Comune di San Vincenzo (LI)

Da contadino a sindaco: una esperienza politica in Maremma

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Da contadino a sindaco: una esperienza politica in Maremma
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Da contadino a Sindaco: un'esperienza politica in Maremma  Ho letto con grande interesse e con molta attenzione le pagine che Lido Giomi ci ha voluto offrire come testimonianza della sua esperienza, del suo percorso personale umano e politico.
Devo confessare che in alcune di queste pagine ho anche riletto qualcosa che mi ha toccato da vicino, che ha suscitato ricordi che ritenevo ormai pressoché sepolti. Ma prima di fare un rapidissimo accenno a tutto questo, vorrei sviluppare qualche semplice e sommaria considerazione sul lavoro che viene cosi offerto a tutti i cittadini di San Vincenzo, e a tutti coloro che sono interessati a ripercorrere le tappe più significative della storia recente del nostro paese.
Infatti le pagine di Lido ci aiutano a ripercorrere queste tappe proprio perché la parabola del protagonista si sviluppa con le cadenze stesse della storia generale italiana. Le trasformazioni del paese possono benissimo essere simboleggiate dalla vicenda, per usare quasi le stesse parole di Lido, di un giovane nato in campagna e formatosi in un ambiente di campagna, che diviene poi segretario delle organizzazioni giovanili contadine comuniste, quindi segretario della sezione comunista e infine sindaco di tutti, rappresentante della popolazione e del paese nella sua totalità.

Ma quelle vissute da Lido, da San Vincenzo e dall'Italia non sono state fasi facili e semplici, sono stati anche momenti difficili, che hanno segnato uno sviluppo non sempre lineare, anzi talvolta travagliato, con luci ed ombre, con passaggi talora drammatici.
Nelle sue pagine Lido ha dedicato molto spazio e attenzione, soprattutto parlando dei suoi anni di formazione, alla questione della riforma agraria, per cui sono state fatte tante lotte, mettendo ben in evidenza le conseguenze della sua mancata attuazione: l'abbandono della terra, il depauperamento dell'agricoltura, la rovina delle case coloniche e il degrado dell'ambiente in generale, con i conseguenti difficili problemi dell'urbanizzazione. È una parte importante della storia italiana e della storia di San
Vincenzo che si va ad aggiungere a quell'altra parte di storia di questo paese che è costituita dalle vicende della più grande industria presente sul territorio, la Solvay di San Carlo, e di tutti quei lavoratori le cui sorti sono state legate per decenni alla escavazione del calcare dal Monte Calvi.
Quando Lido divenne segretario della sezione del PCI di San Vincenzo (a questo proposito mi corre l'obbligo di rettificare una data: Federigo Tognarini fu segretario dal 1944 e non dal 1945, come ha scritto Lido), quindi consigliere comunale e infine, nel 1965, sindaco, ancora la realtà di San Vincenzo era fortemente caratterizzata dalla compresenza di queste due anime, quella operaia, legata alla Solvay, e quella contadina, legata alle grandi aziende agrarie nobiliari e mezzadrili presenti nelle quasi totalità delle campagne sanvincenzine.
Ma proprio allora si trattava di imboccare strade nuove per dare una prospettiva ed
un futuro al paese. Ed occorre dire che, nonostante i rischi elevatissimi che si correvano quando erano in atto spinte e trasformazioni cosi radicali come il passaggio da una economia agricola-industriale ad una prevalentemente imperniata sul terziario, e specificatamente sul turismo, San Vincenzo è riuscita a mantenere a lungo intatti alcuni tratti, anche urbanistici, oltre che sociali, di paese nato praticamente negli ultimi anni del XIX secolo, senza essere troppo violentato da architetture spesso invasive, talvolta perfino devastanti.
Nella biografia di Lido è disegnata anche la parabola di un processo di acquisizione, che immagino sia stato assai faticoso, di una cultura che ha permesso, ma a prezzo di non poca costanza, applicazione e buona volontà, di governare una macchina complessa e difficile come l'amministrazione comunale di un paese. Ma, come dice Lido stesso con grande intelligenza ed onestà, alla base di questo processo e condizione insostituibile perché questo processo potesse compiersi felicemente, vi era la spinta della popolazione, la fiducia da cui l'opera degli amministratori era circondata, vi era l'eredità di tante battaglie combattute per la costruzione prima, per la difesa dopo, della democrazia nel paese. Non dimentichiamo che a San Vincenzo il processo di defascistizzazione e quello di radicamento di una coscienza democratica non fu facile. Il paese, anche se aveva visto alcune luminose presenze di antifascisti, anche se aveva dato un apporto non trascurabile alla lotta di liberazione dal nazifuscismo (significativi anche i racconti a questo proposito di Lido, che ci da' una testimonianza che è quella di un ragazzo che assiste, anche se ancora in fase di maturazione politica, ad avvenimenti che saranno decisivi per le sorti dell'Italia e del mondo), aveva però avuto un'alta densità di adesione al regime fascista e soprattutto non aveva visto un fenomeno di distacco e di rifiuto di alcuni dei fondamenti ideologici e sociali del fascismo da parte di alcuni strati, soprattutto medio-alti, della popolazione. Gli anni' 40 furono sicuramente decisivi da questo punto di vista e fu allora che furono poste le basi per il successivo sviluppo democratico, con le grandi battaglie per dare all'Italia un assetto repubblicano, per porre le fondamenta di una repubblica basata su principi che facevano giustizia di ogni cordone ombelicale con il passato regime, sanciti dalla carta costituzionale.
A questo punto vorrei offrire la mia personale testimonianza, provare ad esprimere ciò che della figura di Lido è rimasto sedimentato nella mia memoria. Molte sono le immagini che si affollano alla mia mente se rivado agli anni della mia infanzia trascorsa, tra il 1944 ed il 1958, a San Vincenzo. Ricordo Lido come un giovane che frequentava assiduamente le sedi del PCI e della Casa del Popolo, allora collocate nella Villa Morghen, nel centro del paese. Dovevano essere anni di particolare intensità, segnati da entusiasmi forti e da passioni travolgenti (le immagini e le sensazioni che ho conservato, sono riuscito poi ad interpretarle e ricollocarle solo in anni successivi). Ricordo però molto bene alcune giornate in cui folle e moltitudini erano in attesa dei risultati elettorali (fu allora, tra il 1946 ed il 1948, che fu cacciata la monarchia e fu scelta la Repubblica, si adottò la Costituzione, si elessero le prime giunte comunali, non più nominate dall'alto, le donne poterono esercitare il diritto di voto); ricordo grandi manifestazioni di popolo e gli altoparlanti che diffondevano le note dell' Inno dei lavoratori, dell' Internazionale e di Bandiera rossa, i cartelli che parlavano di libertà, di Costituzione, di diritti dei lavoratori, di partigiani unico onore d'Italia di Pace (ma gran parte di tutto questo l'ho compreso anni dopo, rivedendo le fotografie). Ricordo anche, e molto bene nonostante l'età infantile, le giornate dell'attentato all'On. Palmiro Togliatti, le manifestazioni popolari, gli spari della colonna dei carabinieri, giunti a San Vincenzo nel corso di una spedizione in tutta la provincia livornese, gli arresti... San Vincenzo anche in quegli anni era una località non marginale: da qui passavano e si fermavano, e talvolta venivano appositamente, personaggi del calibro di Ruggero Grieco, Velio Spano, Giancarlo Pajetta, Ilio Barontini, Laura Diaz, Remo Scappini. Lido, per quel che mi ricordo, era considerato un giovane di notevole intelligenza e di grande serietà: un'ottima promessa per il futuro. Lo ricordo poi anche come persona impegnata nel movimento cooperativo. Se non mi inganno, credo di aver ricevuto proprio dalle sue mani, o comunque lui presente alla cerimonia, nei primi anni cinquanta, un premio che la cooperativa aveva destinato al miglior tema sulla pace. Mi pare che fosse il 1953 o 1954. Dopo, salvo qualche episodico contatto, le vicende della vita mi hanno portalo un po' lontano da San Vincenzo e da Piombino dove, dopo il 1958, la mia famiglia si era trasferita.
Nei primi anni '70, appena laureato, lavoravo come funzionario, responsabile delle attività culturali presso il Comune di Fiesole, dove ebbi la fortuna di lavorare fianco a fianco con un sindaco eccezionale come Adriano Latini, e con due straordinari personaggi come Fernando Farulli, pittore, e Piero Farulli, musicista. Fernando era l'assessore alla cultura con cui collaboravo. Fu verso il 1972 o 1973 che Fernando ed io proponemmo di allacciare rapporti con il Comune di San Vincenzo, a cui chiedemmo di ospitare gli anziani fiesolani durante l'estate e con cui proponemmo di avviare uno scambio di iniziative artistiche e culturali (come è noto, l'Estate fiesolana. di cui allora ero coordinatore generale, produceva una autentica messe di eventi musicali, teatrali e cinematografici; inoltre Fernando Farulli, come pittore, era solito lavorare intensamente proprio in questo territorio). Fu allora che ebbi nuovamente contatto con Lido nella sua veste di sindaco e mi feci !'idea di avere a che fare con un esponente di una nuova classe di amministratori, capaci e sensibili ai bisogni dei cittadini, in grado di interpretare le nuove necessità della società e di gestire i processi di rinnovamento e di modernizzazione anche in realtà di dimensioni limitate come San Vincenzo, ma ricca di fermenti e di potenzialità. In quello stesso periodo ci incontrammo nuovamente in un'altra grande occasione: quando Pietro Ingrao fu eletto Presidente della Camera dei Deputati, primo comunista eletto a quell'alta carica, uno dei primi atti per il superamento della democrazia bloccata e ingessata in Italia. Ci ritrovammo tutti nella pineta di Rimigliano. Fu una grande festa: per me fu festa tre volte grande. Primo perché Pietro Ingrao veniva a Piombino per celebrare l'anniversario della battaglia del 10 settembre 1943 di cui mio padre è stato, con tanti altri e con tutta la popolazione piombinese, un protagonista ed a cui ho dedicato tanta parte del mio lavoro e del mio impegno anche di studioso. Secondo perché il Comune di Fiesole, che ormai avevo lasciato per andare a lavorare all'Università, volle essere presente con il gonfalone e con una rappresentanza ufficiale. Terzo perché una parte importante della manifestazione si svolgeva nel comune di San Vincenzo, che è il paese della mia infanzia e adolescenza, e all'interno del Parco di Rimigliano. che ho sempre considerato come una delle realtà più importanti di tutto il territorio e non solo. Del resto anche alla realizzazione di questo parco mi sentivo molto legato poiché era il frutto senz'altro dell'iniziativa e dell'impegno del comune di San Vincenzo e di Lido Giomi in particolare, ma aveva avuto il sostegno è il consenso anche di tanti altri soggetti tra cui, molto modestamente, vorrei collocar mi anch'io che a quel tempo ero consigliere comunale a Piombino e mi ero particolarmente impegnato nella difesa dell'ambiente e del territorio, a cominciare dal Promontorio di Populonia per finire con la centrale ENEL.
Mi pare giusto terminare qui, anche se moltissime altre sono state le occasioni di incontro con Lido (ad esempio quando era assessore della Provincia di Livorno), sottolineando però !'importanza di memorie come queste che, andando ad aggiungersi alle pubblicazioni che negli ultimi anni hanno visto la luce, contribuiscono con grande forza e con particolare efficacia a costruire una memoria storica locale ed una coscienza civica collettiva.
Congratulazioni Lido per il tuo brillante e significativo cammino come uomo e come politico, come cittadino impegnato e ricco di senso civico e di spirito di servizio per la collettività, e grazie per questo ulteriore contributo che hai voluto regalare a tutti i tuoi concittadini e non solo ad essi.

Ivan Tognarini

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