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Tra mito e realtà. Cronache di G. Galgani 1958-1974

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Tra mito e realtà. Cronache di G. Galgani 1958-1974
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SAN VINCENZO TRA MITO E REALTA'Non intendo scrivere un saggio critico su Giovanni Galgani, ma parlerò di lui come chi vuoI mostrare i meriti di un caro amico che non è più.
Allora rivedo un entusiasta affezionato al suo paese ed alla sua terra: così mi è apparso fin dal principio, così è rimasto per me fino al giorno che lo salutai per l'ultima volta sul letto di morte. Ero stato a trovarlo all' ospedale qualche giorno prima. Ora a casa sua. Era allo stremo, parlava a fatica, sembrava un' ombra. Gli restavano da vivere poche ore. Eppure, mica parlava di sè e della sua malattia: no, parlava di storia, di libri da fare, a cominciare da "Immagini a confronto", al quale stavamo lavorando.
Ripensandoci oggi mi fa effetto: l'idea che Giovanni non abbia potuto vedere il "suo" secondo libro, mi sembra un'idea assurda. Mi sforzai di fare quel libro come avrebbe voluto lui.
Aveva imparato - non so da chi ma, forse, era una sua naturale inclinazione -lo studio paziente ed oculato dei documenti, dell' ambiente storico e la chiarezza del ragionamento, insomma l'informazione sicura.
Di più, possedeva il gusto dell' analisi sapiente, la cura dell' espressione elegante. Oggi si può dire: aveva facilità e felicità dello scritto.

Era salito prestissimo sulla cattedra quale maestro elementare, "il più giovane maestro della provincia": lo scrive Mario Lorenzini il 16 aprile 1962. Eppure "sentiva" di essere "vocato" per altre cose: la storia, prima di tutto. Quando discutevo con lui di San Vincenzo e del territorio, avvertivo più presto l'interesse per la storia che rendeva attraente gli argomenti in campo e le stesse discussioni "erudite". Non era un filologo ma ricercava la parola giusta e la sua giusta collocazione in una frase.
I suoi articoli migliori furono concepiti come illustrazione di momenti storici o presentazione di figure caratteristiche, sempre svolti con eleganza agile, con varietà di aspetti e di aneddoti scelti per felice valore dimostrativo. Così accadeva anche nelle nostre discussioni ove, non sempre, eravamo concordi ma il suo buon gusto lo portava al rispetto - reciproco, del resto - delle altrui ragioni, pur nella naturalezza del vivace parlare.
Riusciva efficacissimo nel tratteggiare un carattere, un ambiente storico per metterlo in relazione con altri, creando un quadro animato della società o della vita di ciò che stava studiando o narrando.
Basta leggere questi articoli oppure quelli non riportati, posso dirlo con sufficiente ragione, perché li ho riletti in sede di preparazione di questo lavoro.
Nei "pezzi" emerge la sua conoscenza sicura e profonda di ciò che scrive ed essi
offrono il succo di quanto egli veniva preparando per la stampa del "suo" libro: così lo storico e il maestro si aiutavano a vicenda. Giovanni Galgani sviluppava gli articoli su San Vincenzo e i sanvincenzini in maggiore cornice e, piano piano, diventavano pagine del suo capolavoro "Duemila anni di storia in Maremma: da Biserno a San Vincenzo". Sì, perché il libro è il naturale sviluppo delle cronache che egli fece apparire sul Giornale del Mattino e su La Nazione. Il lettore attento se ne accorgerà. Ne sono sicuro. Il tutto, però, deve essere preceduto da un piccolo sforzo: dimenticare per un attimo il libro, o leggere prima questi articoli. Solo allora capirà quanto sostengo.
Giovanni è stato fra i migliori cronisti dei giornali ove ha lavorato. Glielo dicevamo anche quando era in vita. Rispondeva senza dare troppa importanza ai nostri elogi sciogliendo, nell'ironia e nello scherzo, i residui passatisti mediando la tradizione con l'attualità della cronaca.
Subentrò a Mario Augusto Lorenzini il quale annuncia il proprio "commiato" il 2 ottobre 1964. Entrambi erano maestri elementari e subito parve quasi che, fra le loro cronache, non vi fosse interruzione. Giovanni rispettava il suo predecessore ma, dopo un po’, lasciò libero sfogo al proprio istinto. Ebbe inizio, così, un'avventura che è durata dieci anni al giornale La Nazione.
Un giorno mi confidò: può darsi che il cronista possa approfittare della sua posizione privilegiata per fare politica e diventare, prima o poi, consigliere comunale. Lorenzini, infatti, era consigliere comunale. Galgani non lo fu mai.
Non lo fu perché amava fare la cronaca, raccontare le cose che vedeva, nel modo più chiaro possibile.
La tirannia dello spazio mi ha costretto a togliere centinaia di articoli. Pensate: per dieci anni, quasi ogni giorno, nella cronaca di San Vincenzo apparivano due, tre "pezzi", a volte anche di più. Intere colonne, brevi annunci, curiosità, divagazioni, asterischi: tutto serviva a fare cronaca, a far conoscere la notizia, ad indagare. A questo punto mi assale un dubbio: e se avessi pubblicato quelli che ho scartato? Chissà se ci sarà un' altra occasione. Ormai la scelta è fatta. Solo aggiungo che non mi è stato possibile svolgere una indagine più compiuta sulle cronache apparse sul Giornale del Mattino dove Giovanni scrisse giovanissimo. Gli articoli che riportiamo sono solo degli "spezzoni" della sua collaborazione anche se già indicativi di ciò che egli scrisse in quegli anni.
Giovanni era cattolico, ma non lo faceva intendere. Era iscritto alla sezione locale della Dc, ma non faceva trasparire questa sua preferenza. Chi rimaneva "colpito" dalla sua cronaca lo "accusava" di essere "avversario" ma non perché ciò scaturisse dai suoi articoli, ma solo perché, a San Vincenzo, si conosceva tutto di tutti, figurarsi di un personaggio quale era Giovanni. Un moderato: sì, Giovanni era un moderato, molto scettico, diffidente delle novità. Era un tipo che cercava le polemiche e proprio per questo non le temeva convinto com'era che, dalla polemica ben condotta, poteva uscire qualcosa di buono, e lui, sapeva suscitarla, condurla e chiuderla. Rileggiamo il "pezzo" del 27 luglio 1969 ove "fa polemica" con un campigliese. Guardate come si esprime nei confronti di Campiglia: la culla di tutti. Uguale per le "critiche" rivolte verso il Comune, verso i partiti, specialmente il Pci che era maggioranza assoluta, quasi ad ammonirlo perché non ne approfittasse: c'era sempre la "libera stampa" a vigilare, criticare, pungolare. Insomma, dietro l'angolo c'era lui, Giovanni Galgani. Oggi si scrive in modo diverso dal suo. Diverso, non meglio. Ora la cronaca passa come acqua sul marmo, interessa solo per quel giorno in attesa di essere cancellata da quella del giorno successivo. In buona misura la sua cronaca può essere riletta anche oggi, con identico interesse. In queste pagine ne abbiamo la prova. Bisogna tener conto che Giovanni scrive in anni (fine cinquanta, sessanta, inizi settanta) quando niente, o quasi niente, si conosce di San Vincenzo e del suo territorio ed è qui che ha dato la prova più precisa del suo ingegno.
Oggi che conosciamo la globalità del suo lavoro intellettuale, possiamo affermare che egli ha sistemato una materia abbondantissima e fino ad allora non bene vagliata.
Scorriamo la bibliografia che accompagna il suo libro e le citazioni riportate in queste cronache. Il suo grande merito è quello di essere stato il primo a fare una storia compiuta con precisione, freschezza e versatilità. Di più, e di questo ne abbiamo diretta testimonianza, con i suoi testi egli ha il merito di aver suggerito ed aiutato molti altri lavori a cui non si sarebbe pensato senza quella guida sicura. Sia che si tratti di studi locali o di più ampio respiro.
A me è capitato di scrivere molto spesso su San Vincenzo e sul comprensorio cui appartiene. Ebbene, ho dovuto rileggere i suoi scritti, copiarli, citarli. In questo modo egli ha dato tanto a tanti.
Ricordo bene di quando mi chiedeva notizie su qualcosa che non gli appariva chiaro. Lo faceva in modo molto garbato, con grande cortesia assicurandomi una citazione. Mi schernivo perché il problema non era la citazione bensì la risposta da dare ad una persona che sapeva tutto della nostra storia.
In questo senso nacque fra noi una grande amicizia ed una reciproca stima. Fu lui a volere che presentassi il "suo" libro a San Vincenzo, il 2 febbraio 1974. Rimasi molto scosso e favorevolmente colpito dalla sua proposta.
Era la prima volta che mi capitava e ne fui molto felice: non l'ho ancora dimenticato.
Ciò che ci divideva - ed erano molte le cose sulle quali ci si accapigliava - veniva superato da questo "comune sentire" che prevaleva su tutto. Mi confidava: vorrei fare tante cose nella scuola, avvicinare i ragazzi alla storia, ma "sento" che essi avvertono noia. Continuava: debbo rendere piacevole quel che appare loro noioso e operosa l'ora scolastica. Non so se sia riuscito nell'intento perché non l'ho mai seguito nella scuola.
I colleghi non ricordano. Semplicemente, ne parlano bene come si conviene ad una persona che non c'è più.
Ora si dirà che tanti elogi gli vengono tributati perché Giovanni Galgani non esiste più. Tutto vero. In genere si fa sempre così.
Non per noi, però, che l'abbiamo conosciuto davvero.
Non per me, però, che l'ho conosciuto davvero.
Quel che dico di lui è tutto vero, perché Giovanni è ancora vivo nella mia mente e nel mio cuore, anche se poco è stato il tempo che ci siamo frequentati. Sono di nuovo grato al Comune di San Vincenzo che ha voluto prendere questa ulteriore iniziativa per ricordarlo ai suoi concittadini.

Giugno 1994

Gianfranco Benedettini

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