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La Pesca del Pesce Azzurro

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gio 04 mag, 2017
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La Pesca del Pesce Azzurro

La pesca del pesce azzurro
tratto da:
San Vincenzo e la pesca del pesce azzurro di Vinicio Biagi
(per gentile concessione dell'autore)

disegni di Roberto Fiordiponti

La pesca di sardine, acciughe ed altri clupeidi, proprio perché spesso permette catture rilevanti, è forse quella che dagli albori della Storia, fino a ieri, ha costituito una fonte di cibo non difficile da ottenere, conservabile per salagione e come tale facilmente trasportabile anche a grandi distanze dal mare e quindi anche valido oggetto di scambio per acquisire altri beni.

Contrariamente ad altre specie di elevata importanza per l'economia umana (tonni, merluzzi, sgombri ecc.) le acciughe e le sardine sono state oggetto di cattura in vari stadi della loro esistenza, da quello larvale alla maturità.Disegno di Roberto Fiordiponti raffigurante il pesce palamita.
Proprio per quanto riguarda la cattura di forme larvali e postlarvali, un'osservazione ancora oggi verificabile, seppur non con l'entità e lo spessore di altri tempi, ci chiarisce come la pesca del "pesce azzurro", non conosciuto in passato con questa definizione impropria seppur evocativa, possa talora presentare una facilità di esecuzione per la quale più che di pesca si potrebbe trattare di "raccolta". Nei mesi invernali, in prossimità della costa dove il fondo scende decisamente per poi stabilizzarsi alla profondità di 4-5 metri, spesso in presenza di immissioni di acqua dolce, non era difficile osservare a poca distanza dalla superficie, grandi ammassi di forme giovanili di sardine (nei mesi seguenti anche di acciughe) tanto consistenti da dare all'acqua un aspetto lattiginoso. Questi branchi compatti, in gran parte dipendenti dalle correnti, e come tali spesso soggetti a spiaggiamento, erano facilmente evidenziabili, per quanto riguarda il litorale di San Vincenzo, nello specchio di mare antistante la spiaggia della Torraccia e testimonianze attendibili di vecchi contadini che abitavano quelle terre, ci hanno parlato addirittura di raccolte manuali magari con l'impiego anomalo di qualche utensile domestico. Pratica questa già in uso, magari con attrezzi modesti ma finalizzati, su tutto il litorale ligure dove le condizioni batimetriche sono ottimali per presenze di questo tipo.


Disegni di vari tipi di pesce (sgombro, palamita, acerto) della famiglia dei tonni. Nelle acque della Torraccia, soprattutto nell'area di foce della Fossa Calda, la pesca del novellame che solo in seguito verrà conosciuta come "pesca dei bianchetti", si realizzava con l'impiego dello "staccio da ceche", attrezzo oggi interdetto, che negli stessi periodi, di notte, permetteva la cattura del novellame di anguilla. Sempre a detta di vecchi che sul finire del 1800 avevano abitato, in prossimità della Torraccia, quelle case che poi prenderanno il nome di Torrenova, ci risulta che talora, soprattutto in regime di alta marea, i "bianchetti" fossero tanto numerosi da "tappare" la foce del fosso (?!). In realtà queste forme postlarvali di clupeidi nei mesi primaverili, dopo una rapida crescita che li porta ad una lunghezza di 3-4 cm, si addensano nella parte terminale di molti corsi d'acqua dove ancor oggi vengono pescati sia collo "staccio" (Castiglione della Pescaia) sia con rete a sollevamento con "toppa" a maglia sottile. In questa fase gli avannotti che hanno subito una rapida metamorfosi, ancora incompleta dal punto di vista cromatico, sono già facilmente riconoscibili come forme giovanili di sardina, acciuga e forse cheppia ("lustrini"). Questa pesca primaverile seppur assai circoscritta nel tempo, era fino a non molti anni or sono, assai abbondante e purtroppo, non essendo localmente in uso, come in molte marinerie meridionali, metodi di conservazione di un pescato di questo tipo, si finiva per avere una perdita di prodotto in eccesso unitamente ad un danno ambientale allora non valutabile.

Oggi la pesca dei bianchetti viene effettuata da barche particolarmente attrezzate dette "bianchettare" che operano con una rete a sacco in maglia finissima e la stagionalità del loro operare è interpretato con vasta elasticità. Per quanto riguarda il litorale di San Vincenzo il sito più battuto è, ancora una volta, lo specchio di mare antistante la spiaggia della Torraccia non lontano da dove un tempo i contadini effettuavano questa pesca da terra. Oggi in un diverso Disegno di uno staccioordine di valori questo tipo di cattura, che già in passato fu notevolmente criticata ed avversata, gode di una valutazione controversa sì che mentre alcuni la ritengono ininfluente sulla generale economia della pesca del "pesce azzurro", altri, a nostro avviso fondatamente, ritengono questa pratica lesiva non solo per le specie raccolte ma anche per la globale produttività dell'intero ecosistema. Il danno arrecato da questo prelievo massivo, che nell'odierna situazione del mare, appare totalmente irrazionale, è da vedersi e valutarsi non solo nell'impatto diretto sulle popolazioni sempre più ridotte di sardine ed acciughe ma anche nei confronti di altre specie che sempre allo stato giovanile finiscono nella rete. Si tratta in questo caso di forme giovanili dei predatori dei bianchetti come il "luccio di mare" del quale nel corso della pesca vengono raccolte notevoli quantità che ovviamente e... prudenzialmente non appaiono nel prodotto posto in vendita! Sarà poi opportuno ricordare che per tacitare le ricorrenti critiche alimentate da una rinnovata seppur talora emotiva coscienza ambientalista, spesso si è fatta volutamente confusione fra "pesca dei bianchetti" e "pesca dei rossetti" simili per metodologia ma differenti per diseguale importanza delle specie catturate.

Si è insomma cercato di gabellare bianchetti per rossetti nel tentativo di minimizzare se non addirittura negare la pesca dei primi. Ricordiamo ancora una volta che il bianchetto è un giovane clupeide caratterizzato da una sola pinna dorsale, mentre il rossetto, cosiddetto per il trasparente colore rosato (talora presente anche nel bianchetto), è un gobide di piccola taglia, praticamente un ghiozzetto pelagico, Aphia minuta (Risso) che a maturità raggiunta difficilmente supera la lunghezza di 3 cm e che è caratterizzato dalla presenza di due pinne dorsali . I "rossetti" che in genere vengono catturati ad una certa profondità (-10 -20 m) dove sono identificati mediante scandaglio, si addensano nel mese di Novembre mentre i "bianchetti" che spesso stazionano a poca distanza dalla superficie divengono oggetto di cattura nella seconda metà di Dicembre fino a tutto Gennaio.

Ci siamo ampiamente soffermati nel trattare di questa controversa attività di pesca nel convincimento che la raccolta dei bianchetti sia oltreché la fase prima anche la più critica di tutta la pesca del pesce azzurro in ambiente mediterraneo. Ad onor del vero è opportuno ricordare che nel mare di San Vincenzo, questa pesca prese campo intorno agli anni 1960-70 e mai fu praticata da equipaggi locali ma sempre e soltanto da barche livornesi e viareggine con qualche aggiunta di equipaggi meridionali che intendevano utilizzare così il tempo lasciato loro libero dal "fermopesca" imposto nelle loro marinerie. Si può anche aggiungere che il fiorire di questa lucrosa attività seguì di vari anni la fine della pesca artigianale delle acciughe e delle sardine che era ormai completo appannaggio delle grandi imbarcazioni che praticavano la pesca meccanica a circuizione. Anche se San Vincenzo rimase escluso, come vedremo, dal nuovo sistema operativo di pesca forse proprio per la mancanza di un vero e proprio porto, pure ci pare importante, non solo per motivi sentimentali, il partire proprio da qui, da questa spiaggia ormai votata al turismo, per tracciare i lineamenti di una piccola storia di una marineria di paese che con i suoi attrezzi artigianali aveva dato vita ad un' attività destinata a durare oltre un secolo ed alla quale la maggior parte degli abitanti del luogo legò la propria esistenza.

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