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Il turismo a San Vincenzo

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Campiglia Marittima e San Vincenzo  La tesi di laurea del professor Silvano Silvestri va ad aggiungersi agli scritti su Campiglia Marittima e San Vincenzo.
Abbiamo letto il titolo della tesi in una pubblicazione dell'Università di Pisa ove, peraltro, era andata dispersa. L'abbiamo rintracciata nella sua abitazione e, dopo averla letta, l'abbiamo ritenuta importante per approfondire la conoscenza del nostro territorio.
Per questo motivo, con il consenso del figlio Giovanni che ringraziamo, la riproduciamo in volume pur consapevoli dei limiti temporali che essa presenta.
Infatti, la tesi venne discussa da Silvestri con il professor Alberto Mori, all'Università di Pisa, nel 1951: cinquantadue anni fa.
Così, una tesi di geografia si è trasformata in tesi di storia.
Storia di Campiglia Marittima e San Vincenzo, che il giovane laureando volle considerare ancora insieme. Infatti, egli scrive all'inizio:". .. terrò presente lo stato di cose che esistette fino al 1949 poiché data la sua recente costituzione, il Comune di San Vincenzo è troppo giovane per avere una storia propria e, d'altra parte, ritengo questi due centri ancora strettamente collegati tra loro da quei legami secolari che non possono essere distrutti da una linea di confine da poco tempo tracciata...".
Come sappiamo, San Vincenzo divenne Comune autonomo proprio nel 1949 distaccandosi da Campiglia Marittima.
Il lavoro di Silvestri è strutturato sul modello classico delle tesi di laurea. Oltretutto è ben scritto, la sua lettura è piacevole.
Ne viene fuori una immagine fotografica della nostra terra scattata cinquanta anni fa, che può essere confrontata con l'immagine di oggi.
Da essa si ricavano molti spunti. Uno dei più interessanti riguarda la natura fisica delle mutazioni che si possono vedere nella mappa della urbanizzazione, con lo sviluppo edilizio che ha investito le nostre cittadine; stesso discorso per l'uso del suolo che dà luogo ad una figura territoriale assai diversa da quella del 1950 e ancora soggetta a grandi mutamenti.
Semmai, si può notare come le trasformazioni abbiano suscitato dibattiti e polemiche fra i cittadini, consapevoli di quanto avveniva riuscendo, talvolta, a coglierne le tracce e a condizionarle. Questo ultimo aspetto si sta attenuando quasi che, la vita quotidiana, corresse senza attrito su di un piano orizzontale, liscio, statico, separato dalle passioni e dalle contese degli uomini.
La tesi non contiene notizie inedite sulla nostra storia. Basta vedere la bibliografia usata dall' autore per rendercene conto. D'altra parte non abbondano neppure oggi lavori di informazione e di divulgazione che aiutino a conoscere la zona. Figuriamoci nel 1950! .
Il maestro Giovanni Galgani, ventidue anni dopo, ha scritto un bellissimo volume sulla storia di San Vincenzo riportando, nella sua bibliografia, i medesimi autori citati da Silvestri e pochi altri di più.
Oggi, il numero dei libri che parlano di noi è molto aumentato ma, ad esempio, è ancora raro che i docenti universitari affidino, ai loro studenti, ricerche e tesi di laurea sul nostro territorio. Invece, suscitano interesse e assumono un certo rilievo le tavole statistiche riportate da Silvestri, che ci danno un'idea della serietà e dell'approfondimento del suo lavoro.
Cosa non facile in quel periodo.
La guerra era terminata da soli cinque anni, l'Italia non aveva ancora ben chiaro quale fosse il suo futuro, la cultura contadina condizionava tutto e tutti, mentre il giovane Silvestri intendeva" bruciare le tappe" per garantirsi l'avvenire. Lo fece con determinazione mediante una scelta di vita che l'ha accompagnato fino alla morte avvenuta il 20 maggio 1997.
Egli è stato professore nella scuola, ha educato intere generazioni di giovani ed è ricordato con affetto e simpatia. Abbiamo avuto modo di sentirlo direttamente dalle persone che lo hanno conosciuto. A lui si deve la stesura del "cenno storico" che accompagna la richiesta dello stemma e del gonfalone del Comune di San Vincenzo, stilato il 31 maggio 1952. Questo atto sancisce la sua competenza e lo inserisce, a pieno titolo, nella memoria cittadina.
Inoltre, egli è fra i promotori delle Giornate del Turismo, dei due Concorsi giornalistici su San Vincenzo (1962/1963) e delle mostre fotografiche relative, esposte nella prestigiosa cornice del Kimera, un locale che doveva segnare profondamente le notti sanvincenzine, una Bussola nostrana, sulla quale molto si contava per il lancio turistico, specialmente dopo l'avvento del Club Mediterranée, che aveva contribuito non poco a dare un senso europeo al turismo, fino ad allora poco più che provinciale, con caratteristiche di "massa" giunte fmo ai nostri giorlll.
La sua tesi si dipana in cinque capitoli.
In essa troviamo la conferma di quanto sostenuto, negli anni successivi, da coloro che si sono cimentati a studiare gli aspetti più importanti dei due Comuni e della zona interessata.
Viene sottolineata l'importanza della bonifica integrale con il prosciugamento del lago di Rimigliano, il miglioramento della igiene pubblica, la realizzazione delle infrastrutture onde permettere l'insediamento della popolazione. Da quel momento nasce Venturina e cresce San Vincenzo, due "fenomeni" urbani che, ben presto, scalzeranno la madre comune, Campiglia M., confinandola nel suo ruolo di testimonianza dell' antico potere.
La pianura "redenta" diviene il punto di arrivo e di partenza per migliaia di persone.
La strada Aurelia, la ferrovia, la fiorente agricoltura, il mare e la spiaggia, costituiscono i prerequisiti dello sviluppo che è giunto fino a noi.
La struttura portante dell' economia del tempo, legata al binomio agricoltura - proprietà terriera perde consistenza, di decennio in decennio, indirizzandosi su prodotti di qualità e agriturismo, assurti a simbolo dello syiluppo locale, che possono alimentare imprese e lavoro se accompagnati da un adeguato sistema di servizi e di opportunità sociali per tutti.
Anche allora, e per molti anni successivi, prevalgono le attività industriali legate alle fabbriche di Piombino, allo sfruttamento del calcare di San Carlo e alle miniere di Campiglia M.
Oggi, la monocultura industriale è stata affiancata da un processo di diversificazione che, pur non avendo ancora una precisa connotazione, guarda al turismo, al terziario, alla piccola e media industria insediata nelle rispettive aree predisposte dai due Comuni.
Una economia in divenire che, però, ha mutato profondamente la fotografia del 1950.
La popolazione è aumentata di 5.200 persone pari al 72% in più anche se, da un ventennio, segna una stabilizzazione nel numero che contrasta con il notevole aumento delle abitazioni e, aspetto molto più preoccupante, un invecchiamento che richiede servizi di qualità oggi del tutto insufficiente.
Chissà se il professor Silvestri che, pure, ha vissuto di persona i cambiamenti avvenuti, avrà avuto modo di ripensare alla sua tesi!
Egli dedica molte pagine a Campiglia M. che suonano come un epitaffio. Infatti, ne descrive il passato, fatto di luci e di ombre concludendo che essa "è notevolmente decaduta".
Venturina viene descritta come un "florido centro agricolo" pronta a sfruttare la sua centralità geografica che, unitamente alle ottime condizioni economiche, le dischiude buone possibilità di sviluppo.
San Vincenzo registra "un tenore medio della vita buono" proiettandosi "a grandi passi" verso il turismo anche se deve procedere al risanamento igienico del paese e al "riattamento del piccolo porto ora inadatto" perfino per le piccole barche.
La tesi esamina anche le condizioni dei centri minori. Cafaggio è un "centro agricolo" che, però, non ha possibilità di sviluppo bloccato come è da Venturina.
Uguale per Caldana che, però, ha buone speranze nello sfruttamento della ri sorsa termale. San Carlo con la "certezza delle escavazioni della società Solvay", appare come un moderno centro minerario quasi per dare continuità all'antico villaggio minerario di San Silvestro, che sarà scoperto e valorizzato trenta anni dopo.
Quel che è accaduto nei decenni successivi conferma la maggior parte delle intuizioni del giovane laureando.
Campiglia M., pur decaduta, ha saputo resistere ai colpi della crisi causata dal
la chiusura delle miniere e delle funzioni ospedaliere. L'ultimo dato relativo alle presenze turistiche, registra un confortante aumento del 38% che fa ben sperare per il futuro specialmente se quel flusso riesce a legarsi sempre più alla valorizzazione del paese e al Parco archeominerario di San Silvestro, per trovare uno sbocco nel Centro - Storico da considerarsi sempre più "un complesso monumentale unico".
Venturina è, dopo Piombino, il secondo centro abitato della zona, non è più solo un "centro agricolo", ha sperimentato con successo, dal 1972, il Polo fieristico, si attende molto dal Parco termale.
San Vincenzo è divenuto il centro turistico per eccellenza della zona, uno dei più frequentati della costa tirrenica, con un attrezzato porto costruito sull'orlo della piattaforma costiera insieme ad una serie numerosa e qualificata di strutture ricettive che permettono di allungare la stagione balneare e si avvale, dal 1973, del Parco di Rimigliano.
Gli altri centri ricordati da Silvestri seguono gli andamenti di quelli più grandi.
Come si vede, la tesi di Silvestri rappresenta uno studio importante per la migliore conoscenza del nostro passato e del divenire socio - economico della zona che ci interessa.
Però, oggi, sarebbe impossibile stendere una tesi di laurea seguendo quello schema.
Dal 1950 tutto è cambiato. Possiamo solo constatare che, fino al 1970, il cambiamento è avvenuto a piccoli passi. I Comuni mantenevano gelosamente le loro prerogative aprendosi, con molta fatica, alle novità istituzionali.
La svolta decisiva è avvenuta il 2 marzo 1968 quando i cinque Sindaci della VaI di Cornia si riunirono in un convegno dal quale nacque il Comprensorio. Successivamente vengono adottati i cinque Piani della costa livornese da parte dei Comuni di Bibbona, Castagneto C., Cecina, San Vincenzo e Sassetta; viene disegnata la carta delle zone omogenee (zona 33), modificata dalla zona 16 economica di programma; sono elaborati i Piani regolatori coordinati della vallata; nasce l'Associazione Intercomunale; si tiene la prima conferenza economica comprensoriale.
Nello stesso periodo nasce il Consorzio Socio - Sanitario e, successivamente, l'Unità Sanitaria Locale.
La geografia istituzionale muta in modo rapido.
Spesso le forme di aggregazione danno l'impressione di ripetersi; ad esse vengono affidati compiti sempre nuovi generando qualche smarrimento nei cittadini ed anche fra gli stessi amministratori.
Il modo di intendere la autonomia comunale subisce scossoni decisivi, impensabili al tempo in cui si sviluppa la tesi di Silvestri.
La Regione Toscana e la Provincia di Livorno ci mettono del loro nell'accellerare il cambiamento; occorrerebbero diverse pagine per riportare tutte le sigle che hanno accompagnato la selva di disposizioni, locali e nazionali, emesse in questi decenni, spesso illustrate da frasi contorte, tali da non facilitare la loro comprensione.
Al lettore ne offriamo un esempio: "L'obbiettivo è quello di far ritrovare all'uomo il proprio equilibrio e una nuova spinta equilibratrice della sua condizione sociale, delle tensioni di forze equivalenti e prevalenti nel paesaggio inteso nella sua globalità".
Il professor Silvano Silvestri non avrebbe mai scritto così!
In questi cinquanta anni si è affermata la politica comprensoriale che può essere riassunta negli ultimi due traguardi raggiunti. Il primo si riferisce alla costituzione del Circondario, derivato dalla volontà del Consiglio Provinciale, che ha delega su materie importanti e che potrebbe e dovrebbe nascere attraverso il processo democratico legato alle elezioni da parte del cittadino.
Chissà se, nel futuro, potremo vedere realizzata questa aspirazione!.
Il secondo è la decisione di formare l'Ufficio comprensoriale di urbanistica affinché, lo sviluppo urbano di ciascun Comune, si leghi ad una prospettiva territoriale unitaria che non tenga più conto delle singole realtà.
Dunque, un lungo cammino è stato compiuto e, anche se è stato accompagnato da qualche lentezza, si è affermato nella coscienza civica dei cittadini. Nella VaI di Cornia si è assistito alla nascita di un sindacato di categoria, quale è la Confesercenti, grazie al suo distacco dal livello provinciale.
Anche il maggior sindacato operaio, la Cgil, ha tentato una via autonoma, durata molti anni e rientrata solo di recente.
Perfino il maggiore partito politico della zona, oggi chiamato dei Democratici di Sinistra, ha costituito una federazione autonoma scindendosi da quella livornese. Sono fenomeni incredibili ai quali va aggiunta la proposta di formare un Comune Unico fra i cinque della vallata.
Anche intorno a queste cose, si è parlato e si è lavorato nella VaI di Cornia! Nello stesso tempo, grazie alle leggi di riforma che regolano la vita degli Enti Locali, sono cresciute le prerogative dei Sindaci e diminuite, ma sarebbe meglio dire svuotate, quelle dei Consiglieri.
Questo ultimo fatto comporta un abbassamento del livello di democrazia del consesso più importante esistente sui singoli territori: il Consiglio Comunale. La zona cerca, ora, di proporre una immagine coerente con le sue attrattive. Lo fa con buone ragioni, del resto, dal momento che deve al turismo assai più di quanto comunemente si creda.
Le tante Guide pubblicate, permettono di intravedere molti aspetti del sottostante immaginario turistico; esse sono un buon esempio di come il turismo contemporaneo sa inventare e raccontare luoghi in modo sempre nuovo, senza preoccuparsi troppo dell' aderenza di queste immagini alla concreta realtà storica e geografica.
E così, la zona sembra aver stabilmente conquistato e annesso una immagine legata al mare, spiaggia, pineta, Parchi, Centri - Storici, prodotti eno - gastronomici. Ora, si tratta di racchiudere il tutto in una immagine complessiva capace, poi, di tramutarsi in un efficace marchio di Comprensorio.
Qualche timido passo in questa direzione è stato fatto. Occorrerebbe investire di più per superare l'architettura recente piuttosto anonima e valorizzare i "monumenti" esistenti per superare la disseminazione di residenze e di popolazione sul territorio giacché non può bastare l'animazione della vita, che si vuoI conseguire a tutti i costi, magari contraddicendo le certificazioni prestigiose recentemente assegnate ad alcune nostre località.
Migliorare la qualità della vita dei residenti è anche un' ottima politica turistica per trame a loro vantaggio le limitazioni di spazio e di tempo in cui si muovono, per accellerare i tempi del cambiamento, per ricavare una configurazione destinata a durare molto al di là delle previsioni iniziali.
In fondo, l'uomo coltiva l'aspirazione ad una realtà fuori dal mondo, perfetta, immutabile: il sacro, la vita dopo la morte.
Molti sono i meriti di questa tesi di laurea.
Abbiamo voluto pubblicarla sia per onorare la memoria del professor Silvano Silvestri, sia perché mette a fuoco, con passione e competenza, il destino di una terra che si preparava a diventare quella che conosciamo, sia perché delinea le radici dei principali cambiamenti del territorio avviando una prima elaborazione del nuovo che, successivamente, sarebbe avvenuto.
Al termine di questa nostra iniziativa possiamo affermare che gli aggiornamenti sono utili, che il futuro è in discussione ma che le origini contano, eccome. Infatti, tutti i pezzi del passato, assunti nell' orizzonte della storia, servono a completare la comprensione del presente che stiamo vivendo.

31 marzo 2003

Gianfranco Benedettini

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