergo, e il Comune fa un’altra serie di elementi. Diceva a ragione Paffi, non ci culliamo sugli allori, siamo in crescita, ma siamo anche a rischio, perché la concorrenza si fa sempre più agguerrita. Ormai non esiste più realtà in Italia che non pensi di sviluppare il proprio territorio, la propria economia con il turismo; tutti stanno lavorando sul turismo. Dobbiamo in questo senso preoccuparci, muoverci, perché il turismo ha necessità di tempi e risposte veloci ed elastiche; basta pensare a quanto avviene nell’analisi dei mercati turistici, da una parte grandi mutamenti che avvengono in ordine temporale brevissimo e da una parte cresce la quantità di turisti interessati a viaggiare. Per la segmentazione, la diversificazione, l’attenzione diversa nella scelta di una località, diventano elementi importanti l’abbattimento dei tempi di percorrenza delle distanze.
Questi elementi debbono essere governati in termini di risposte veloci o immediate, quindi non tempi, interventi ed investimenti lunghi. Anzi, credo che le priorità delle Amministrazioni debbono essere queste, le scelte di snellire e dare risposte in tempi più brevi possibili per questo settore che è condizionato notevolmente dai tempi.
Oggi pensare a fare un albergo significa avere una risposta fra 4 anni. Fra 4 anni quel progetto è superato, per la tipologia turistica e per le esigenze turistiche dei mercati, quindi c’è necessità di tempi brevi.
La qualità è importante a tutti i livelli, perché quando si parla di qualità si pensa spesso agli alberghi a 4 stelle, ma anche in un albergo a 2 stelle si può equiparare il valore in termini di qualità, purché il turista riceva il grado di soddisfazione che si attende nelle due stelle. Da una parte è molto importante operare per la qualità all’interno delle strutture ricettive, ma è importante lavorare in un complesso di una qualità sistema di un territorio dove al di là delle certificazioni ci sia una responsabilità e un modo di lavorare diverso rispetto al passato, dove, ognuno nel proprio ruolo, faccia il proprio dovere per il raggiungimento del prodotto turistico complessivo, perché in un progetto di questo genere, se qualcuno pensa di non fare, di aderire e condividere e poi di non rispettare quelli che sono i ruoli, si danneggia non solo per se, ma danneggia complessivamente tutti.
Io sono stato tra i primi a scommettere su questo rapporto nuovo tra pubblico e privato, e già negli anni passati, in termini di promozione e commercializzazione, sono arrivati risultati rispetto al trend di crescita. Non ha nessun senso fare operazioni di promozione e commercializzazione in termini di singole realtà, sia in Italia che all’estero. Conta la visibilità sui mercati turistici, e pensare di promuovere San Vincenzo da solo non ha senso, ed ecco quindi l’affermazione della strategia di promuovere la Costa degli Etruschi per una maggiore visibilità. Ma oggi non è più sufficiente nemmeno la Costa degli Etruschi, pensate che oggi l’Alto Adige ed il Tirolo lavorano insieme per promuovere il loro territorio, per acquisire una maggiore visibilità sui mercati internazionali. Questa è un’altra riflessione sulla quale dobbiamo lavorare e qui, con una nota di polemica, ci sono già all’interno del nostro territorio, in un lavoro che ha portato risultati sotto la denominazione Costa degli Etruschi, realtà che si vogliono distaccare e vogliono acquisire nuovi nomi. Sicuramente si fa un passo indietro rispetto a quelle che sono oggi le strategie di comunicazione e di promozione sulle quali dobbiamo investire. Ci sono esperienze, dietro l’affermazione della Costa degli Etruschi, tanto che oggi produzioni tipiche di questo territorio riportano il logo della Costa Etrusca, e attraverso il processo di commercializzazione del prodotto tipico fanno conoscere il territorio. E’ un esempio sul quale continuare a spingere e approfondire per andare avanti, e non di ritornare indietro, per spaccare il territorio in tante denominazioni che sicuramente non avrebbero un risultato;. Promozione e commercializzazione devono essere uniti perché non ha senso fare una promozione senza che dietro ci sia immediatamente un supporto sulla commercializzazione del prodotto stesso. In modo particolare, l’esperienza del consorzio che è nato su questo territorio è un’esperienza positiva, perché la polverizzazione della piccola imprenditoria locale è superata oggi da un soggetto che raggruppa circa 140 imprese, ed in questo territorio è veramente un passo in avanti, che permette di raggiungere risultati ai quali ogni singolo operatore non sarebbe riuscito ad ottenere, per costi, per tempi. Uno strumento importante che deve continuare su questa strada attraverso nuovi stimoli, nuovi incentivi per la commercializzazione, la promozione, la visibilità sui mercati turistici.
Il tour operator, su questo territorio, è sempre stato visto con grande diffidenza perché è l’interlocutore, l’intermediario, ed ha bisogno del suo aggio, della sua percentuale ma è quello che in questi primi anni di avvio del nuovo processo, che ci può aiutare veramente, nei momenti particolari di bassissima stagione, ad affermare quei nuovi prodotti che noi vogliamo lanciare per questo territorio. Quindi anche un nuovo rapporto con il mercato che non è più il cliente diretto, il potenziale cliente, ma anche attraverso le nuove nicchie di mercato, e ci sono grandi interessi per questo territorio, ad esempio molti giornalisti Giapponesi già presenti in Toscana, stanno richiedendo di visitare questo territorio, proprio perché è un territorio emergente, legato in modo particolare alle produzioni, all’enogastronomia. In America, riviste specializzate parlano di nuovo Chianti, non più il Chianti tradizionale, ma un nuovo Chianti in questo territorio; basta vedere che le presenze degli americani su questo territorio crescono di anno in anno.
Permettetemi l’ultima cosa. Da una parte nuove disponibilità, nuovi passaggi di un processo di grande concertazione tra pubblico e privato, dall’altra definizione di nuovi strumenti, più coordinati anche a livello di Comuni. Il comparto del turismo sconta ritardi notevolissimi, basta pensare alla legge quadro, siamo rimasti alla legge 217 dell’83, ed ancora oggi siamo in fase di dibattito. Dopo quasi vent’anni, un nuovo quadro normativo a livello regionale non ci soddisfa in modo assoluto, sia per quanto riguarda le nuove agenzie del turismo, e quindi la trasformazione di APT in agenzie, sia perché non si va veramente a coprire un vuoto e a dare risposte certe rispetto alle classificazioni, rispetto agli standard previsti, che siano complessivamente in sintonia con il quadro comunitario. Si continua a legiferare in una logica molto ristretta, in una visione regionale, e questo non ha senso in un mercato turistico. Questo vale per le strutture ricettive, ma vale poi per tutte le altre tipologie. Non si danno risposte per rendere produttivo il patrimonio delle seconde case, presenti in tutti i Comuni costieri, per risolvere ed agevolare questo tipo di trasformazione, con una messa a reddito in termini turistici di questo patrimonio. Si continua invece a dare risposte che non diventano altro che una forma di conflittualità fra chi esercita professionalmente e chi no. Su questo credo che non sia voluto affrontare veramente il problema, non risolvendolo in termini di qualità anche dell’offerta turistica, perché si parla di qualità negli alberghi, si parla di qualità in tutte le strutture ricettive, mentre questo patrimonio di seconde case effettivamente è il 70% del patrimonio ricettivo esistente, e non è governato, non è gestito. Quindi sembrerebbe inutile parlare di qualità da una parte, se da un’altra parte, la parte più consistente, non si è in questa logica, e danneggia l’immagine complessiva.
Attraverso il processo che dicevo prima, non condiviso in modo assoluto, si vada nei tempi più brevi possibili, alla piena efficienza della nuova struttura dell’agenzia, perché effettivamente c’è questa necessità e c’è un grande pericolo che in questo vuoto si frammenti l’offerta del territorio, dietro spinte localistiche e questo sicuramente andrebbe in controtendenza e andrebbe contro gli interessi complessivi. Grazie.


Ermanno BONOMI, Direttore del Centro Studi Turistici di Firenze.

Le cose dette sono tante e vorrei aggiungerne soltanto alcune che mi sembrano importanti, per gli operatori pubblici e privati, per capire anche il futuro prossimo immediato. Quale tipo di compiti ci troveremo di fronte. Io avevo il compito di esporre anche alcuni dati legati al turismo, ma credo sia il caso che l’Assessore al turismo della Provincia, che ha una visione chiaramente più complessiva, esponga meglio la situazione dell’area nel suo insieme. C’è un dato, però, che vorrei ricordare e che riguarda proprio il Comune di San Vincenzo: noi abbiamo avuto negli ultimi 6 anni un incremento delle presenze turistiche del 105% e degli stranieri del 317%. Al di là del singolo dato, questo significa che negli ultimi 6 anni quest’area è esposta ormai a livello internazionale. In tutti i sensi; non solamente arrivano più turisti, significa anche un’immagine già affermata, significa turisti che vivono quest’ambiente, che comprano in rapporto con il commercio, l’artigianato, l’agricoltura. Significa un’area esposta anche alla concorrenza nazionale e internazionale. Un altro dato interessante è che quest’anno noi abbiamo avuto in quasi tutte le zone balneari una diminuzione e un assestamento della clientela italiana. San Vincenzo invece ha visto un aumento della clientela italiana, sia in arrivi che in presenze, con una permanenza media, l’hanno ripetuto anche l’Assessore e il Sindaco, che un poco si discosta dai dati di altre aree o di altri Comuni della stessa zona. Anche questa è una conseguenza di un turismo che si è molto diversificato: non abbiamo più solamente il balneare, ma abbiamo il turismo sportivo, il turismo rurale, un turismo anche minerario, archeologico che effettivamente ha contribuito a diversificare il prodotto. Pertanto siamo in una vera e propria fase di maturazione del prodotto stesso. Io dirigo un centro che ha il compito proprio di fare indagini di mercato, e prevediamo che nel 2000 avremo ancora un anno buono, per la Toscana e quest’area., già dai primi dati. Le ultime grosse borse, compresa quella di Londra, ci confermano che la Toscana quest’anno è stata venduta bene per il 2000, anzi, addirittura c’è un aumento significativo di contrattazioni, cioè di contratti conclusi tra nostri operatori dell’Incoming e operatori stranieri, in particolare dei tour operator. Questo è un dato importante, però per essere realistici dobbiamo entrare in questa dinamicità, lo ricordava qualche operatore prima, non soffermiamoci sul dato statistico ufficiale. Vediamo un po’ meglio anche le tendenze e la dinamicità del settore. Prima o poi arriveremo ad avere una certa saturazione di mercati, nel senso che certi mercati, come ad esempio quello tedesco, più di tanto non potranno dare. Altri arriveranno, ma numericamente non saranno molto importanti, quindi noi dovremo incominciare a pensare che più di questo numero di turisti non potremo avere, e questo è un primo elemento di riflessione; il secondo elemento di riflessione è il rapporto costi e prezzi, lo ricordava prima Paolo Pacini. E’ uno degli elementi fondamentali, ma ricordiamoci che più di tanto non possiamo scendere nei prezzi, perché abbiamo dei costi di gestione e costi fissi così rigidi, in parte anche giustificati perché mi sembra importante pagare bene i nostri dipendenti che hanno professionalità, comunque abbiamo dei costi dai quali non riusciamo effettivamente a scendere. Specialmente rispetto ai nuovi paesi turistici, non riusciamo a fare concorrenza sui prezzi. Quindi questi due aspetti, saturazione del mercato possibile dopo il 2000, costi e pertanto difficoltà a fare concorrenza, ci portano in modo naturale, inevitabile, diceva prima il Sindaco, discorso della qualità. L’unica strada che abbiamo è quella della qualità. I nostri operatori da una parte hanno ragione, ma al tempo stesso hanno torto dall’altra, quando dicono che se andiamo negli altri paesi europei, ad esempio le camere degli alberghi sono molto più strette, magari ci muoviamo tra un letto e l’altro, c’è pochissimo spazio, molti impianti non sono a norma come abbiamo in Italia. Andate a Parigi, la grande capitale, l’HCCP nei ristoranti non è applicata, mentre noi subiamo questo peso di controlli, di adeguamenti e via dicendo. Da una parte è vero, da un’altra parte però è una strada obbligata, l’unica che abbiamo già, perché avrà una propria identità e potrà trovare una differenziazione a livello internazionale, ed è molto importante che questa strada l’abbiamo già intrapresa. Certo sarebbe ottimale se accanto a questo noi avessimo un’Amministrazione Pubblica più snella e più pronta. Purtroppo ancora non ci siamo, ma penso che occorra lavorarci.
Cosa significa più nel concreto fare qualità, oggi, perché bisogna anche capire con degli esempi concreti. E’ importante l’ISO, le norme internazionali che ora si trasformeranno con nuovi parametri e nuove linee guida, e non si chiamerà più Iso, ma Visio, ma non è tanto questo l’elemento fondamentale. E’ molto importante nell’albergo avere la certificazione Iso, pochi alberghi se li possono permettere perché sono piuttosto costose, ma è più importante immettersi nella mentalità del miglioramento qualitativo, ottenere un miglioramento qualitativo adeguato alla propria clientela, che è diversa da quella di un altro Comune o di un altro albergo vicino al nostro o in un’altra area. Da diversi anni abbiamo intrapreso alcuni progetti pilota nella Costa degli Etruschi, con la certificazione di qualità d’area, ed i marchi di area hanno questo significato: da una parte avere una qualità legata al tipo di clientela presente nell’area, dall’altra avviare una strada volontaria, perché non si obbliga nessun operatore a partecipare. Sono gli stessi operatori, insieme al pubblico che ha anche la funzione di controllo delle linee guida ed una serie di altri strumenti, che determinano certi parametri cambiandoli magari anche anno per anno anche in base all’evoluzione del mercato. La qualità non va vista come un’altra norma che va ad appesantire la nostra vita quotidiana nell’impresa, e tale deve essere perché è essenzialmente un fattore di mentalità e di cultura. Se capiamo questo, riusciremo a dare al nostro cliente il massimo di garanzia nei servizi e nei prodotti. Un altro elemento stimolante, specialmente per gli operatori del settore enogastronomico, è che noi possiamo avere un albergo o dieci alberghi con certificazione di qualità, col marchio che consegneremo oggi, e nello stesso tempo avere un’area con tutta una serie di difetti, di servizi inefficienti, opere pubbliche inesistenti e tutti i mali che possiamo trovare. E’ chiaro che la qualità dei singoli servizi ha una garanzia a sua volta, solamente laddove c’è una marca più generale, di qualità globale del territorio. Facciamo degli esempi per capirci meglio: se leggete il Piano Agricolo della Regione Toscana, è il primo esempio di Piano Intersettoriale dove si afferma di voler valorizzare l’agricoltura attraverso lo sviluppo del commercio, dell’artigianato, del turismo i quali a loro volta rappresentano un mercato per i prodotti tipici e il mercato dei prodotti tipici a sua volta rappresenta un fattore di attrazione per il turismo, per l’artigianato e per il commercio. E’ la prima volta, ripeto, che si è capito cosa significa fare un Piano Intersettoriale, e si è capito che la valorizzazione dei prodotti tipici è un fattore sorprendente per lo sviluppo della nostra marca d’ambiente, della nostra immagine dell’ambiente, oltre che difendere la salute e far crescere la cultura dei consumatori. Spiace, naturalmente che il Presidente Clinton, nel summit che c’è stato ieri a Firenze, abbia chiesto una bottiglia di Coca-Cola quando di fronte aveva i migliori vini della nostra Regione. Noi dobbiamo contribuire a sviluppare una cultura legata ai prodotti tipici, che significa, a sua volta, sviluppare il turismo ed i fattori di attrazione.
In questo breve flash spero di aver spiegato almeno qual è la nostra filosofia: se consideriamo la qualità come un fattore che si sviluppa piano piano nel tempo, con un miglioramento continuo da parte dell’operatore, ed un miglioramento dell’area di tutti gli operatori ed in particolare anche del settore pubblico, arriviamo ad affermare che per fare qualità bisogna saper governare il territorio. Significa anche avere idee ben chiare su come muoverci, non solamente sulle risorse, ma su quali obiettivi.
Abbiamo parlato molto di destagionalizzazione, e vorrei fare un esempio: pensate cosa succederebbe in Italia nel nostro turismo, se allungassimo le vacanze scolastiche a tutto il mese di settembre. Sarebbe un forte impulso per la destagionalizzazione, oppure fare più periodi di vacanze in un anno, oppure rivedere i periodi di ferie nei contratti di lavoro. Governare il turismo significa più che altro intervenire in tutti i settori con una finalità turistica, quindi partire dal sociale, dal lavoro, dalla sanità, dalla scuola, per arrivare all’urbanistica con una finalizzazione turistica.
Un esempio anche legato all’urbanistica ed ai i Piani di Settore che oggi permettono ai Comuni di legare l’evoluzione della nostra offerta all’evoluzione della domanda. Se i Piani di Settore sono composti, creati, seguiti, eseguiti solamente da Architetti, probabilmente non abbiamo capito il significato del Piano, che è un vero e proprio atto di programmazione economica ed urbanistica; nella città di Firenze, per la prima volta dopo 15 anni, oggi chi ha un albergo può ampliare con qualche condizione, prima era proibito dal Piano Regolatore. Alberghi presenti magari nello stesso edificio, cosa che capita spesso nelle grandi città, possono ottenere incentivi o una variante urbanistica che consente i trasferimenti da un immobile all’altro, ecc. Una grande struttura adattare ai gruppi, quindi un buon numero di camere, può avere la possibilità di ampliamento creando certi servizi di qualità, al di là della stessa legge regionale, dando garanzie che si consegna alla collettività, al sistema turistico, una struttura di qualità.
Attraverso norme e facilitazioni urbanistiche, fra virgolette posso costringere anche l’imprenditore a qualificare meglio la propria struttura, ma un piano di questo tipo non può farlo solamente l’Architetto o l’Urbanista, deve coinvolgere le indagini di mercato, previsioni di settore ecc.
Governare significa incominciare anche ad innovare la cosa pubblica, in particolare gli Enti locali che acquisiscono un ruolo fondamentale. Una innovazione pure nei rapporti fra i diversi Assessorati e l’Assessorato al turismo, perché qualsiasi ricchezza apporto, ad esempio, per migliorare l’accoglienza turistica, è un modo anche per migliorare la qualità della vita della città. Buoni ed intelligenti interventi a livello di infrastrutture turistiche migliorano la qualità della vita del centro urbano, e soddisfano le stesse esigenze dei residenti. L’altra condizione è che ci sia una larga partecipazione dei soggetti, e questo è un problema di tutte le società moderne. Far contare gli attori, i soggetti, gli imprenditori che vogliono partecipare alla progettualità di un centro, di un area, per raggiungere degli obiettivi, è anche un valore civile importante, poiché laddove riusciamo a creare queste occasioni, abbiamo garanzia di migliori risultati e avremo la possibilità di avviare un rapporto diverso con la società civile e un rapporto diverso tra operatori e operatori.
Mi è piaciuto l’intervento dell’operatrice agrituristica quando diceva, ed è vero, che nel suo settore c’è una forte solidarietà tra imprenditori; di fatto sono solamente 1500 le aziende agrituristiche in Toscana, però questa loro solidarietà ha reso questo settore molto più forte del loro numero. Grazie.


Ario LOCCI, Direttore del Consorzio Promotour.

Cercherò di essere abbastanza schematico nell’intervento. Assistiamo ad un vero dibattito, molto entusiasmo e testimonianze importanti di imprenditori che raccontano la loro storia e spiegano perché hanno scelto San Vincenzo e questo territorio.
L’esperienza del Consorzio Tirreno Promotour, un consorzio di imprese, che si è sviluppato dal ’92 ad oggi con risultati che riteniamo abbastanza significativi, ma preferiamo che siano gli altri a giudicare l’attività, nasce negli anni ’90 di fronte a una situazione di turbolenza nel mercato turistico, di profonde trasformazioni sociali, che facevano sentire il loro effetto sull’imprenditoria turistica tradizionale. Da imprenditori che manifestavano una situazione di disagio nella gestione delle proprie aziende, che non riuscivano fino in fondo a capire questo mondo che cambiava; abbiamo presente che l’imprenditoria della costa livornese è un’imprenditoria piccola, con alcune punte medio-piccola, abituata a gestire la propria azienda tramandata in un certo modo standardizzato, con un mercato davanti e risultati che non erano quelli attesi.
Questa era la situazione della Provincia negli anni ’90; grazie al contributo delle due associazioni sindacali, Confesercenti e Confcommercio, che hanno dato una grossa mano alla nascita del Consorzio Promotour, mettendo a disposizione le imprese turistico-ricettive loro associate, siamo andati a questo tipo di scommessa: aggregare imprese in una prima fase, considerandole tutte allo stesso livello, superando anche la concezione degli anni ’60-’70 che solo gli albergatori fanno turismo. Già negli anni ’90 il turismo viene fatto da più imprenditori, da un ricettivo di tipo alberghiero, ma anche da un ricettivo di tipo extra-alberghiero che fra le altre cose numericamente sulla costa livornese è il più importante, per esempio i campeggi. L’idea fu quella di mettere insieme il ricettivo per quello che rappresentava, una visione di un territorio molto ampio, superando una concezione municipalista che fino a quegli anni, ed in parte anche oggi seppur la tendenza è diversa, aveva fatto intendere che per fare turismo bisognava essere chiusi nel proprio ambiente, nel proprio territorio.
Vorrei soltanto ricordare che negli anni ’60-’70 la costa livornese era conosciuta per due località fondamentali: Castiglioncello, con un segmento, un target di riferimento medio-alto, e San Vincenzo che era considerato, nella storia turistica, il paese turistico per le famiglie, per gente che aveva, negli anni ’60, potenzialità inferiori a quelle di Castiglioncello.
In questo scenario negli anni ’90 si creano le premesse per far nascere un nuovo soggetto imprenditoriale, quindi non una nuova associazione, c’erano e rimangono con la loro importanza, ma un soggetto imprenditoriale di tipo consortile che doveva rappresentare in modo concreto le imprese, su alcuni obiettivi particolari, previsti dal patto sociale. L’atto costitutivo del Consorzio Promotour prevede che le finalità del Consorzio siano quelle di allungare la stagione turistica, perché dalle riflessioni già esposte dai relatori che mi hanno preceduto, nessuno ha bisogno di gente nel mese di agosto. Abbiamo bisogno di altre cose, quindi allungamento della stagione turistica, qualificare il prodotto, promuovere e vendere questo prodotto. In questo contesto la creazione del prodotto turistico non fu una cosa eccessivamente difficile anche perché il ruolo del Consorzio Promotour, questo fu inteso all’epoca dagli amministratori e viene confermato anche oggi, non era quello di inventare, non c’era da inventare niente. Esisteva un prodotto già previsto nell’organizzazione turistica regionale, quello territoriale della costa livornese, di 100 km di costa da Livorno a Piombino con tutta una serie di operazioni di marketing. Già l’azienda di promozione turistica, lo studio dell’Università Bocconi, ecc. davano delle indicazioni, negli anni ’93, ’94.
Il Consorzio si inserisce in una situazione nella quale ci sono le condizioni esterne, la conoscenza, gli studi, le analisi già predisposte e forse il merito del Promotour è stato quello di mettere insieme queste conoscenze che erano scollegate tra loro, utilizzandole per creare il prodotto Costa degli Etruschi, individuandone meglio i contorni, diversificandone l’offerta, rendendolo competitivo, unendo poi i due momenti fondamentali del marketing: la promozione e la commercializzazione. Questo è stato l’elemento più significativo della fase iniziale: utilizzare una serie di risorse già presenti sul territorio. Le condizioni essenziali di un prodotto turistico essenzialmente sono l’ambiente, il territorio, la storia, la cultura, la gastronomia. Gli alberghi, le strutture ricettive sono condizioni per poter svolgere attività turistiche, ma il prodotto non è l’albergo, il campeggio.
Ci ha aiutato moltissimo in questa operazione, l’intervento preciso di alcuni regolamenti comunitari, il 2052 iniziale e il 2081 successivamente, che hanno permesso di avere una disponibilità di risorse finanziarie dal ’93 al ’99 di qualcosa come 10 miliardi e 400 milioni di cui il 56% dell’importo è stato investito dalle imprese e dagli imprenditori privati. Il 44 % è la quota di compartecipazione dell’Unione Europea, dello Stato e della Regione.
Sono stati investiti oltre 10 miliardi in attività promozionale di commercializzazione di questo prodotto e stanno producendo risultati, non soltanto per merito dei nostri 10 miliardi di investimento; questo è un dato positivo perché questi fondi erano finalizzati, non potevano essere utilizzati per cose diverse. Su questo la Regione Toscana ha effettuato una serie di verifiche ed è risultato che i progetti sono stati gestiti nel modo corretto, gli aspetti finanziari sono stati correttamente interpretati, non vi è stato sperpero o utilizzo improprio di risorse e dell’utilizzo delle risorse finanziarie dell’Unione Europea credo che il territorio livornese possa vantarsene. Il merito non vale solo per l’esperienza nel nostro Consorzio, sia il pubblico che gli imprenditori che hanno ristrutturato le proprie aziende lo hanno fatto in modo cosciente e serio. Da altre parti d’Italia, in altre Regioni, non è sempre andata così, ed anche questo crediamo che faccia parte di una cultura, che è una cultura della Toscana e di chi gestisce questi nostri territori con molto buon senso e anche una buona umiltà.
L’altro elemento di successo per la Promotour è l’aver prestato particolare attenzione alla figura del turista, ed anche questo è un fatto nuovo, perché non faceva parte di una cultura precedente. Chi decide è la domanda e l’offerta, e parlando di ricettivo, questo si deve adeguare alla domanda. Non esistono altre misure in una situazione come l’attuale, questo deve essere ben presente in chi gestisce il turismo.
La presenza diffusa in questi anni dal ’94 ad oggi su circa 40 appuntamenti fieristici in Europa, privilegiando come scelta strategica il mercato europeo e nel mercato europeo, il mercato di lingua tedesca è l’altra cosa che abbiamo fatto. Continuiamo ad operare in Germania, Svizzera e Austria, operiamo in modo significativo principalmente per il segmento dell’extra-alberghiero in Olanda, stiamo entrando su nuovi mercati che nel passato avevamo trascurato, uno di questi è l’Inghilterra, e ci stiamo avvicinando ai mercati dell’ex Unione Sovietica e degli ex Paesi Satelliti, che in prospettiva potranno darci, crediamo, dei risultati significativi.
Per il prossimo Giubileo 2000 siamo diventati l’unico referente operativo dell’Opera Romana Pellegrinaggi, pertanto una parte del turismo che passa attraverso questa istituzione ecclesiastica soggiornerà nel nostro territorio, utilizzandoci come strumento di servizio. Saremo noi a ricercare la disponibilità di alloggi da parte delle imprese ed allocarli. Il Giubileo purtroppo è un enigma, un grosso punto interrogativo. Sembrava che fosse una grossa scommessa, ma abbiamo qualche perplessità, già la televisione e i mezzi di informazione in questi giorni lo hanno fatto presente.
Tra le scelte strategiche che abbiamo fatto vi è quella di una valorizzazione di alcune risorse tra le quali riteniamo fondamentale in questo momento tutto il settore enogastronomico, non solo perché è di moda l’enogastronomia, ma perché veramente rappresenta una richiesta di mercato.
Un’altra riflessione molto ovvia: quale turista vuole stare peggio che a casa propria, andando e pagando in una struttura ricettiva? Nessuno. Poiché lo standard della propria abitazione e della propria casa è uno standard medio-alto, da qui scaturisce anche il ragionamento sulla qualità, sui servizi adeguati, perché nessuno vuol star peggio che nella propria abitazione ed anche l’enogastronomia va in una direzione di tipicità e cultura del territorio, che per esempio deriva dalle famiglie patrizie presenti in queste zone, il tipo di cucina dei conti o dei marchesi, quella che invece era la cucina e cosa mangiavano gli addetti al disboscamento. Tutto un percorso che stiamo definendo in questi giorni con una proposta di circuito di valorizzazione enogastronomica con la creazione di un circuito di ristorazione, quindi qualcosa di più concreto di una semplice enunciazione di principio. L’esperienza della gestione “la cinquantina” in qualche modo cerca di valorizzare piatti tipici, e la tipicità o parte della tipicità presenti in questi nostri territori, per far sì che si possa realmente ottenere risultati.
Vi ringrazio dell’attenzione prestata dando solo due elementi del Consorzio, due elementi conclusivi: sono 150 le imprese attualmente consorziate e vi è la fase di apertura del capitale sociale, quindi per un anno è possibile entrare nel Consorzio acquistando quote, nel mese di agosto nel Consorzio erano al libro paga 45 dipendenti, nel periodo invernale ci sono 20 addetti a tempo indeterminato che operano in questa nostra struttura, una struttura che è considerata una struttura pilota per l’esperienza anche della nostra Regione. Vi ringrazio.


Giusi Mazza, Assessore al Turismo della Provincia di Livorno.

Porgo a tutti voi il saluto del Presidente della Provincia Claudio Frontera, trattenuto a Livorno da una riunione politica piuttosto impegnativa.
San Vincenzo, una realtà importante in una Provincia importante dal punto di vista del turismo, la Provincia che, alla fine del ’98, si è piazzata al secondo posto in campo regionale, seconda solo dopo la Provincia di Firenze e San Vincenzo sicuramente ha molto contribuito a questo risultato, basti pensare, come faceva Bonomi del Centro Studi Turistici di Firenze poc’anzi, che dal ’92 al ’98 le presenze turistiche di San Vincenzo sono passate da 246.500 a circa 507.000, quindi si sono più che raddoppiate. All’interno di questa forte presenza gli stranieri sono cresciuti in modo esorbitante dai valori del ’92, erano 59.000 e sono passati a 246.000. Anche i dati riferiti ai primi otto mesi del ’99 ci dimostrano che a San Vincenzo ci sarà un ulteriore incremento, siamo molto vicini all’8%. E’ un bell’impegno mantenere e sviluppare questo risultato, però è sicuramente possibile. San Vincenzo ha tutto per poterlo fare, come la Provincia di Livorno. Il percorso di San Vincenzo verso la qualità è un percorso è già iniziato, non sto a ripetere che andare verso la qualità è una condizione imprescindibile, eventualmente c’è bisogno di una bella accelerata. Proprio pochi giorni fa abbiamo ricevuto in Provincia l’indagine motivazionale che abbiamo commissionato al Centro Studi Turistici, che trae origine dalla compilazione di una serie di questionari e di interviste effettuate sia nella bassa che nell’alta stagione.
I risultati ci confermano che il percorso della qualità è già iniziato. Non abbiamo ancora dati disaggregati per San Vincenzo, si riferiscono alla Val di Cornia. I turisti dimostrano di essere attenti alla qualità e gradiscono il livello di vivibilità della zona. Avendo a disposizione una valutazione da 0 a10 relativamente a settori quali l’Ambiente, gli eventi culturali, gli uffici di informazione turistica, il mare pulito, la pulizia generale, ma anche la viabilità, i parcheggi, le attrezzature per i bimbi alla Val di Cornia, i turisti presenti in bassa stagione hanno assegnato, un 7,69 e nell’alta stagione un 7,11. Non è 10 però mi sembra una buona votazione, sicuramente la migliore delle varie zone della Provincia in base alla disaggregazione; in particolare, per quanto riguarda il mare, vorrei segnalare che il mare pulito della Val di Cornia è al secondo posto dopo l’Arcipelago, e credo che la qualità del mare dell’Arcipelago sia un valore irraggiungibile da parte della costa.
Un altro segnale, che dimostra come la qualità a San Vincenzo sia già avviata, riguarda le strutture ricettive nell’ambito di una domanda che aveva come riferimento il rapporto qualità prezzo. I turisti della Val di Cornia assegnano per la bassa stagione un 8,4 e nell’alta stagione un 7,4, anche in questo caso è un dato che migliora i valori che si registrano complessivamente a livello provinciale, quindi vuol dire che nella clientela delle strutture ricettive è presente la percezione della maggiore qualità delle strutture. Ovviamente la qualità non deriva solo dalle strutture ricettive e dall’ambiente circostante, che comunque sono fattori fondamentali.
Parliamo della scarsa propensione alla spesa, ed anche questo dato è stato analizzato e dall’analisi della spesa media giornaliera pro-capite del turista, il valore provinciale è di 106.444 lire, per la Val di Cornia è 109.463, seconda dopo il valore dell’Arcipelago. Da questa cifra complessiva vorrei però estrapolare il valore commerciale, perché ovviamente la spesa turistica prendeva in esame le spese per l’alloggio, il vitto e la spesa commerciale. La spesa commerciale media sul territorio provinciale è 10.520 lire, per la Val di Cornia 11.020 il miglior valore in assoluto. L’andamento dei successi della Val di Cornia è sicuramente positivo negli anni, però alterna periodi di grande crescita a periodi di stabilità e questo ci fa ritenere che in un certo qual modo la Val di Cornia sia già un’area pilota, da monitorare e seguire, nella diversificazione dell’offerta turistica, un’area nella quale questa diversificazione è già presente. San Vincenzo in Val di Cornia ha sicuramente dei punti di forza ed il percorso che ha davanti è un percorso importante anche se complesso, ma non certo impossibile. Deve lavorare maggiormente per la diversificazione della propria offerta, che è già diversificata perché ormai a San Vincenzo esiste il turismo sportivo, culturale, rurale e quant’altro. Occorre lavorare di più e precisare meglio questi segmenti, continuando il processo di qualificazione delle strutture ricettive e anche di formazione degli operatori e del personale addetti all’industria del turismo, migliorando la collaborazione e la sinergia fra operatori. Il territorio e gli operatori debbono fare sistema, altrimenti il risultato non sarà così buono come vogliamo.
Continuo a dare qualche altro elemento circa la ricaduta sull’economia della Provincia; sempre in base all’indagine motivazionale che fa riferimento al movimento del ’98, la Costa degli Etruschi ha portato 1.081 miliardi nel ’98, l’Arcipelago 1.051, quindi sono 2.038 e 400 milioni che ricadono sul territorio provinciale. Possiamo tranquillamente dire che il turismo è un motore trainante per l’economia, un motore importantissimo per San Vincenzo. Ritornando alla spesa media turistica provinciale, sulle 106.000 lire, il turismo ufficiale, quello che soggiorna nelle strutture ricettive ufficiali e pertanto può esser facilmente censito, presenta una spesa turistica media giornaliera di 145.000, per un totale di 980 miliardi. Il turismo secondario, quello che alloggia in strutture ricettive non ufficiali e in appartamenti, presenta una spesa media giornaliera di 85.500 lire per un totale di 1.058 miliardi. Il rapporto numerico fra le presenze turistiche ufficiali e secondarie è intorno al 35% per quelle ufficiali e del 65%per le secondarie. Per quanto riguarda invece il rapporto tra la spesa turistica ufficiale e quella secondaria, il rapporto è un po’ diverso: il 48% deriva dal turismo ufficiale, il 52% da quello secondario. La maggiore potenzialità di spesa del turismo ufficiale non è ovviamente la scoperta dell’acqua calda, tutti lo sapevamo, è un’ulteriore conferma. Il turismo secondario ovviamente determina una ricaduta economica che è di molto inferiore. Torniamo ai 2.038 miliardi complessivi, questa cifra corrisponde al 19,82% del valore aggiunto al costo dei fattori allora stimato nel ’98 per l’intera Provincia, lo stesso indicatore per l’anno 1997 era del 18,49% un dato che è stato divulgato nella Conferenza Provinciale sul turismo dello scorso anno, quindi l’incremento della spesa turistica stimata tra il ’97 e il ’98 passa da 1.812 miliardi a 2.038 miliardi, assistiamo quindi ad un incremento del 12,47% mentre le presenze turistiche risultano incrementate dell’11,55%. Un altro segnale incoraggiante è la spesa turistica che aumenta più delle presenze turistiche, pertanto la domanda turistica conferma in pieno la sua funzione di attivatore del consumo. Attenzione però, perché potrebbe verificarsi che al crescere della domanda turistica non corrisponda una uguale o maggiore crescita dell’indotto economico attivato dal consumo stesso e qui entrano in campo tutte le nostre capacità e le nostre idee e la nostra progettualità.

La Provincia sta lavorando sul percorso principale che collegherà direttamente il Parco di Migliarino S. Rossore con il Parco di Montioni attraversando tutto il territorio provinciale con le zone naturalistiche interessanti da Collesalvetti, a Castagneto e Suvereto e ci saranno diramazioni verso i Parchi della Val di Cornia. Sarà importantissimo il contributo delle aziende agricole ed agrituristiche, perché l’obiettivo Brevissimamente, la legge 54/99 della Regione Toscana sulla riforma delle APT è una sfida, una legge che è stata molto discussa e piuttosto contestata. Le agenzie per il turismo, che grazie a questa legge possono diventare gli strumenti di informazione, di accoglienza e di promozione delle Provincie e degli Enti locali, se la Provincia e gli Enti locali ci credono, investendoci energie e finanziamenti, potranno fare quell’importante lavoro di squadra per l’accoglienza e per la promozione del territorio.
Per i finanziamenti comunitari, i soldi per il turismo, si sta per avviare una nuova stagione, 2000-2006. La Provincia farà la propria parte, svolgerà anche il ruolo di collettore di finanziamenti come ha iniziato a fare da qualche anno, ed anche qui sarà importante la collaborazione e la progettualità degli operatori privati. Grazie.


Giorgio KUTUFA’, Presidente della Fiditoscana.

Ritengo giusto che il Comune di San Vincenzo abbia voluto concludere la celebrazione del cinquantenario della sua istituzione con un convegno sul turismo, perché è l’attività sulla quale è impegnata l’economia del Comune e gli ha consentito quel grande sviluppo che noi tutti conosciamo e che in questa sede abbiamo ulteriormente potuto apprezzare.
Farò riferimento alle iniziative di sostegno finanziario che transitano tramite la Fiditoscana a favore di questo settore, e anche qui dobbiamo dire che la Comunità Europea, seppur in ritardo rispetto ad altri settori, ha finalmente posto anche il turismo fra quelli agevolabili. La Regione Toscana ha sempre sollecitato questo indirizzo e appena questa possibilità si è manifestata ha cercato di utilizzare al meglio queste risorse. La Fidi è stato uno strumento per l’utilizzo di queste risorse e devo dire che il turismo ha dimostrato di essere un settore con alta capacità di spesa, per cui giacciono molte domande che non hanno avuto risposta perché l’ammontare degli investimenti proposti non ha trovato copertura nei finanziamenti che sono stati resi disponibili.
Vi do alcuni dati, tanto per dare anche un’idea del peso che questi investimenti hanno avuto e quanto la Provincia di Livorno ha utilizzato questi strumenti: col regolamento 2081/93 sono state appunto iniziate a dare del credito rotativo al turismo avendo la possibilità di finanziare il 40% degli investimenti a tasso zero sia nelle aree obiettivo 2, sia nelle aree obiettivo 5b. Nelle aree obiettivo 2 la Fiditoscana ha creato un prodotto denominato Alfa che ha consentito investimenti per 116 miliardi. Livorno ha utilizzato questi strumenti per 14 miliardi e 800 milioni, quindi è ricaduto in Provincia di Livorno circa il 38%. L’obiettivo 5b è relativo all’Arcipelago, quindi sostanzialmente l’Isola d’Elba, ha mosso investimenti per 47 miliardi, finanziamenti per 18 miliardi e 260 milioni. La Provincia di Livorno ne ha avuti per 10 miliardi e 811 milioni, quindi il 59,20% . Come vedete, la Provincia di Livorno, sia nella zona continentale interessata dall’obiettivo 2, che nella zona insulare interessata dall’obiettivo 5b, ha largamente utilizzato questi strumenti. Il problema è che questi strumenti, interessanti nel loro ammontare, si sono dimostrati insufficienti a coprire tutte le iniziative, che non hanno potuto accedere a questi benefici comunitari. La Regione però, accanto a questi benefici comunitari, ha giustamente introdotto con la legge regionale 84 del ’96 anche dei benefici a carico del bilancio regionale stesso, anche perché ovviamente le zone rimaste fuori da queste agevolazioni comunitarie premevano per avere dei riconoscimenti ed iniziative nei loro confronti. La legge 84/96 ha dato luogo a un prodotto che la Fidi ha denominato Meta, che consente delle agevolazioni, con termini di abbattimento dei tassi di interesse di uno o due punti sul tasso di riferimento. Il tasso di riferimento è il tasso a cui vengono formulati i prestiti a medio termine con agevolazioni statali, attualmente al 5,80%, Con questo abbattimento di uno o due punti si va a concedere finanziamenti sotto il 4 %, e siamo arrivati anche al 3 %.
Questi finanziamenti hanno per ora interessato investimenti per 427 miliardi, finanziamenti per 211 miliardi, contributi come abbattimento in conto interesse per 14 miliardi e 738 milioni. Le zone favorite sono quelle non beneficiarie dei regolamenti comunitari, e qui Livorno ovviamente ha soltanto 435 milioni di contributi, quindi il 2,78%; comunque fra investimenti di bilancio regionale e di bilancio comunitario il turismo finalmente è arrivato all’agevolazione. Accanto ai finanziamenti a favore del turismo, quindi delle imprese turistiche così definite, ci sono stati negli ultimi tempi anche disposizioni a favore dell’attività commerciale, soprattutto nelle zone turistiche.
In questo senso è intervenuta la legge regionale 11/96, che ha dato luogo a un prodotto denominato Sirio, con abbattimento sugli investimenti delle imprese commerciali di 1 punto e 15, sempre sul tasso di riferimento, ed anche qui abbiamo avuto per adesso 130 miliardi di investimenti, finanziamenti per 84 miliardi, contributi per 3 miliardi e 249. Livorno 452 milioni, il 13,91%, quindi più alto del peso della popolazione complessiva sulla popolazione toscana.
Accanto a questi prodotti che hanno avuto un utilizzo concreto e diffuso sul territorio, perché vanno a cogliere esigenze di piccole e medie aziende, negli ultimissimi tempi, sempre con finanziamenti comunitari, è intervenuto un nuovo provvedimento che è in fase di attuazione da poco tempo, sul quale non si possono dare dati di consuntivo come ho dato per le altre formule. Il prodotto, denominato Astro, prevede un abbattimento di ben 2 punti e mezzo del tasso di riferimento e riguarda sia le imprese turistiche che le imprese commerciali.
Le opportunità offerte sono state rapidamente colte dagli operatori del settore e la domanda è molto forte, quindi qui l’augurio che mi posso fare, nella mia veste di Presidente della Fiditoscana, è che da la Regione da una parte, che nel bilancio 2000 ha rifinanziato le iniziative di sua spettanza, dall’altra che nelle trattative che si vanno definendo riguardo ai finanziamenti europei la Provincia di Livorno in tutta la sua interezza rimanga all’interno di queste aree, beneficiarie delle previdenze comunitarie anche nel 2000-2006. Che accanto ai provvedimenti finanziati col bilancio regionale, si possono sempre utilizzare anche finanziamenti comunitari, che hanno dato quei risultati concreti che ho potuto dimostrare.
Brevissimamente vi informo che il 12 novembre è stato firmato un accordo fra le banche partecipi al capitale della Fidi, praticamente tutto il sistema bancario regionale più la Banca Nazionale del Lavoro e la Regione stessa, con il quale è stato potenziato il complesso di finanziamenti agevolati alle iniziative che la Regione intende dare priorità. Tra l’altro è stato scelto di abbandonare il tasso di riferimento e andare all’Euroribor, cioè al tasso dell’Euro, più favorevole, e venire ancora più incontro ai clienti che utilizzeranno questi strumenti. Allo stesso tempo ci siamo dotati di nuovi elementi di sostegno alle imprese, sia direttamente attraverso i prestiti partecipativi, sia attraverso un fondo chiuso che è stato costituito e reso operativo dalla Banca d’Italia in questi giorni, la Sici, che potrà partecipare anche al capitale delle imprese.
C’è pure la possibilità, per iniziative di una certa consistenza, non solo di ottenere un sostegno attraverso la Fidi, come formule di finanziamento, ma anche la partecipazione laddove ovviamente i programmi siano interessanti e convincenti anche al capitale di rischio.
Nella stessa occasione del 12 novembre è stato firmato un altro protocollo, questa volta fra la Regione, l’ANCI, l’URPT, l’UNCEM e la Fiditoscana e nella quale le autonomie locali e la Regione hanno individuato nella Fidi uno strumento per iniziative di grande importanza, come advisor per le privatizzazioni.
Sapete che gli Enti locali toscani hanno moltissime aziende che sono in via di privatizzazione, l’advisor quindi dovrebbe accompagnare queste privatizzazioni. Un’occasione di imporre sul mercato e realizzare consistenti entrate per gli Enti locali, e nello stesso tempo sempre l’individuazione della Fidi come strumento per il project financing. So da tempo che il Comune di San Vincenzo, per realizzazioni di grande significato come l’ampliamento del porto turistico, si indirizza verso questa formula che vede mobilitato intorno ad investimenti pubblici non solo le risorse delle finanze pubbliche. Queste, che attraversano quella fase di riduzione dell’indebitamento derivante dagli accordi di Maastricht, non sono più in grado di sopportare completamente questi investimenti. Occorre cercare una formula di finanziamento anche di privati che trovino una rispondenza in progetto validi. La Fidi è stata individuata come lo strumento al servizio delle autonomie locali per la finanza di progetto, il project financing. Mi auguro che questo protocollo trovi concrete risposte soprattutto nella mia Provincia. Condivido pienamente questo indirizzo, che vede gli Enti pubblici non più gestori, da qui il discorso della dismissione attraverso la privatizzazione ed altro, ma molto più attivi nel creare gli strumenti dello sviluppo attraverso una nuova fase di infrastrutturazione, anche attraverso quelle formule nuove come il project financing. Spero che questa nuova missione della Fidi possa essere utilizzata proprio per una infrastrutturazione a sostegno del turismo, perché sempre più si affermi come un grande strumento di sviluppo delle nostre zone. Grazie.


Conclusioni del Ministro per le Politiche Comunitarie Enrico LETTA.

È un onore partecipare al cinquantesimo e concludere quest’incontro, condividendo con voi alcune fondamentali questioni per il futuro del nostro rapporto con l’Unione Europea. Cercherò in modo sintetico, data l’ora, di concentrare l’attenzione su un punto: sulle circostanze che fanno sì che attorno a questi temi dei fondi comunitari, del turismo e del periodo 2000-2006, si concentri una specie di congiura, quasi un’occasione veramente irripetibile. Primo motivo, l’ha accennato il Presidente della Fiditoscana Giorgio Cutufà poco fa, per la prima volta finalmente l’Unione Europea assume il tema del turismo come politica comunitaria; i termini contano e la terminologia comunitaria è complessa. Fino a oggi il turismo era stato considerato politica nazionale, lasciata alla totale competenza e sfera di azione dei singoli Paesi.
Erano stati alcuni Paesi a volere fortemente questo, in particolare i Paesi del Nord e soprattutto ovviamente come sempre capita, la Gran Bretagna. Il turismo ha fatto una gran fatica a ridiventare un tema di politica comunitaria, oggetto di azioni ed iniziative dell’Unione Europea, proprio perché da parte di alcuni Paesi si pensava che una omogeneizzazione delle politiche del turismo a livello comunitario avrebbe comportato per quei Paesi delle perdite secche a favore invece di Paesi mediterranei come il nostro, che hanno una solida tradizione turistica. Secondo i detrattori di questa tesi, questo avrebbe comportato una omogeneizzazione del prodotto europeo a vantaggio di Paesi come il nostro. È una tesi abbastanza bislacca, perché noi sappiamo che le specificità sono tali e rimangono tali, e sappiamo anche che ormai politiche comuni europee sul turismo erano rese necessarie da una considerazione molto semplice: l’avvento dell’Euro. L’inizio della Moneta Unica Europea porterà, soprattutto sul tema del turismo, una omogeneizzazione forzata. La trasparenza dei prezzi e l’uso delle tecnologie, quali sono per esempio le tecnologie legate al commercio elettronico, faranno sì che questi due concetti insieme faranno del turismo uno dei settori che avrà più modifiche nel suo modo di essere dall’avvento della Moneta Unica.
Quali modifiche? Molto banalmente, quando oggi noi immaginiamo una concorrenza tra offerte turistiche, la immaginiamo sempre all’interno di una differenza di prezzi legati alla differenza di moneta e di unità di conto. E’ difficile, se non quasi impossibile, fare un paragone tra un pacchetto turistico offerto in lire nella Costa degli Etruschi e un pacchetto turistico offerto in un’altra moneta nazionale, in un posto lontano di un altro paese, sempre europeo;. E’ difficile perché non si faceva il paragone tra due monete diverse, cambiava il corso del cambio, vi era una difficoltà oggettiva e quindi alla fine la competizione era sempre abbastanza drogata da questa cortina fumogena.
Quando ci sarà l’Euro, nel senso che l’Euro in modo visibile ci sarà solamente il 1° marzo del 2002, in maniera cartacea, non avremo più alibi da questo punto di vista, sarà la rivoluzione nel mondo del turismo. Pensiamo soltanto nell’arco di due anni da adesso cosa cambierà, in termini di uso delle tecnologie. Il tema forse più scottante che sarà all’attenzione del prossimo vertice di Seattle tra le 100 nazioni che appartengono al VTO in materia di commercio mondiale, sarà il tema del confronto per trovare regole sul commercio elettronico, che ormai come è noto è uno dei veicoli di commercio sempre più importante.
Dovremmo fare attenzione perché il combinato disposto di questi due aspetti rivoluzionerà il settore turistico nel futuro, lo dico con grande forza a chi ha responsabilità istituzionale, alle autorità presenti oggi e che ringrazio per la loro presenza, a chi ha impegni di natura economica. La rivoluzione legata all’Euro sta nella trasparenza dei prezzi che avverrà con la stessa unità di conto. Potrò paragonare veramente il pacchetto turistico di una o due settimane o di un week-end in Costa degli Etruschi, con uno stesso pacchetto turistico con cose assolutamente simili che mi viene proposto da un’altra parte, perché l’unità di conto è esattamente la stessa, la cifra che esborso è esattamente comparabile. Se a questo fatto, già di per sé importante, si aggiunge che il costo dell’operazione turistica sarà sempre più slegato dalla logica dell’agenzia di viaggi sotto casa, ma sarà sempre più quella di guardare le tante opportunità in concorrenza tra di loro che il commercio elettronico ci offrirà, e saranno opportunità a quel punto molteplici, perché non mi prenderò solo quanto l’agenzia sotto casa mi propone, ma sarò in condizione di cercare io stesso una pluralità di proposte, si capisce che questo settore sarà fortemente rivoluzionato. Su questo tema c’è ancora scarsa attenzione, non c’è ancora un’adeguata riflessione, almeno nel nostro paese e, secondo me, è un grande errore perché il nostro paese vive di turismo, per certi versi molto di nicchia, di continuità, di situazioni rispetto alle quali forse non ci siamo fino in fondo adeguati alle novità e alla concorrenza di altre parti d’Europa o di altre parti del mondo.
Questo tema deve essere centrale nelle nostre riflessioni sul futuro prossimo perché un territorio, una Comunità locale come la nostra che vive in gran parte attorno a questa prospettiva, deve investire sulla sfida per la qualità. La grande forza con la quale il nostro Paese può stare dentro questa competizione, che a questo punto non ha più barriere di nicchia, va giocata a 360 gradi. L’importanza del lavoro dell’Ente locale e delle strutture a supporto, è l’individuazione di una proposta globale; qualità vuol dire, ad esempio, accertare una tendenza che è in crescita dentro l’Unione Europea, sulla quale l’Italia insiste moltissimo e sulla quale crediamo di poter avere risultati positivi anche nei prossimi tempi, è il tema della valorizzazione della produzione tipica locale.
E’ evidente che incontrando questa filiera, ovviamente di qualità, e cercando di far sì che attorno a questa si riesca a vincere una battaglia che è molto superiore alle forze di una Comunità locale o anche soltanto di una Comunità nazionale, si può vincere solo imponendo regole del commercio internazionale ed europee attinenti la difesa dei marchi, che è la logica massima della qualità. Ancora oggi non c’è difesa dei marchi, soprattutto fuori dall’Unione Europea, sono attaccabili senza possibilità di alcuna difesa, ovviamente attaccabili in senso concorrenziale. Potrei raccontarvi una serie di aneddoti scoperti in giro per il mondo con l’American Parnesan, o cose di questo genere che sono evidentemente attacchi alla qualità prodotti tipici del nostro Paese, rispetto ai quali credo che la nostra iniziativa debba essere molto, molto forte.
Cito quest’esempio per dire come l’operazione qualità debba essere un’operazione globale, complessiva, trasversale, che riguarda le infrastrutture rispetto a tutti gli altri aspetti. Vivo a Pisa e so bene quanto il problema delle infrastrutture viarie sia un problema che angustia l’intera costa tirrenica Toscana, e credo che questo sia un problema chiave. Oggi una località turistica che non sia vicina a un aeroporto importante perde di capacità concorrenziale, e lo stesso vale per tutte le altre infrastrutture. Da questo punto di vista le possibilità e le opportunità ci sono, e su queste dobbiamo molto lavorare. Creare un’area vasta può essere la strada, che unisca le Provincie della costa toscana. Continuare ancora col campanile è un’idea perdente nella logica della globalizzazione, rispetto alla quale non c’è né da gioire, né da aver paura, ma da prenderne atto e comportarsi di conseguenza. L’area vasta è una necessità, ed occorre fare grossi sforzi da parte di tutti per mettere in comune le risorse, mettere in comune i porti, l’aeroporto, l’Università. Molti di voi, come me, conoscono le difficoltà di far uscire l’Università dalle mura della città di Pisa, dove peraltro non ci sta nemmeno più perché è troppo grande per le mura stesse. Un campanilismo male interpretato finisce per essere molto negativo.
Ed quindi la sfida della qualità è la sfida di un’iniziativa trasversale.
Il secondo concetto, ricordo che il primo era legato al fatto che finalmente il turismo fa parte oggi delle azioni comuni dell’Unione, è l’irripetibilità. Sappiamo che la logica dei fondi comunitari cambierà in modo molto rilevante fra pochi anni. Abbiamo di fronte quattro, cinque, forse sei anni, rispetto ai quali i fondi comunitari continueranno ad essere gestiti nel modo attuale. Va colta questa occasione, non lo dico in modo terroristico, ma questi sono fatti oggettivi: l’Unione Europea si allargherà nel giro di quattro o cinque anni, entreranno almeno sei nuovi Paesi, che porteranno 100 milioni di abitanti in più, cioè un terzo degli abitanti ed il 5% del reddito in più. In questo divario tra un 30% di abitanti ed 5% di reddito, si coglie tutta la difficoltà economica e politica di questa operazione, che è un dovere storico al quale dobbiamo tutti essere molto legati. Ma, rispettandola, ne dovremo gestire le conseguenze. Le nostre Regioni usciranno dall’obiettivo 1 perché si abbasserà la media del reddito pro-capite che serve per designare una zona obiettivo 1. Usciranno anche se non crescessero in termini assoluti con l’ingresso dei nuovi Paesi, ed ovviamente cambierà totalmente la logica dell’obiettivo 2, dell’obiettivo 3 e delle iniziative comunitarie alle quali una area come questa può far riferimento. Irripetibilità, perché dopo, i fondi strutturali europei non saranno più gli stessi, saranno molto diversi e più finalizzati a altre aree di Europa.
Irripetibilità perché il flusso di finanziamenti che arriva questa volta è un flusso complessivo, vale complessivamente 213 miliardi di Euro. Vuol dire quasi 500.000 miliardi di lire. Pensate a quanto vale la legge Finanziaria di quest’anno, che supera di poco i 15.000 miliardi di lire, e considerate complessivamente il monte di risorse in gioco. Di questo monte risorse, al nostro Paese va all’incirca un 20%. Dopo questi, non ci saranno più trasferimenti di finanziamenti nazionali a livello locale di questa entità, non ci sarà più una tranche di fondi strutturali nel 2005, 2006 di questa portata.

E’ assolutamente necessario cogliere quest’occasione, così come è fondamentale partire per tempo. E’ bene ricordare sempre che abbiamo alle spalle sei anni, ’94-’99, nei quali per colpe diffuse, nazionali, locali, instabilità ecc., non siamo riusciti ad utilizzare tutti i fondi comunitari che avevamo a disposizione. Si calcola il 30%, ed è una previsione perché non è ancora finito il periodo. Il 30% di questi fondi sono finiti fuori dall’Italia perché l’Italia non è stata in grado di utilizzarli, e questo è uno scandalo. Le parole vanno usate col giusto peso; è uno scandalo che non possiamo più permetterci perché ci da maggiore debolezza al momento negoziale, perché è un dispendio di denaro pubblico. Immaginatevi la difficoltà che abbiamo avuto a negoziare a marzo l’agenda 2000, chiedendo più fondi strutturali per l’Italia avendo alle spalle una performance del non più del 70% di fondi utilizzati.
Oggi siamo partiti per tempo tutti quanti, Enti locali, Regioni, Governo. In fondo, se oggi siamo qui a San Vincenzo a parlare di questo tema, prima ancora che sia iniziato il periodo 2000-2006, ci sarà una ragione, perché questo tema oggi è diventato un tema di riflessione e di organizzazione delle strutture finanziarie delle Regioni, degli Enti locali, dei Ministeri. Tutti si stanno organizzando per giocare questa grande partita dei prossimi anni. Vuol dire formare il personale, avere diretti e stretti rapporti con Bruxelles.
La terza riflessione riguarda l’altra partita che abbiamo davanti, ed è la partita forse più complessa, quella di un rapporto con Bruxelles diverso da quello del passato. Dall’Unione Europea a noi italiani arriva un grande messaggio, di riconciliarci con la nostra storia, e spiego cosa voglio dire con questo. La storia del nostro paese è una storia di Comunità locali che sono andate avanti, sono cresciute, sono state decisive e protagoniste di tutte le globalizzazioni del passato. Quelle dell’antichità, del medioevo, del rinascimento. Protagoniste sono sempre state le Comunità locali del nostro Paese. Poi è arrivato lo Stato unitario, e questa ricchezza delle Comunità locali l’abbiamo dimenticata negli anni passati, quando abbiamo immaginato un po’ passivamente che lo sviluppo arrivasse solamente dai trasferimenti di finanziamenti, da un centro di imputazione unico nazionale. A questa logica ci siamo legati troppo, che in parte fa scattare meccanismi perversi, in parte che non va a cogliere i bisogni veri.
L’Europa ci spinge a riconciliarci con la nostra storia, che è una storia di sussidiarietà vera. Il trattato di Maastricht, troppo noto solo come il trattato dell’Euro, ha all’inizio il principio della sussidiarietà, principio per il quale è la Comunità locale che trova il modo di risolvere i suoi problemi e laddove non ce la fa, perché è necessario fare un salto, si fa aiutare dal livello superiore. Ma non è un livello superiore che delega e concede risorse e competenze. Ormai lo stato nazionale, inteso come prima, non ce la fa più. Non è un problema di virtù, ma di necessità, perché non ce la potrà fare a reggere le sfide che ha davanti, ed allora occorre far salire competenze in alto verso l’Unione Europea e far scendere competenze verso il basso, verso il sistema delle autonomie locali.
Dove sta l’importanza dell’uso dei Fondi Comunitari? I fondi comunitari dell’obiettivo 2 per i quali bisognerà stare dentro le aree, quelli dell’obiettivo 3 sulla formazione, i programmi di iniziativa comunitaria, li avete utilizzati o li utilizzerete. La Comunità locale che si ritrova attorno alla definizione di alcuni bisogni e di iniziative, e per Comunità locale non si intende il Sindaco o l’Assessore, che sono fondamentali nel creare rete, ma si intende il concerto del mondo dell’economia reale, del commercio, ecc. , insieme agli altri livelli istituzionali, individua un’iniziativa, la prima parte di finanziamento locale, pubblico o privato, dopo di che sul progetto l’Europa completa e chiude il cerchio, rende cioè possibile l’operazione. C’è su questo un grande cambiamento culturale, non più la Comunità locale che deve bussare alle porte dell’Assessore o del Ministro per avere un po’ di finanziamenti in più o in meno; questa è una logica vecchia, da superare come mentalità. La logica è un’altra: il finanziamento europeo arriva solo se esiste un’iniziativa locale in parte già finanziata dallo stesso livello locale. Responsabilizza completamente le autonomie locali, perché vuol dire creare una classe dirigente di Amministratori, e qui ce ne sono molti assolutamente all’altezza di questa sfida, che non è una classe dirigente di governatori che gestiscono i fondi in arrivo, ma rappresentanti veri della propria Comunità e di cosa la Comunità vuole costruire. L’Europa aiuta in questo, ed è la sfida culturalmente più difficile, ma anche più affascinante, perché fa tornare la responsabilità là dove la responsabilità deve essere esercitata. Per far questo bisogna essere consapevoli che l’Europa è lontana, l’Europa difficile, l’Europa parla inglese, al massimo francese, bisogna sapere tutto sui programmi comunitari.
Il Ministero delle Politiche Comunitarie è un Ministero piccolo, che prima non c’era, abbiamo poche persone, ma abbiamo colto questo come un tema chiave e stiamo cercando di lavorare per colmare questo gap.
Vi cito alcune iniziative che abbiamo messo in cantiere: la prima è quella di sviluppare una serie di convenzioni, ed una prima l’abbiamo tenuta a Palermo qualche settimana fa, e gli Amministratori delle Politiche Comunitarie d’Italia si sono trovati per fare formazione sul tema delle Politiche Comunitarie. Abbiamo creato le condizioni perché questa formazione possa diventare permanente, perché Assessori e funzionari delle amministrazioni locali sappiano di che cosa si parla, ed è un passo avanti non da poco nel meccanismo di rapporto con Bruxelles, e si crei un meccanismo di formazione permanente non legato solamente alla bravura di un Sindaco o di un Assessore perché poi questi passano ma le strutture restano. Il secondo tema fondamentale è quello dell’informazione su questa materia. Quante volte i Sindaci delle piccole città o i piccoli imprenditori devono pagare consulenti per avere informazioni che in teoria sono gratuite, su che cosa l’Europa offra come opportunità. Sul tema dell’informazione abbiamo individuato un progetto che sta facendo passi veloci in avanti, lo abbiamo messo in piedi 9 mesi fa e io conto che a Pasqua dell’anno prossimo sia operativo. Il progetto è quello di costruire il Centro di Informazione e Documentazione sull’Europa, cofinanziato dal Governo nazionale e dalla Commissione Europea, che abbia base a Roma, ma che sia articolato su tutto il territorio nazionale con singole convenzioni. Con le Amministrazioni locali che lo vorranno, con le Camere di Commercio, e che sia il luogo nel quale insieme all’informazione attuale, possa affluire un flusso di informazione che leghi domande e offerta.
Per concludere voglio anticiparvi che giovedì prossimo faremo a Bruxelles per la prima volta una cosa innovativa, non l’ha mai fatta nessun Paese Europeo: la conferenza Stato-Regioni. Voi sapete che esiste a Roma la Conferenza Stato-Regioni, dove Stato e Regioni ogni due settimane definiscono insieme i problemi comuni e reciproci. Ormai Stato e Regioni hanno fortissimi problemi comuni che riguardano l’Unione Europea, ad esempio tutta la partita di Agenda 2000 l’abbiamo gestita insieme, tenendo la riunione della Conferenza Stato-Regioni in sessione Comunitaria.
Giovedi per la prima volta faremo venire a questa riunione a Bruxelles i Commissari Europei che hanno materie legate alle competenze delle nostre Regioni: Monti, per la materia della concorrenza e delle industrie di Stato che passano attraverso le Regioni, il Commissario francese Barnier alle Politiche Regionali, il Presidente della Commissione Europea Romano Prodi naturalmente.
C’è bisogno di una grande orchestra che suona un concerto, perché il Paese non lo rappresenta più il Governo ed i diplomatici all’estero; questo vale per le Nazioni Unite, per i Paesi fuori dall’Europa. L’Europa ormai tocca ognuno di noi e sull’Europa la rappresentanza dell’Italia è una rappresentanza vasta. In quell’orchestra ognuno ha il proprio spartito e c’è una logica in tutto questo, perché ognuno ha il proprio ruolo. Altrimenti rischiamo di fare come le orchestre quando accordano gli strumenti prima di cominciare a suonare, è una cacofonia inascoltabile, perché ognuno va per conto suo.
E’ evidente che questo è lo sforzo più grosso, ma così facendo l’Italia potrà influire veramente sulle scelte europee e così facendo possiamo far sì che le scelte europee possano ritornare in Italia in modo efficace. Questo è l’obiettivo più forte da porci, molto complicato, ma dobbiamo dimostrare che l’essere entrati nell’Euro per il rotto della cuffia, facendo mille sacrifici e aver ottenuto per un italiano il posto di Presidente della Commissione Europea, non sono i tipici gol della domenica che si fanno col tiraccio da lontano sperando che vada, ma la dimostrazione di un’Italia che strutturalmente diventa Europea e diventa in grado di stare in Europa. Grazie.

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